Il buio nella stanza – racconto di Maurizio Boccafogli

Il buio nella stanza - racconto di Maurizio Boccafogli

Era un sabato
Nella casa la giornata era trascorsa nella normalità. Tutti si erano impegnati nelle loro faccende quotidiane.
Alla mattina l’uomo era andato al lavoro, i due figli erano andati a scuola, mentre la donna era rimasta a casa per le solite faccende. Come spesso accade che il sabato pomeriggio è dedicato alle attività di libero svago, i figli si erano incontrati con i loro amici, l’uomo aveva riordinato il garage e si era dedicato ai suoi hobby personali, mentre la donna, approfittando dei saldi di fine stagione, aveva preferito fare lo shopping nel nuovo centro commerciale. Tra le varie cose aveva acquistato ciabatte nuove per tutta la famiglia. Era stata una buona occasione. Erano ciabatte di buona marca ad un prezzo conveniente, poi alla sera si erano ritrovati tutti insieme.

Il vociare di quattro persone, assieme agli altri soliti rumori abituali, avevano riempito la casa di suoni rendendola vivace ed allegra.
Ad un’ora prima del solito i figli si sono ritirati nelle loro camere, dovevano riposarsi per il giorno dopo quando si sarebbero alzati presto per partecipare alla maratona cittadina.
L’uomo e la donna si sono attardati per guardare un poco la televisione, poi, prima di andare a coricarsi, hanno fatto il giro delle finestre assicurandosi che fossero ben chiuse, per impedire che al mattino non filtrasse la luce del giorno prima di essersi ben svegliati.
Da quel momento il silenzio ed il buio si sono impadroniti della casa.

Per tutto il giorno aveva aspettato quel momento per uscire dalla sua tana dove si era nascosto. Era una piccola apertura formatasi tra lo stipite della porta della stanza da bagno e il battiscopa che, assorbendo l’umidità della stanza, si era un po’ scollato staccandosi dal muro. Nel buio più assoluto della notte, lui, si sentiva al sicuro e girava sul pavimento della stanza alla ricerca di qualche cosa da mangiare.
Purtroppo, sul pavimento della stanza da bagno non c’era niente che si potesse mangiare. Nell’armadietto, lasciato leggermente aperto, aveva fatto un rapido giro d’ispezione, ma c’erano solamente tanti tipi di sapone che la famiglia usava per lavarsi poi, detersivi di ogni genere per i vari tipi di bucato a mano o in lavatrice, qualche bottiglia di shampoo sgrassante per capelli con la forfora o del tipo per capelli secchi e balsami per curare e rallentare la caduta dei capelli; niente che si potesse mangiare. Uscito dal bagno, camminando sul pavimento e nel buio più nero, era arrivato nella cucina con la speranza di trovare qualche briciola di pane sfuggita alla scopa, quando, la sera precedente, la donna aveva sparecchiato e risistemato la cucina di casa, ma anche lì non c’era niente da mangiare. Era una donna brava che sapeva fare il suo lavoro di casalinga e sul pavimento non aveva lasciato niente che lui potesse raccogliere. Dovendo, per forza, trovare qualche cosa da mangiare, aveva allargato il suo giro ed era entrato nel soggiorno.

Per esperienza sapeva che vicino al divano, o sotto le poltrone, poteva trovare qualche pezzetto di patatina salata caduta sul tappeto. Per la famiglia era diventata un’abitudine sgranocchiare qualche saltino mentre, comodamente, la sera, guardavano la televisione e per lui spesso qualcosa rimaneva. La sua ricerca aveva finalmente avuto buon esito e anche se avesse preferito qualche cosa che assomigliava al pane si era accontentato di mangiare i resti di quegli “snack” moderni che le industrie producono perché gli uomini, pur continuando a mangiare dopo cena, possano masticare qualche cosa senza ingrassare.
Anche se non sapeva leggere le ore dell’orologio, la sua esperienza gli aveva insegnato a riconoscere quando sarebbe stato il tempo di ritornare nella tana. Lui, sapeva che avrebbe dovuto rintanarsi prima che qualcuno si fosse alzato dal letto e avesse acceso le luci di casa per cominciare una nuova giornata; ma, prima che ciò accadesse, c’era ancora tempo per fare una visita a quel piccolo ragnetto che si era istallato in alto, tra il soffitto e l’angolo di due muri che, se fosse riuscito a prendere, lo avrebbe mangiato come dessert.

