La fille et le garçon – Racconto di Giulia Proietti

La fille et le garcon

L’aria condizionata iniziava a farsi sentire creando un cerchio alla testa del povero Andrea. Erano ormai sei ore che stava visitando il museo più importante di Parigi. Tutti i turisti recatesi in quella città lo avevano visto, forse come prima tappa, e, invece, lui, che a nella capitale francese viveva da ormai sei anni, non c’era mai stato. Seppur quasi orario di chiusura vi erano ancora tanti, troppi visitatori nel padiglione “Sully” ( nome che a lui faceva venir in mente una battutta un po’ volgare tratta da un video spoletino, sua terra d'origine). Nella sua testa persisteva una fastidiosa canzone dalla melodia spagnoleggiante, tormentone di quell'estate, ascoltata quella mattina alla radio. Ormai stufo di quell’ambiente, si avviò verso gli ascensori più vicini, poiché sarebbe stato da pazzi prendere le scale con quel caldo. All’uscita una gentile guida gli ricordò che con l’ingresso al museo avrebbe avuto anche l’accesso gratuito alla casa, nonché atelier, dove il celebre artista romantico Delacroix visse per gli ultimi anni della sua vita. Ma Andrea, ormai, era già fuori da ogni luogo e assente da ogni situazione con la sua mente. Si concesse qualche secondo per ammirare nuovamente la piramide per poi dirigersi verso la fermata della Metro più vicina. Trovarle era sempre un’impresa a causa delle loro insegne in stile Art Noveau, ma una volta inoltratesi in quel dedalo di gallerie sotterranee era abbastanza semplice orientarsi. Il prossimo treno sarebbe passato solo dopo cinque minuti. 'Il tempo giusto per fare un incontro interessante; pensò Andrea, ridendo dentro di sé per la sua stupida idea. Non fece in tempo a finire questi pensieri che una ragazza, abbastanza bassina, d'una ventina d’anni circa gli venne incontro scusandosi mille volte nelle tre lingue che conosceva. Lingue che il biondo conosceva bene: una la sua lingua madre, una la lingua internazionale e l’ultima la lingua che parlava nell’esagono. Non riuscì a borbottare una risposta di senso compiuto che la moretta era già sfuggita dalla sua vista per intrufolarsi in un vagone. Anche il treno del trentenne era ormai giunto alla sua fermata, ma una volta accortosi che alla fille era caduto un BD, il quale per pura coincidenza era il preferito di entrambi, Andrea in uno scatto lesto si catapultò nell’altro treno, giusto in tempo prima che le porte si chiudessero e che questo ripartisse. Con lo sguardo cercò in lungo e largo la persona che in soli cinque minuti aveva sconvolti completamente i piani della sua giornata. Quando la trovò si fece largo con gomitate e 'mi scusi' per tutto il vagone, fino al raggiungimento del suo obbiettivo. Rimase incantato a guardare i suoi capelli fino alle spalle, il volto incorniciato da numerose lentiggini e l'espressione stanca mentre ascoltava della musica, tenuta a volume così alto che le garçon risucì a riconoscere le note di “Formidable” di Stromae. Dopo essersi riavuto dalla sua momentanea fase di trans, bussò con un leggero colpetto sulla spalla della ventenne per attirare la sua attenzione e, una volta avuta quest'ultima, le ridiede il suo fumetto complimentandosi per i suoi gusti:
-J’ai trouvé votre BD dans la métro, petite fille.
-Merci, garçon.
Non riuscì a passare un solo secondo che il treno si fermò e la giovane donna scese. Andrea rimase a guardare il punto dove si trovava pochi secondi prima per molto tempo, prima di riprendersi e considerare quello come uno dei soliti incontri estivi, i quali avevano il compito di illudere le persone, anche se per soli pochi minuti.

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