Chiuso per ferie – Racconto di Francesca Tamani

Chiuso per ferie

 

“Sono gli ultimi giorni per poter prendere in prestito i vostri #libri per le #vacanze estive e poi…la Biblioteca andrà in ferie (faccina con gli occhiali da sole) ci rivediamo il 10 settembre con tante belle novità ( faccina che ammicca)”

Scorrendo col pollice la tastiera dello Smartphone rimango pietrificata. Ma come? Chiusa per più di un mese? E poi? cosa vorrebbero indicare quelle faccine ammiccanti e sorridenti? Non c’è proprio niente di divertente nel restare senza libri per più di un mese. Così dò uno sguardo all’orologio, mi sistemo velocemente, guardandomi furtivamente allo specchio, e, dopo aver ritenuto di essere abbastanza presentabile, esco. La distanza tra casa mia e la libreria non è tanta. Di solito la percorro sempre a piedi, con passo lento, assorta nei miei pensieri e nei miei maglioni abbondanti che mi coprono le dita fino alle nocche. Non ho un aspetto molto femminile. Non tengo alla mia immagine esteriore, all’“apparire”, anzi diciamo che me ne frego altamente. Mi piace passare inosservata e mescolarmi tra la gente quasi come fossi trasparente. Ha appena smesso di piovere e l’aria è leggera e fresca. Passato il temporale il sole inizia a fare capolino. Che belli i temporali estivi! Tutta questa forza della natura che si sprigiona sconquassando l’aria monotona e sferzando alberi e persone. Forse è proprio per questo che mi piacciono tanto perché vorrei anche io trovare il modo di rivoluzionare la monotonia e la piattezza della mia esistenza sempre uguale, un giorno dopo l’altro. Perché sono Giorgia, faccio l’infermiera e vivo sola. Amo smodatamente i libri che sono i miei migliori amici, luoghi di fuga, introspezione, ricerca e ho una dannata paura di volare. Ho sempre pensato che la lettura fosse l’unico sistema per poter compiere dei viaggi meravigliosi senza staccare il fondoschiena dal divano ed evitare così tutta una serie di paranoie ma, soprattutto, senza scendere a patti con le mie paure.

Sono arrivata. La “mia” biblioteca oltre che un rifugio per l’anima è anche un luogo bellissimo. Un’ imponente scalinata domina l’ingresso. Appena inizi a salirla ti senti una dama del 700, tanto che, quasi quasi, cambi portamento: petto in fuori, testa dritta, mano che sfiora elegantemente il corrimano. Sei talmente immersa nella parte che avverti persino, dietro di te, il peso dello strascico ingombrante del vestito tutto pizzi e merletti che fa apparire e scomparire i gradini uno dopo l’altro e ti figuri già in un romanzo di Henry James o tra le pagine di “Relazioni pericolose” pronta a chissà quale intrigo di passioni.

In questo mood romantico di fine secolo, entro e incontro subito Paolo, il bibliotecario, che, invece, sembra uscito da un romanzo di Harry Potter:

“Ciao Giorgia, sei venuta per fare un po’ di scorta? Dovrai prenderne molti di libri visto che per un mese.. sai…resteremo chiusi”

Io non rispondo, alzo leggermente la mano, il palmo aperto, come per dare un segnale di assenso o per intimargli di stare zitto e non ricordarmi ulteriormente che l’unico posto nel quale mi sentivo veramente felice non mi avrebbe più accolta per un mese. Una vera crudeltà privarmi del profumo di quel luogo, impedirmi di perdermi per ore a leggere i titoli dei vari volumi tra gli scaffali fantasticando delle storie in essi narrate e attardarmi, fino quasi ad essere scaraventata fuori, a rileggere per l’ennesima volta il finale di “Orgoglio e pregiudizio”.

Chi mi mette fretta non mi è mai piaciuto, avete presente cosa voglia dire dover scegliere, sotto pressione, una decina di libri che rappresenteranno la tua unica compagnia per il mese di agosto?  Mese in cui tutti partono per le ferie e tu, invece, ti rintanerai in casa perdendo i contatti con la realtà. Io di solito li scelgo in base al mio umore, allo stato d’animo di una particolare giornata o in base alla curiosità di approfondire un determinato argomento. Come faccio a sapere oggi, cioè adesso, insomma ora, quali saranno le mie esigenze future? Ad indovinare se tra dieci giorni avrò voglia di leggere “Gente di Dublino “ di Joyce o  “ 1984” di Orwell?.

Fanno presto “loro” a chiudere per ferie.

La mia vita si è gradualmente spostata verso la lettura quando ho iniziato ad avvertire che immergendomi nei libri le piccole e grandi ferite che portavo addosso si perdevano pagina dopo pagina, come un anestetico che entra lentamente in circolo nel tuo corpo. Una catalessi durante la quale emigri in un mondo parallelo, uno stadio oltre il quale non avverti più nulla. Così, visto che la cosa funzionava ho via via abbandonato la vita reale, un lavoro pesante, pochi amici e per di più non molto interessanti, una madre, una Emma Bovary contemporanea, presa dalla sua intricata vita amorosa al pari di una ingenua sedicenne all’ alba della sua carriera sentimentale, e un ex fidanzato fedifrago.

