Il tempo di oggi – racconto di Marta Martini

Il tempo di oggi - racconto di Marta Martini

Sono il tempo di oggi: belligerante contro il mio ego.
Talvolta agghindare col sole il tetto a cui gli umani levano speranzosi sguardi, non si presta ad essere semplice azione. Sulla sinistra, nel cielo, i lampi superbi si scagliano sulla porta-tramite col mondo. Giaccio a terra e li guardo calpestarmi, nella loro corsa verso la fuoriuscita che impedivo. Chiudo gli occhi ed è nebbia, tra gli uomini. Mi dico che è finita, sbagliando, mentre li vedo tornare. Sanno, ormai, che sarebbe inutile coinvolgere tale indifferente folla in quella tempesta rivolta a me.

Il mondo si lamenta per l’insufficiente visibilità. È tipico degli umani non badare al numeno celato dietro ad un fenomeno svantaggioso per sé. Sono osservatori di copertine appartenenti a libri di cui ignorano persino il titolo; ma credono di sapere.
Violenza su violenza, le mie lacrime bagnano prati e città, quotidianità e Vita, senza che me ne accorga. Tocco il mio viso bagnato e, consapevole, mi volto di scatto a guardarli. I succubi della mia inevitabile pioggia son punti di una scala cromatica dettata dalle reazioni. Così scorrono i bianchi, arrabbiati con il meteo ostacolante la propria superficiale frenesia, accompagnata dalla bianca valigia da lavoro contenente dovere e freddezza in materia di cuore. Corrono tra le strade dove i grigi piangono, provando empatia nei miei confronti. Ballano, i neri, con le braccia aperte ed il capo levato. Ballano avendo imparato,dopo le frequenti piogge, ad interpretarle come coriandoli d’acqua di una festa.

Il vento della ragione mi asciuga le lacrime, le contiene nelle nuvole dando spazio a quel sole che la spira,compassionevole,aveva appeso per me. Vedo il sorriso tra i punti,per la mia concessione… seppur questa non mi rispecchi.
Così, dunque, accade che, non riuscendo il mio io a bollire senza esplodere, la materia venga ad essere schiava della mia altalena diurna… La quale lascia il posto alla quiete del canto stellare, che oscura i segni continuamente infieriti dai lampi.

 

Marta Martini

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