(In)croci – racconto di Pasqualina Moro

(In)croci - racconto di Pasqualina Moro

Le scoppiava il cuore e il cervello di madre rifiutava la realtà, correva verso l’incrocio assassino.
Era in casa, da sola, quando le era squillato il cellulare. Luca. Finalmente si era deciso a chiamare.
“si può sapere dove sei?” comincia subito a inveire “è un’ora che ti aspetto.”
Non capisce nulla di quanto le dice. E, a sentirla bene, non è neanche la voce di suo figlio.
“che ci fa un estraneo con il cellulare di Luca?” E’ l’unica cosa che riesce a pensare.
Si costringe ad ascoltare quella voce sconosciuta e odiosa che le parla di un terribile incidente.
“ma che tipo di incidente, e poi, l’incidente di chi?” chiede spazientita.
“immagino che si tratti di suo figlio, un ragazzo in motorino che aveva in tasca questo cellulare” continua a gracchiare senza pietà.
“mi faccia parlare con lui, dove si trova mio figlio?” adesso urlava senza ritegno, non aveva mai potuto sopportare gli stupidi scherzi.
“signora, venga subito all’incrocio Garibaldi.”

Era uscita senza neanche prendere la giacca, giusto al volo le chiavi della macchina. Quella maledetta voce aveva parlato dell’incrocio Garibaldi che distava almeno tre chilometri. Ci sarebbero voluti sì e no due minuti con la panda. Se solo il traffico glielo avesse permesso! Cominciò a suonare il clacson ma, nessuno si sognava di farla passare, era tutto bloccato. Abbassò il finestrino e chiese a un vigile se ci fosse la possibilità di andare avanti.
“no signora, non si può passare” rispose alzando le braccia “ pare ci sia stato un grave incidente.”
Il cuore le scoppiava mentre correva a piedi lungo il marciapiede, superando un’infinità di macchine ferme, in coda. Doveva raggiungere l’incrocio Garibaldi. Quel maledetto incrocio, che nella sua testa, cominciava ad assumere le sembianze di uno spietato assassino. Doveva sbrigarsi e arrivare in tempo a impedirgli di portare a termine il suo disegno criminale.

 

 

Alessandra Tonelli

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