La ciambella della mamma – di Anna Mannara

Il primo era andato. Poi il secondo, il terzo, il quarto, il quinto. L’uno sull’altro, in un eccezionale equilibrio evidentemente precario, avevano creato la “montagnetta” perfetta per iniziare l’impasto.
Eh sì, perché la mamma non si era mai convertita a quegli strani aggeggi moderni simili a navicelle spaziali piombate sulla terra al fine di ingurgitare farine, zuccheri, sciroppi o qualsivoglia altro materiale commestibile per poi restituirlo sottoforma di cremine o pappette pronte a essere infornate così meccanicamente, come se il tutto fosse il risultato di una catena di montaggio.

In realtà la mamma non era solita utilizzare neppure una bilancia. Bastava un bicchiere di carta per le dosi degli ingredienti, un cucchiaio di legno abbastanza lungo per girare l’impasto, un po’ di forza nelle braccia per rendere il tutto perfetto e i suoi occhi…occhi per verificare che il composto stesse assumendo l’aspetto giusto; occhi per godersi sua figlia guardare con lo stesso stupore di bambina i singoli ingredienti diventare un unico armonico; occhi per trasmettere ad una semplice ciambella tutto l’amore di cui ha bisogno per diventare “la” ciambella.
Erano quasi trent’anni che quel rituale si ripeteva sempre uguale.

Tutto era al suo posto. Le tendine finemente ricamate erano appena scostate alla finestra della cucina. Il piccolo tavolo di legno quasi sempre affollato da coppe e coppette di frutta, canovacci colorati e presine imbottite era stato sgombrato per dare spazio a barattoli di zucchero e farina, al pentolino col burro appena sciolto e alla mitica tortiera con il buco nel mezzo ormai non più regolare sui bordi, fedele compagna e amica della mamma sin dall’inizio del suo longevo matrimonio.
“Mamma ma perché non proviamo ad usare una nuova teglia, magari con la cerniera intorno, così poi verrebbe fuori sicuramente più bella!”
Lo sguardo amorevole della mamma, intenta ad impastare farina, zucchero, lievito e sale, si spostò impercettibilmente dal composto al viso di Angelica, ipnotizzata dal movimento ritmico, sicuro, ma allo stesso tempo delicato delle sue mani.

“Angelica! Angelica! Ma quante volte devo dirtelo? La bontà di un dolce non dipende solo da quello che vedono gli occhi ma da ciò che arriva ai tuoi sensi quando apri la bocca e cominci ad assaporarlo. La mia vecchia casseruola è un punto fermo, so che non mi tradirà mai! Là dentro scorre un pezzo della storia di questa casa, della nostra famiglia, di me e persino di te! E’ un po’ come se fosse l’involucro di un sogno che pian piano si materializza, cresce, prende forma. Uno scrigno che lo contiene e lo abbraccia, gli dà un’identità e lo fa essere diverso da tutti gli altri”.
Il profumo della vaniglia aveva invaso tutta la stanza e come sempre aveva regalato ad Angelica la sensazione di essere stata trasportata in un mondo parallelo. Profumo dolce di aroma e d’infanzia che disegna una leggera curva di sorriso sulle labbra e apre il cuore.
“Sì ma forse con una di quelle teglie ultra moderne diventerebbe oltre che più bella anche più semplice da tirar fuori!”, ad Angelica era sembrata un’osservazione più che sensata.

Anche questa volta gli occhi della mamma rotearono birichini verso sua figlia che continuava ad osservare ammaliata il colore dell’impasto cambiare in un giallo più marcato con l’aggiunta delle uova e del burro. Nella mamma occhi e voce erano fatti di una stessa sostanza rara quanto preziosa che la portò a rispondere: “E da quando in qua la via più semplice è anche la migliore?”
Già! Da quando in qua lo era? Si chiese Angelica. Non era forse lei una paladina dell’impegno e della determinazione nel lavoro come negli affetti? Non era sempre lei del resto a dire che le cose se si devono fare, si fanno bene e basta!
Quanto si sentiva simile a sua madre in quell’istante. E quanta vita passa in un momento come quello di assoluta banalità agli occhi dei più ma di grande intimità e dolcezza per lei e, ne era sicura, anche per sua madre?
Angelica osservava il latte scorrere dal brick alla coppa per completare il composto. Il cucchiaio di legno avrebbe ultimato l’opera che le sapienti mani della mamma stavano già trasferendo nella ciambelliera imburrata e infarinata, in modo assolutamente pulito, naturale.
Il bell’impasto sembrava una piccola cascata docilmente addomesticata dai movimenti circolari della mamma che l’aveva così appianata e levigata.
“E ora il tocco finale!” La sua mano prese dal barattolo una manciata generosa di zucchero. Era quello il momento che Angelica preferiva su tutti. I granelli bianchi e raffinati cadevano copiosi come fiocchi di neve delicati e dolci sull’impasto soffice senza fare rumore, occupando ciascuno il posto che il destino gli aveva riservato.

“Questa è la cosa che mi piace di più, mamma! Sei l’unica che non usa lo zucchero a velo per guarnire, mettendoci direttamente quello in grani a caramellare!” Il sorriso della ragazza pregustava il momento in cui avrebbe assaporato quella delizia: gioia per il palato, meraviglia per lo spirito.
In men che non si dica il forno stava già compiendo la sua opera fondamentale di cottura emanando dall’ interno quell’inconfondibile aroma ammaliante di dolce che colpisce i sensi e rischiara il cuore.
L’attesa diventava esso stesso un momento di piacere nella prospettiva dell’assaggio futuro.

Ai familiari rumori di barattoli richiusi, cucchiai sciacquati e involucri accartocciati qua e là che fanno della cucina il regno delle piccole cose, si aggiunse un’ultima domanda di Angelica: “Mamma, davvero, perché la rifinisci sempre con lo zucchero?” “Semplicemente perché a me piace di più! Vedi Angelica, lo zucchero in cottura si indurisce, a volte diventa ambrato e crea una leggera crosticina che fa la differenza. Puoi decidere di scartarla e passare subito al morbido interno oppure puoi avere il coraggio di romperla e allora…il gusto cambia totalmente e regala ad ogni boccone un sapore sempre diverso. Se ci pensi, è un po’ come la vita: puoi decidere di rompere gli schemi ed osare per assaporare le molteplici sfumature che te la possono rendere sempre unica e diversa, oppure puoi pensare di utilizzare il metodo dello zucchero a velo che rende i dolci sicuramente più belli ma terribilmente simili e banali. Io ho scelto tanti anni fa che direzione prendere e un giorno capirai anche tu se vuoi essere zucchero o zucchero a velo!”
Così dicendo, alzò lo sguardo e sorrise ad Angelica che ricambiava come il riflesso di uno specchio le sue emozioni. Entrambe guardavano l’una nel profondo dell’altra provando una tenue sensazione di riconoscimento e bellezza…la bellezza della trasparenza, la bellezza della semplicità, la bellezza delle anime simili.

Il profumo della ciambella ormai cotta si diffondeva per tutta la casa. Era tempo di estrarla dalla vecchia ciambelliera così la mamma, con colpo da maestro ben collaudato, la depose delicatamente sul suo vassoio bianco smerlettato.
Qualche briciola di zucchero brunito venne giù completando allegramente il piatto.
Quando finalmente il primo pezzo di una fetta golosa fu nella sua bocca, Angelica, chiudendo gli occhi, semplicemente pensò: “Ecco! E’ proprio lei!”

Anna Mannara

 

 

 

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