Il Cammino nel Buio – racconto di Fil D’Avino

Il Cammino nel Buio - racconto di Fil D’Avino

Cammino l’angoscia sale il buio è sempre più pesto, sto andando al rifugio i posti sono pochi la strada è lunga e incerta è da troppo tempo che sono nel tunnel non c’è luce non vedo, l’uscita è lontana e se non c’è? Ho bisogno della Luce che mi guidi, troppi bivi imboccati erano sbagliati. Non posso più tornare indietro quello che ho davanti è una strada piena di burroni devo camminare piano ogni passo è importante. Lungo il viaggio posso chiamare degli amici, loro possono guidarmi sono parte della Luce, possono concedermi la luce necessaria per imboccare il bivio giusto, solo così posso non cadere e raggiungere il rifugio. Se cado ora non potrò più tornare.

Corro, prima che il buio possa riprendermi mi sono fermata a riflettere, ma lui è forte mi attanaglia il cervello insinua il dubbio mi spinge alla scelta sbagliata. Rifletto mi sembra il giusto cammino, ma non mi sono accorta che sono sulla strada sbagliata sono convinta di seguire la Luce e credo di essere migliore degli altri di non giudicare, di non sentenziare, di non condannare, quasi salgo sul podio prendo gli applausi cammino spedita e veloce sono nel posto giusto, sulla strada giusta sono felice presto arriverò al rifugio. Quando all’improvviso mi è parso di udire qualcosa che ha cercato di attirare la mia attenzione è qualcosa di leggero impercettibile, mi ha spinto a fermarmi, mi ha creato un disagio indescrivibile, indefinibile, forte.

Qualcosa non va qualcuno mi sta chiamando con tutte le sue forze mi fermo e ascolto. Sono sul sentiero sbagliato c’è il buio totale intorno a me, mura spesse e scivolose mi si stringono attorno spingo cerco di passare cado sono sporca e sola. Cado riapro gli occhi sono a terra non posso muovermi un grosso peso mi blocca, devo rimuoverlo disintegrarlo ogni sforzo è vano, ho la brutta sensazione che è da molto ormai che mi trovo qui inerme e in pericolo posso cadere sempre più giù. Cerco di chiamare i miei amici, ma i miei pensieri sono bloccati, la speranza di farcela è molto debole. Vedo chiaramente la faccia del buio che mi fissa mi annebbia i pensieri, mi elimina i ricordi di tutto ciò che è luce, cerca di svuotarmi l’anima per spegnere la fede nella luce. Devo ricordare la mia matrice poichè è lì che è impressa la mia luce, è da li che devo partire devo ritrovare la matrice primordiale.

Quella che mi è stata donata quando sono venuta alla luce dalla luce. Uso questa mia convinzione per dare forza alla mia volontà, libero la mente resto in ascolto cristallizzata in un attimo di disconnessione dal buio, se riesco mi troverò in uno spazio nullo li posso riprendere le mie forze perché non c’è più peso, non c’è oppressione ho il potere di un contatto con i miei amici che mi indicano la via. Una lunga scia di luce bianca mi ha indicato la via d’uscita. Devo camminare, devo ripartire, devo percorrere la fine del tunnel per raggiungere il mare e iniziare il nuovo viaggio. Questa volta il cammino è quello certo.

Fil D’Avino

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