A spasso con Helmut – Racconto di Simona Palo

A spasso con Helmut - Racconto di Simona Palo

“Io ho scelto voi, vi ho scelto tra le persone che voglio nella mia vita, fino alla fine..ci conosciamo da più di venti anni ma io vi scelgo ancora, e vi do per scontate perché so che anche se ci saranno momenti in cui litigheremo o non ci capiremo, voi continuerete a far parte della famiglia che io ho scelto per me”.
Nel riguardare la foto che la ritraeva insieme alle amiche di sempre, Simona pensava che erano trascorsi in fondo solo pochi anni dalle parole pronunciate da Laura, durante una cena natalizia insieme a Maria Lea, detta ‘Gina’, eppure da allora molte cose erano anche cambiate, senza clamorosi annunci, in silenzio e nel trascorrere della vita di tutti i giorni.
Gina era l’amica ‘migrata’ da Forlì a Bologna per gli studi di Giurisprudenza, era diventato avvocato battendo tutte le sue fobie ed un’invincibile pessimismo che al confronto il caro Leopardi era un ‘allegrone’..
“Ora che sono laureata sono una disoccupata..Non passerò mai l’esame al primo tentativo…farò la fame tutta la vita…avessimo fatto le estetiste ora saremmo ricche invece di passare i migliori anni a studiare…”..il risultato? Esame di abilitazione alla professione forense passato subito, pratica legale compiuta con successo e, nonostante imprecazioni contro il destino lavorativo avverso, qualche anno dopo aveva aperto uno studio, insieme ad Andrea detto ‘Socci’, con cui si era, nel frattempo, anche sposata, mettendo su casa nella città delle Due Torri!
Così, scherzosamente e con il bicchiere sempre pieno perché ‘l’acqua fa la ruggine’, nel corso di quei ritrovi la novella bolognese veniva messa al corrente dalle altre due di tutte le novità del momento o dei viaggetti che organizzavano, ogni tanto, quando gli impegni di entrambe lo permettevano.
Già, in fondo avevano iniziato il solidalizio di viaggio da pochi anni, le prime gite giornaliere a Firenze con il trenino panoramico delle ‘castagne’ che percorre tutto l’Appennino partendo da Faenza ed in meno di due ore permette di arrivare nella splendida città dei Medici, di Leonardo, di Dante, di..fantastici prosciutti appesi e damigiane di Chianti!
La passione culturale e quella gastronomica le aveva presto spinte a conciliare visite agli spendidi tesori del Rinascimento, alternando gli Uffizi con una pappa al pomodoro piuttosto che una visita al David di Michelangelo da abbinare con qualche cantuccino bagnato nel vin santo..altri capolavori toscani!
Negli ultimi tempi, al contrario, visto che l’accoppiata aveva dimostrato di funzionare, le amiche avevano deciso di darsi ai viaggi ‘on the road’ e come le Thelma e Louise della Via Emilia avevano iniziato a viaggiare per agriturismi, Simon & Helmut…che stava per ‘Helmut Helzeimer’, così Simona aveva battezzato l’amica, rinomata per qualche deficit di memoria.
Laura aveva iniziato un percorso suo, un paio di anni prima era partita per un progetto a San Sebastian, nei paesi baschi, ed era tornata come rigenerata, ma la vera molla per il cambiamento, quello che ti porta a rivedere l’essenziale da perseguire nella vita, quella era arrivata con il cammino di Santiago.
“Come puoi partire da sola..sei un’incosciente, una sprovveduta.. se lo facessi io mi troverebbero a pezzi chiusa in una valigia..” erano state suppergiù le parole di ‘incoraggiamento’ di Gina, dettate dall’affetto sincero, e nel ricordarle Simona non poteva non trattenere un sorriso, perché ripensava alle sue risposte, tutte di tono molto più leggero..
