La memoria del pesce rosso – di Rita Marro

La memoria del pesce rosso - di Rita Marro

La scienza ci ha messo al corrente di un fatto, per me, straordinario: metti una pianta al centro di un acquario ed il pesce ogni 3 secondi la guarderà come fosse la prima volta. Si, avete capito benissimo: il pesce perde la memoria e ogni 3 secondi vede come nuova e inaspettata una cosa che conosce già da tempo.
Io ho scoperto di essere un pesce rosso, almeno in Amore.
E da che ne abbia memoria, sono un pesce rosso da sempre.

Il mio amico Alessandro mi diceva sempre: “Sei VERGINELLA INSIDE RITA” e io questa cosa proprio non la capivo. Inizialmente pensavo fosse riferito al fatto che io vergine lo ero per davvero, che proprio di buttarmi al primo che passava proprio non ce la facevo. Lui con santa pazienza mi ripeteva sempre che era una cosa più grossa e complicata di come io pensassi. Mi diceva sempre che lo ero perchè la mia buona fede ed il mio cuore mi avrebbe portato sempre a vedere il bene sempre e comunque anche dove non c’era; anche in chi non c’era, e forse ubn giorno quando avrei aperto gli occhi e chiuso il cuore, avrei avuto un brusco risveglio. E voleva preparami in qualche modo a non soffrire a non stare male, ma proprio più.
Ed io, da buon pesce rosso, imparavo la lezione ma poco dopo avevo già dimenticato: dopo una sconfitta riguardavo lo stesso campo di battaglia credendo che ci fosse la vittoria ad aspettarmi; dopo una delusione cancellavo il male e tenevo il bene, tutto era già nuovo e diverso pur essendo sostanzialmente uguale. Perchè le persone non ragionano con il cuore e la loro memoria è davvero lunga.

Avevo sempre avuto poco intuito in amore: se i ragazzi non erano disinteressati, stufi, con una ex sul comodino o semplicemente non adatti a me, non li guardavo nemmeno. E non per questo ho dato meno o ci ho creduto meno; ad ogni fine aspettavo un nuovo inizio.
Finchè è arrivato quell’inizio che stavo aspettando forse da tutta la vita. Ed è arrivato in estate, e forse già quello era un buon auspicio. Sin da piccolina tutte le estati andavo al grest a fare la animatrice, ogni anno sempre come se non lo avessi mai fatto prima, carica di attesa, di energia e di voglia di ricominciare. Era una cosa tanto mia e solo mia, non immaginavo che dal 21 giugno del 2010 sarebbe stata una cosa nostra il grest mia e tua. Tu mi hai trovato. Toly, questo il tuo nome, il ragazzo ok per tutti gli amici, quello che conoscono tutti, e che di vista dai tempi delle medie conoscevo anche io. Tra scherzi e risate ti sei presentato con un bellissimo ed enorme mazzo di fiori e ti sei dichiarato. Io nemmeno pensavo di poterti piacere, manco ti guardavo, ma tu, si tu, mi vedevi per davvero. E da quel momento io ancora non sapevo saresti diventato il castello decorativo del mio acquario, il centro della mia vita, il senso del mio vagare e del mio ostinarmi a vedere le cose in modo sempre nuovo ed unico. Il pesciolino Rita, dopo aver vagato attorno a cosa sbagliate aveva dirottato la sua orbita rotante attorno a te, e si era legata a te ancora prima di saperlo, ancora prima che il no alla tua dichiarazione si tramutasse in un si da parte mia dopo vari mesi.

Avevo in testa ancora il passato e tu lo hai spazzato via. Hai aperto il mio cuore, lo hai dissetato e gli hai mostrato la fonte inesauribile della nostra vita: L’AMORE.
non c’è stato un solo giorno banale da quando sei comparso nella mia vita, mai un giorno infelice! la vita sembrava davvero scorrere dentro di me ed era sempre come se la potessi toccare cullare felice. Ho iniziato a splendere non di riflesso ma di luce NOSTRA.
E giorno dopo giorno mi sono ritrovata in una bella bolla dorata: eccomi pesciolina rossa che ti guarda davvero ogni 3 secondi come se non ti avessi mai visto, come se non avessi mai visto niente di così bello, come se guardandoti mi sembrassi vero e non solo frutto della mia immaginazione.
Ti giravo intorno, ti guardavo come la prima volta, SEMPRE. E come potevo fare diversamente? avevi la faccia dell’amore, il sorriso dell’arcobaleno, le mani delle nuvole, il calore del sole, il sorriso degli angeli, eri forza e dolcezza in una volta sola, eri la natura e tutta la sua forza. Tu eri e sei (perchè mica sei morto) bello da fare paura, paura che la felicità fosse così semplice da lasciare senza parole e senza pensieri.

