Amorevolmente vostro – di Eleonora Tosti

Cari lettori,
essere trentacinquenne, scapolo e della vergine non è un bell’affare, soprattutto se non si hanno altri aggettivi a cui fare appello per distinguersi dall’anonimato. Io sono il vero uomo-ombra, quello che vi hanno presentato almeno dieci volte e non c’è verso che vi ricordiate; quello che alle feste si confonde con la carta da parati e, se proprio è inevitabile passarci davanti, gli si sorride con la classica espressione da circostanza, richiamando subito l’attenzione di qualcun’altro.
Il mio aspetto, assolutamente insignificante, non mi ha mai favorito nel crearmi delle amicizie. Ecco perché, fino ad oggi, non ho mai avuto nessuno a cui affidare le pene del mio cuore.
Per fortuna però esistono riviste caritatevoli come questa, che hanno il merito di riservare uno spazio considerevole alla corrispondenza di tutte quelle persone sensibili e sfortunate che hanno bisogno di raccontarsi e sentirsi in contatto con altri individui in grado di capire, poiché reduci da esperienze simili, che hanno tutte come comune denominatore la parola AMORE. Perché quella che voglio raccontarvi cari lettori è una storia di sentimenti e di passioni e anche se controversa è pur sempre la mia.
Eh sì, anche al più banale degli umani può capitare d’innamorarsi! Non sarà semplice per me parlarne…vi chiedo quindi di prestare molta attenzione a tutto ciò che sto per rivelare.
Ebbene, io lavoravo in un locale ma, per ovvie ragioni di riservatezza, non posso essere più preciso né sul dove, né sul quando e tantovale neppure sul perché…tra l’altro del tutto rilevante.
Un giorno, mentre ero intento a lucidare i bicchieri dietro il vecchio bancone d’acciaio, lei entrò. La monotona catena dei miei giorni si spezzò, come per incanto. Nell’istante in cui udii quelle risa e tra quelle la sua, mi resi conto che la mia vita non sarebbe stata più la stessa.
La sua voce sembrava provenire da altri luoghi, dove il tempo non esiste e non distrugge. Aveva in sé l’eternità e il sapore delle cose intatte. Tra le parole che danzavano fuori dalle sue labbra si potevano riconoscere canti di usignoli, risa di bambini e altre meraviglie.
Il suo potere di far vibrare nelle anime le corde di antichi sogni e di palpiti obliati risuonò per me come un miracolo. Mi commossi e fui suo perdutamente. Ci sono poi circostanze in cui capacità come questa possono riequilibrare situazioni estetiche altrimenti disastrose. In questo caso però si trattava di una aggravante estremamente seria per una bellezza prorompente, palese e già di per sé motivo di stordimento e di emozioni viscerali. Così, anche se non avesse mai aperto bocca o se io fossi stato completamente sordo, sarebbe accaduto inevitabilmente per me di innamorarmi di lei. Nessuna maledizione da quel momento in poi fu più anelata della mia, resa nutrimento di giorni solitari e testardi, assaporata in silenzio come un veleno squisito.
Passarono giorni e mesi e ogni volta che lei entrava in quel locale, circondata da uomini facoltosi ed eleganti, io relegato nel mio angolo del bancone nella mia patetica divisa, non potevo fare altro che continuare il mio lavoro e posare il mio sguardo furtivamente su di lei.
Poi cominciarono ad accadere quelle strane cose… quegli avvenimenti dei quali realizzavo l’importanza solamente dopo, come se il presente non esistesse se non per essere rimpianto. Non ricordavo mai con certezza se il mio sguardo avesse davvero oltrepassato le lunghe ciglia di lei e fosse stato corrisposto, se quel breve accenno di sorriso fosse realmente indirizzato a me. I suoi tratti m’erano talmente familiari, dopo averli accarezzati così tanto nei miei sogni, da non sapere più distinguere l’illusione dalla realtà.
Eppure a me sembrava davvero che lei si fosse accorta di miei sguardi prolungati e che li assecondasse talvolta per poi togliermi quel poco bruscamente, per una sorta di gioco crudele che mi rendeva schiavo dei suoi umori e dei suoi capricci, ma al tempo stesso mi inebriava e stordiva come mai mi era accaduto prima di allora.