“Ma dai, lascia che vada..con la fortuna che ha non le succede niente..al massimo torna incinta con un eremita conosciuto in cammino..”, con buona pace dell’amica in partenza che replicava a queste discussioni, di cui era la protagonista, e si svolgevano candidamente sotto i propri occhi con una semplice frase: “Grazie per la stima, vi voglio bene anch’io!”.
Aveva visto giusto Helmut, perché da quel viaggio percorso da sola, in un paese a lei del tutto sconosciuto, per strade impervie e con le più variabili condizioni atmosferiche ed emotive, lei era tornata fortificata, nel fisico sì, ma soprattutto dentro di sè, ed era come se avesse deciso che non sarebbe tornata indietro e che da lì doveva ripartire per dare spazio alle proprie passioni.
Si era così cimentata in vere maratone ai limiti della sopravvivenza fisica, allenandosi la mattina presto pur di arrivare a superare i propri limiti, e ce l’aveva fatta, era arrivata a mordere la medaglia vinta a Barcellona, a Roma, nel Chianti..come sono diverse persone che eppure si sentono amiche fra di loro, Simona, al contrario, al movimento in mezzo alla natura aveva sempre anteposto quello del telecomando, distesa sul divano!
“Eppure sono cambiata un po’ anch’io, nonostante la fobia degli insetti e delle scarpinate sono diventata un’amante dei week end nel verde..” pensava quel pomeriggio di riflessioni che stava trascorrendo a spulciare tra le fotografie, riordinando le raccolte dei viaggi con la compare, ed aprendo così il piccolo album contenente le foto di una breve vacanza trascorsa nella Val d’Orcia, anno 2015, che pace nuotare in una piscina circondata dalla colline, la lavanda e la vista di un bellissimo borgo!
Proprio lei aveva capito che abbandonare località turistiche più gettonate non avrebbe poi tolto nulla al suo animo trendy, poteva sempre indossare il suo costumino di paillettes dorate, con la consapevolezza che gli anni delle eterne giornate a rosolarsi al sole, in attesa di divertenti serate tra amiche in discoteca fino a tardi, beh, erano finiti ma senza troppi rimpianti, com’è naturale che sia quando si cresce e si cambia insieme.
Ora quegli anni avevano lasciato la consapevolezza di quello che veramente conta..ora prevaleva il piacere di condividere una bottiglia di vino, dopo una giornata a camminare per le colline, visitando per esempio il borgo di Bagno Vignoni, un’enorme vasca termale nella quale persino Lorenzo il Magnifico era solito immergersi, fantasticando come sempre su come sarebbe stato bello vivere in quella pace…o ancora entrare a San Quirico d’Orcia, con la musica trionfante del Gladiatore ad alto volume dal telefonino, mentre alcuni turisti stranieri scuotevano la testa nel vederle avanzare, perché lei aveva letto che in quei luoghi avevano girato le scene di Massimo Decio Meridio nei Campi Elisi!
“Già, pantaloncini e maglietta, sguardo fisso all’obiettivo mentre accarezzo un piccolo di mulo!” e di nuovo era tornata alle ore trascorse insieme ad Helmut nel piccolo borgo di Monticchiello, quando avevano trovato, al rientro in agriturismo, il loro posto auto diligentemente conservato da un asinello, giurando alla Rossella 0’Hara che ‘non avrebbe più mangiato ragù di asino!”.
Sempre insieme a questa storica compagna aveva intravisto porzioni di vite talmente diverse dalle loro, eppure così vicine, che l’avevano portata a riflettere su come spesso le nostre strade terminano con semafori agli incroci, rotonde dentro le quali nessuno è disposto a fermarsi per dare la precedenza, e spesso è il più veloce a passare per primo.
Con il tempo le due si erano venute incontro, avevano smussato le tante differenze che sarebbero sempre esistite tra loro ma che le rendevano complementari e necessaria, l’una per l’altra, avevano raggiunto accordi meticolosi su come rioganizzare delle perfette gite, nel rispetto delle preferenze di ognuna.
