Il cerchio – Racconto di Giuseppe Pugliese

 

 

Non giocava a pallavolo.
Piuttosto respingeva la palla lontano da sé con un malcelato moto di fastidio.
Ma faceva parte di un cerchio.
E un cerchio è perfetto, completo, solo nella sua intierezza.
Se uno dei suoi raggi si piega o si spezza è l’insieme che ne risente, alterandone profondamente la natura.
Ma a lei sembrava non importare nulla di tutto ciò.
L’altra veleggiava verso improbabili coste lontane su un materassino giallo fluorescente.
Cordonata, o forse meglio circondata, da placidi gabbiani. Che, quatti quatti, le si avvicinavano con fare fintamente indolente. Pronti a piluccarne le carni al suo sonno. Speranzosi di un lauto pasto.
Sotto gli ombrelloni le belle da marito e quelle momentaneamente senza marito titillavano tasti di cellulari dalle suonerie sempre più improbabili.
Entrambe sognavano.
Le une l’invasione, le altre l’evasione.
Giovani coppie di fidanzati si scambiavano effusioni più o meno languide e plateali sul bagnasciuga o distese su colorati asciugami sulla battigia, appena un po’ più in là.
Sotto l’ombrellone ci si perdeva in chiacchiere, si risolveva La Settimana Enigmistica o si ascoltava musica. Si leggevano le peggiori riviste e gli ultimi best seller usciti, ci si scontrava in interminabili partite a carte.
Il venditore di cocco ripeteva la sua litania.
Quello di perline, rigorosamente indiano, si intratteneva per ore seduto sulla sabbia accanto alle signore che non mancavano mai di accorrere al suo richiamo da sirena.
La massaggiatrice cinese non era poi così ben vista. Non andava più tanto di moda.
L’altoparlante annunciava pasta al forno con le melanzane e roastbeef con patatine fritte quale piatti del giorno.
Passaggi di pallone si alternavano a subitanee rovesciate o a tiri violenti che un improvvisato portiere tra due canne in acqua provava a respingere al mittente.
Il tic toc di palline che rimbalzavano sulle racchette si contendeva applausi e risate di scherno da parte degli amici dei duellanti.
Bambini si rincorrevano tirandosi la sabbia l’un l’altro. Sino all’inevitabile pianto di quello colpito nell’occhio.
Genitori premurosi costruivano castelli di sempre più complessa ingegneria. Più per il loro piacere che di quello dei propri bimbi che, infatti, guardavano annoiati e dopo un po’ dirigevano le loro colorate palette in altra direzione.
Barche di varia natura e dimensione ormeggiavano poco distanti. Sicuramente poco rispettose dei limiti imposti alla loro chiassosa e cafona presenza.
I pochi pedalò rimasti venivano presi d’assalto. Ma per farci cosa in quella costa piatta e quasi senza insenature?
Venivano tirati fuori da capienti borse frigo i più improbabili panini possibili al mondo.
Poi qualcuno partiva diretto al baretto in cima alla spiaggia per gelato e caffé.
E’ un’estate italiana.
Un’estate favolosa, la solita del resto.

Giuseppe Pugliese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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