Stava camminando sulla parete bianca, quando improvvisamente si accese la luce del lampadario che stava al centro del soffitto della stanza. Era successo una cosa strana, l’uomo si era alzato un’ora prima del solito. Nessuno lo aveva informato che, proprio quella mattina, gli uomini avevano deciso di alzarsi un’ora prima. Sembrava che avessero deciso di spostare le lancette dell’orologio avanti di un’ora, magari per trasformare l’ora solare in ora legale; che strani che sono gli uomini.
Quella luce, accesa improvvisamente, aveva illuminato tutta la stanza e lui si sentiva allo scoperto. Il suo colore nero, che prima lo nascondeva nel buio della notte, ora lo faceva ben visibile nel mezzo della parete bianca; se fosse stato spiritoso avrebbe pensato di sentirsi come una mosca nel latte, ma la differenza tra lui e la mosca, era che lui non sapeva volare e doveva solamente sperare che, rimanendo fermo, immobile, l’uomo non si fosse accorto di lui.

Se pur assonnato e con gli occhi ancora impiastricciati di cispe, l’uomo aveva visto quella strana piccola macchia nera ferma nella parete che, se la sera prima di andare a dormire non c’era, allora era evidente che doveva essere un lurido scarafaggio, che in qualche modo voleva condividere la sua casa senza pagare l’affitto.
L’uomo sapeva, che gli scarafaggi quando si sentono minacciati sono veloci a scappare e, se voleva ammazzare quell’intruso, non doveva permettergli di correre a nascondersi sotto qualche mobile o in una piccola fessura dove non sarebbe riuscito a prenderlo, perciò: senza fare rumore e avvicinandosi lentamente a quella macchia nera, si era tolto una ciabatta dal piede tenendola
ben salda nella mano destra, pronta per colpire quell’essere immondo.

Da quando il Padreterno ha creato gli uomini e gli scarafaggi, tra loro c’è sempre stata la guerra. Gli uomini non hanno mai sopportato di condividere le proprie case con quegl’insetti schifosi e, gli scarafaggi, hanno imparato che per non farsi schiacciare dagli uomini debbono tenersi nascosti il più possibile; si sono vestiti di nero e si muovono solamente nel buio pesto della notte. Ma, purtroppo, gli uomini sono imprevedibili, può succedere che si sveglino nella notte e si incontrino faccia a faccia con gli scarafaggi.
Lui, lo scarafaggio, sapeva che non poteva rimanere immobile tutto il giorno attaccato alla parete bianca, prima o poi sarebbe stato visto e, lentamente, come fanno le lancette dei minuti dell’orologio, piano piano, cercando di non farsi notare, aveva cominciato a scendere per andarsi a nascondere in un posto tranquillo, dove passare il resto del giorno.

L’uomo si era avvicinato, alla distanza che il suo braccio, la mano e la ciabatta sarebbero arrivati giusto a colpire l’intruso fermo sul muro.
Sapeva che se avesse sbagliato il primo colpo sicuramente non avrebbe avuta una seconda possibilità, perché la bestiaccia sarebbe corsa a nascondersi. Con il braccio alzato, pronto a prendere la mira giusta per colpire e uccidere, gli venne in mente quel detto che: ogni scarraffone è bello per la mamma sua. Anche gli scarafaggi hanno una famiglia e se il Padreterno li ha creati avrà avuto i suoi buoni motivi. Era un pensiero buono che donava molta umanità a quell’uomo e lui, lo scarafaggio, che aveva notato il braccio rimasto fermo, in alto nell’aria, sperava che l’uomo volesse rinunciare alla guerra impari che ci sarebbe stata tra loro due. Aveva cominciato a sperare di poter raggiungere un posto sicuro.
Approfittando di quella situazione di stasi, tenendo lo sguardo fisso negli occhi dell’uomo cercando di capirne le vere intenzioni, aveva leggermente accelerato la sua discesa verso il pavimento, pronto a fare uno scatto per nascondersi da qualche parte.

Non si accorse di nulla. Il gesto fu tanto rapido e veloce che non sentì nemmeno il rumore della ciabatta quando lo colpì per spiaccicarlo sulla parete.
L’uomo aveva vinto la sua guerra e ucciso il suo nemico, e di questo ne andava orgoglioso, ma pure lo scarafaggio non tutto aveva perso. Sulla parete bianca sarebbe rimasto quello che poteva considerare il suo monumento alla memoria; una macchia scura sarebbe rimasta fino alla prossima imbiancatura della parete.

 

Maurizio Boccafogli

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