“Sai io parto per Amsterdam lunedì!” dice Paolo mentre sistema un romanzo di Calvino sullo scaffale sopra di me. Già, Amsterdam, bella città. Van Gogh, le biciclette, ricordi di una vita fa, di una gita con il Liceo durante la quale eravamo molto più interessati a fumare erba che a visitare monumenti. Potessi andarci ora, certo, sarebbe davvero emozionante, una città così moderna, vivace e giovane in cui perdersi per qualche giorno.

“ Beato te Paolo. Io ho pura di volare, forse potrei raggiungerti in bicicletta” tento un’uscita spiritosa che, però, suscita a malapena una leggera smorfia sul volto dell’uomo, il quale non prova neppure a fingere una risata data la scarsa qualità della mia battuta. Mi accartoccio sulla sedia, ributto la testa tra le pagine del libro che stavo sfogliando nel desiderio di sprofondarci dentro e sparire per sempre.

Non sono mai stata un tipo brillante, un po’ come Elinor  in “ Ragione e sentimento”, pacata, riflessiva, paziente, talvolta goffa,  ma con una tempesta dentro. Chissà se anch’io troverò mai il mio Mr F.

La libreria sta per chiudere, Paolo mi accompagna all’uscita e salutandomi mi infila tra i libri un segnalibro, uno di quelli di carta fine con sopra scritte tutte le info sulla Biblioteca: orari, indirizzo e via dicendo e mi fa l’occhiolino. Forse la mia battuta non era stata poi così orribile. Lui è un uomo che può benissimo essere definito il classico topo da biblioteca. Conosce per filo e per segno la posizione di tutti i volumi posizionati negli scaffai che custodisce come figli. E già, lui di figli non ne ha. Passa tutte le sue giornate, estete e inverno, nei suoi pantaloni a scacchi e camicia bianca camminando su e già per queste stanze polverose. Penso che a volte non si renda nemmeno conto del trascorrere dei giorni e delle stagioni, del sole e della pioggia, sempre chiuso e dedito a mantenere il silenzio, la pace e la giusta luminosità all’interno di quello che per lui, e in fondo anche per me, è un luogo di culto.

Uscita con un bel po’ di volumi sotto il braccio, mi congedo da quelle stanze con la tristezza di un militare che saluta il suo paesello prima di andare in guerra e mi dirigo verso casa. Lungo la strada noto un cartellone pubblicitario che recita:

“ Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina”

Mi sento toccata da queste parole che racchiudono e accomunano due cose, i libri e il viaggiare, che per me sono come  paradiso e inferno.

Salgo le scale, sistemo i volumi sul tavolo e, mentre compio i soliti noiosi gesti per preparami uno straccio di cena solitaria, ripenso a Paolo, ad Amsterdam, ai quadri di Van Gogh, ai tulipani.

Lo stomaco mi si chiude. Non ho fame. Accendo la Tv ma non la guardo. Non ho neppure voglia di leggere. Che strano. Prendo in mano “ I racconti di Oscar Wilde”, inizio dal primo, “ Il Principe felice” :

“Almeno lui era felice” mi lascio scappare ad alta voce.

Le righe iniziali non mi entusiasmano. Non lo finisco, mi avvalgo del secondo dei famosi “diritti del lettore” di Daniel Pennac :

“ saltare le pagine”.

Passo al racconto successivo. No Oscar Wilde stasera non fa per me. Sorteggio ad occhi chiusi Pirandello. Il genere cambia ma il risultato è il medesimo.

Primo diritto del lettore:” Non leggere affatto”.

Devo aver dormito circa 4 ore. Mi sveglio completamente rintronata. Mi alzo a fatica dal divano, a tentoni, prima appoggiandomi al bracciolo e poi sollevandomi senza molta convinzione. Appena raggiunto l’equilibrio, però, inciampo e mi ritrovo spalmata a faccia in già sul pavimento. Alzo la testa e giusto davanti a me vedo un biglietto. Sarà il segnalibro. Forse sarà caduto da qualche libro. Di solito infilo tutta la mia vita tra le pagine dei miei libri, liste della spesa, numeri telefonici, scontrini, bigliettini di auguri.  No. Non era un foglietto di carta qualsiasi. Nemmeno un segnalibro Era un biglietto aereo.

Amsterdam

Paolo

Mi alzo di scatto e inizio a realizzare. Io e lui, due entità incolore che si incrociano quotidianamente tra gesti silenziosi, lenti, attenti. Poche le parole espresse, una manciata, in confronto alle tantissime che non riescono mai ad essere pronunciate. Allora si era accorto di me! Di quella sagoma timida e inadeguata sempre alla ricerca di un libro che le dia la possibilità di sperare ancora e di trovare la chiave e la forza per riuscire a costruirsi un’esistenza un po’ più decente.

“Si prega di allacciare la cintura di sicurezza. Il tempo è buono, il volo durerà circa due ore. L’arrivo ad Amsterdam è previsto per le 14.50. Il capitano vi augura buona viaggio”

Ripongo il cellulare nella borsa e l’ultimo post che leggo su facebook sembra scritto per me:

“Un giorno la paura bussò alla porta,

il coraggio andò ad aprire

e non c’era più nessuno”  ( Goethe)

 

Guardo Paolo, prima del decollo posta un ultimo annuncio:

“ La Biblioteca è chiusa per ferie. ”

 

Francesca Tamani

 

 

 

 

 

 

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