Guardando le stelle – racconto di Giovanna Spera

Guardando le stelle - racconto di Giovanna Spera

“Cosa fai?” chiede Jey sedendosi accanto a me sull’erba umida.
“Guardo le stelle” rispondo tenendo lo sguardo puntato in alto.
Una leggera brezza estiva mi accarezza la pelle, risale su per il mio vestito a fiori blu e si nasconde fra i capelli.
Tutto intorno il giardino è pieno di lucciole che vagano da un cespuglio ad un altro, rendendolo quasi magico. Vorrei quasi fermare il tempo.
“E a cosa pensi?”
“Penso a lei” dico guardando negli occhi il mio migliore amico dopo che sembra passata un’eternità.

L’immagine di Caroline che mi sorride dolcemente mi viene alla mente. Lei con tutta la sua bellezza disarmante e i suoi grandi occhi blu oceano. Lei nel suo abito migliore, vestita di tutto bianco. Caroline, mia sorella.
“Mi manca” ammetto sconsolata
È la prima volta che lo ammetto davanti a qualcuno dopo il suo funerale, circa tre mesi fa. Ho pianto per tre mesi, ho distrutto metà della casa e qualche stipido piatto. Ogni cosa di lei mi manca. La sua risata, il suo profumo, i suoi capelli dorati che si incendiavano sotto il sole d’agosto, i nostri interminabili discorsi alle due di notte e la sua forza.

“Immagino il giorno in cui la rivedrò. Immagino i suoi occhi guardarmi e le sue braccia stringermi. Immagino la sensazione di pace che mi avvolgerà, è questo che mi dà la forza” butto fuori le parole una dopo l’altra, cercando di ricacciare indietro una lacrima che si affaccia dai miei occhi. Sono sempre stata io la più sentimentale delle due, quella con il cuore più fragile e ballerino, quella senza corazza, la più cedevole.
“E insomma qual’è?” chiede indicando l’alto infinito che ci guarda
Jey sa della mia fissazione delle stelle. Sa che ogni stella per me rappresenta qualcuno. Qualcuno che mi ha lasciato.
“Oh Jey, è la stella più bella di tutte, la prima stella che vedi alzando lo sguardo”

È la mia stella guida, la trovo ogni sera sopra di me, mi guarda e mi ascolta. Parlo con lei, a volte anche per ore, le racconto la giornata, della mamma che continua a chiamarmi sempre la domenica mattina e dei suoi pranzi deliziosi. Le racconto che dovrebbe essere accanto a me, a tenermi la mano e a sussurrarmi che va tutto bene, come faceva sempre.
“Oh, la vedo, è così bella Anne…”dice sottovoce abbracciandomi
Le lacrime scorrono libere dai miei occhi, mi sento terribilmente a pezzi, ma per la prima volta, anche bella.
Caroline brilla un po’ anche per me stanotte, te ne prego.

 

 

Giovanna Spera

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