Dentro di te e di noi mi ci sono persa e persa in uno stato di estasi. Ci guardavo e pensavo che mica eravamo come gli altri: io Gea e tu Urano e nel mezzo tutto il creato, era la nostra unione che dava vita all’orizzonte a cui tutti guardano, a quel luogo del tempo e dello spazio dove non esistono confini, dove ti ci perdi e non vorresti smettere mai… e sai perchè? perchè l’orizzonte non ha fine e non sai nemmeno dove si trova il principio. Esattamente uguale all’acqua che prende ogni forma e non sai mai la sua vera consistenza, e non la puoi stringere forte ma sai che c’è.
Sei stato il mio primo uomo, la mia prima volta, in tutti i sensi, quella mentale si ma anche la mia prima volta fisica. Chè l’amore l’ho fatto solo con te, i make love come dicono gli inglesi, sempre e solo con te.

Era un viaggio bellissimo, il primo viaggio ogni giorno; ogni giorno partivamo me e te e ci addormentavamo NOI. Cosa poteva essere più bello?
il sole lo avevo dentro ed eri tu a regalarmelo per il semplice fatto di esistere e di esistere in me e con me.
Mi hai condotto in ogni luogo nascosto del mio essere e me lo hai fatto amare, e ho amato ogni singola parte di te anche quella più spigolosa.
Non era semplice retorica, era vita vissuta e amore scambiato e donato per riceverne di più e sempre nuovo, sempre come se non fosse mai successo, come se ogni parte del tuo corpo e della tua mente fosse capitata nella mia vita da un secondo e quello dopo avrei potuto perderla.
E allora ho capito! Sono davvero un pesce rosso! Sono davvero quella che, nonostante i buoni consigli, viveva sempre come la prima e forse l’ultima volta averti accanto. Avevo capito tutto solo dopo non avere capito più niente.

Ero una tossica (forse lo sono?) e avevo la memoria corta; volevo aumentare la dose di te perchè tu non mi uccidevi, tu eri ossigeno per vivere, la mia dose di vita quotidiana, e anche se avessi finito con l’uccidermi non avrei comunque smesso perchè di fronte all’amore non si può avere paura, alla fine decide sempre lui dove portarti.
Che poi io non so amare fino ad un certo punto, amo sempre fino all’estremo e difficilmente accetto le mezze misure.
Tu mi hai insegnato il potere della tenerezza, il senso della misura e il valore della libertà, che l’amore è vero solo se si è liberi di amare altrimenti è un comando. Mi hai mostrato e dato fiducia e sincerità. Mi hai mostrato la profondità dei sentimenti e l’amore quello disinteressato.
Solo non sapevo, non potevo immaginare che tu non eri un pesce rosso: eravamo di due specie diverse. Tu vedevi tante cose, tu sapevi tenere il conto degli errori, il conto delle volte che avevamo visto un film, serbavi dentro te il ricordo delle mie sfuriate e conoscevi benissimo tutti i miei limiti, e tu forse iniziavi a stancarti. Tu iniziavi a vedere più in là di noi. Vedevi il futuro mentre per me il futuro era ieri,oggi o domani purchè fossimo insieme, purchè ci fossi tu con me, altrimenti era un acquario senza luce, nè acqua ne cibo, era un involucro vuoto senza utilità. Un mare ignoto troppo grande e scuro e immenso da navigare con le mie sole forze.

Te ne sei andato via appena dopo Natale e di te mi è rimasto tutto e niente. Di me di preciso non so cosa sia rimasto, forse solo le macerie di un castello che ho curato con perseveranza e che ho amato fino a diventarne una parte.
Tu sei già alla prossima tappa, tu che non ti fermi mai e che hai già qualcuno che dici di amare, Lei che non avevo mai visto, lei che mi faceva paura e che alla fine ha vinto e ti ha portato via, lontano da me.
Che io lo so perchè ci si innamora di te, tu che hai il potere di fare sentire al primo giorno del primo mese del primo amore sempre, tu che hai il potere di essere sempre l’inizio più bello di tutti.

E domani ti dovrò rileggere e rivedere nelle pieghe del mio viso e mi ci vorrà ancora un po’ prima di ricordare che non sto sognando e che tu non sei il mio inizio ma la mia fine. Continuerò a girarti intorno e continuerai a girarmi dentro; continuerò a sapere la verità ma ogni giorno la guarderò in faccia come se fosse la prima volta. Tu non ci sei e stanca di vagare fra mille pensieri chiuderò gli occhi e dormirò, non ti vedrò per qualche ora.
Domani ogni secondo farò i conti con la tua assenza e sarà comunque come fosse il giorno in cui sei arrivato per la prima volta, e allo stesso tempo sarà come il giorno in cui te ne sei andato per la prima e ultima volta.

Sono costretta ad un oblio forzato che però funziona solo da un lato: dimentico ogni 3 secondi che sei andato via, ma per tutta la vita che sto vivendo non riesco a dimenticare che ci sei stato. E non saprò dire per quanto ci sarai, ma adesso mi faccio un altro giro attorno al mio castello di pensieri, fra poco la vita vera mi sfonderà la porta e mi riporterà in un mondo che per me non ha senso perché tu non ne fai parte. E allora ciao, a domani che il mio giro di boa comincia da capo, per la prima volta.

 

Rita Marro

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