Adoravo essere in balia di quella donna bellissima, perché mi aveva guardato e si era accorta di me.
Vi ho già parlato della sua voce presa in prestito agli angeli, ma vi ho già detto che era una cantante?
Una volta andai ad assistere ad un suo spettacolo, ovviamente in fondo alla sala, nell’ombra. Fui rapito e trasportato in una dimensione ultraterrena, catturato e torturato dalle sue note inafferrabili e dal piacere sublime quando diventa sofferenza.
Fu un successo. Quando gli applausi terminarono a fine serata rimasi per un po’ attonito e immobile perché riprendere il ritmo della vita reale avrebbe significato perdere quel frammento di intimità. Io mi ero smarrito in lei e non volevo fare ritorno o che il mondo riprendesse a girare ignorando del tutto i miei sentimenti.
La felicità è fatta di istanti troppo brevi e preziosi e il tempo è avido di queste emozioni e ingordo di beatitudini. Quando mi decisi ad uscire dalla sala era già trascorsa almeno un’ora. Lì fuori, con mia enorme sorpresa, trovai lei intenta a conversare con persone che non guardai affatto. Potevano essere una o mille,
non aveva alcuna importanza. I nostri sguardi si incrociarono per qualche istante, poi il suo braccio si tese nella mia direzione e sul suo viso bocciò un sorriso gentile. Le andai incontro e le presi la mano avvicinandola alle mie labbra, sfiorandole la pelle, respirando lentamente la sua essenza, il suo profumo inebriante di zucchero e stelle.
Non riuscii a dire una parola e mi allontanai in fretta, con il cuore rigonfio di gratitudine.
Per un lungo periodo dopo di allora non la vidi più giù al locale. Così una sera decisi di farle una sorpresa, tanto sapevo benissimo il suo indirizzo. Quando bussai alla porta mi riconobbe, ne sono certo, perché mi aprì. E poi… beh… perché raccontarvi dell’espressione turbata del suo viso quando la costrinsi a farmi entrare. È la parte di tutta questa storia che meno preferisco. A questo punto però sarebbe ingiusto lasciarvi sulle spine perché, sono sicuro, sarete senz’altro curiosi. Ebbene, non urlò, perché nel repertorio delle sue capacità vocali, così celesti e sublimi, l’orrore non era compreso. Spalancò gli occhi e si accasciò leggera sotto la pressione e la forza straordinaria delle mie mani intorno al collo. L’adagiai sul divano con estrema cura e delicatezza. Era così bella, sembrava appena assopita in un torpore leggero, assomigliava a Biancaneve, almeno come l’avevo sempre immaginata io fin da bambino. In preda a questa improvvisa fantasia fiabesca m’inginocchiai davanti a lei e provai a risvegliarla con un bacio. Ma non accade nulla. Ne fui contento, in fondo. Credo, che se mi aveste visto mancarle così di rispetto, si sarebbe arrabbiata e molto. Non è giusto baciare qualcuno che non può opporsi! D’un tratto udii una specie di ronzio sordo e qualcosa di morbido cominciò a strofinarsi alla mia caviglia. Era il suo gattino e aveva fame. Lo misi in tasca e lo portai via con me, altrimenti chi ne avrebbe avuto cura? Se avesse fatto una brutta fine non sarei riuscito davvero a perdonarmelo. Ora è il mio migliore amico e l’unico a conoscenza del mio segreto, oltre a voi naturalmente, almeno da oggi in poi. Peccato non abbiate una faccia alla quale appiccicare quest’epilogo e questa triste storia. Ve l’ho già detto, scoprireste che non sono affatto classico tipo da cui ci si aspetta certe cose. Infatti nessuno ha mai sospettato di me. E poi dicono che l’aspetto fisico non conta! Cercate di non fidarvi dei tipi troppo miti, riservati e piuttosto insignificanti. Ve lo dico per esperienza, credetemi. Lo suggeriscono soprattutto voi cuori solitari, persone in cerca dell’anima gemella: attenzione alle persone nelle quali vi capiterà di imbattervi! Esistono davvero quegli incontri che ti possono cambiare la vita.
Beh, io vi ho scritto per mettervi in guardia, ma più di raccontarvi questa storia … davvero non posso fare!

 

Eleonora Tosti

 

 

 

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