“Sai Gina, ho capito che facendola bere molto le viene sonno ad una certa ora ,così si addormenta e non mi costringe a tirare a far tardi, come a Barcellona..un piatto di paella valenciana ed un litro di sangria a testa nel Barrio gotico..abbiamo raggiunto a fatica il letto ma che dormita!”
“Esatto! E ‘la Saimon’, invece, il giorno dopo è salita sul MontJuic e poi si è fatta altri tre chilometri per arrivare al Parc Guell..beh, in effetti avevo barato, le avevo detto, mentre ‘schiumava’ per il caldo, che eravamo quasi arrivate!”.
Sì, come sempre al termine di ogni viaggio arrivava il resoconto a Gina di tutti gli episodi divertenti che immancabilmente capitavano…le avevano descritto i discorsi secessionisti del gestore di un b&b a Melpignano, il ‘fondamentalista salentino’ che voleva il distacco del ‘suo’ Salento dal resto della Puglia, quando erano andate a ballare la pizzica (o perlomeno avevano tentato) per la notte della Taranta.
Era tornata con i ricordi anche a quel viaggio, ora, nel ritrovarsi tra le mani la foto del tamburello acquistato alle bancarelle allestite per l’occasione, in primo piano davanti al palco del concerto ed in mezzo ad una folla esaltata..che esperienza, una volta nella vita almeno meritava di essere fatta!
Certo, ripensandoci bene, nel rimettere ordine tra i ricordi di quei giorni nella terra degli ulivi, avevano riso ancora di gusto, ma solo ora che il peggio era passato, di quella sera in cui si erano perse sulla Superstrada che porta a Leuca, con il serbatorio dell’auto a noleggio che segnalava pericolosamente la riserva, e proprio lei aveva accostato per telefonare al padre, distante ottocento chilometri, per porgli un solo ed inquietante interrogativo:”Dove ca… siamo??”.
Ed anche adesso che Gina era diventata madre di Lavinia, senza perdere il sarcasmo e la sua visione ‘noir’ delle cose, diventando per Simona anche preziosa consigliera in tema di arredamento, da quando era andata a vivere da sola dopo un anno di risparmio disperato culminato in un’insperata moltiplicazione di euro, ora che i momenti per ritrovarsi si erano, per forza di cose, un po’ diradati, cercavano sempre di non perdersi momenti di vita, perché possiamo permetterci, ogni tanto, di mettere noi stesse al primo posto del piccolo mondo che ci circonda.
In quel momento il cellulare suonò facendo apparire il nome Helmut, sulle note di “Una giornata perfetta” del comune idolo Vinicio Capossela:”Sono quasi arrivata, cinque minuti e sono lì, Gina mi ha scritto un messaggio, è arrivata insieme a Lavinia!”
“Ok, allora ci vediamo da Zondo, a tra poco..!”
Simona sapeva perfettamente che l’amica, nelle migliore delle ipotesi, non era ancora partita da Dovadola, con calma ripose i vari album di foto nel cassetto della credenza, non si vedevano da un po’ loro tre, ed ora erano diventate quattro, per la più piccola c’era ancora tempo, ma era importante farle respirare quella magia… quel sentirsi sempre a casa anche dopo mesi passati solo a parlarsi al telefono o a scambiarsi messaggi alle ore più strane, il sapere che nonostante le critiche reciproche, a volte anche crudeli, gli aspetti di una vita nuova taciuti per motivi complicati ed inconfessati, o ancora le bugie, dette a volte a fin di bene, a volte no, le offese per qualcosa che si è già dimenticato, nonostante la zona grigia che eppure fa parte dell’amicizia, questa, se vera, si consolida e non ti lascia mai.
La vita non sempre è un abito luccicante ed un tacco 12 che finita la serata si ripongono nell’armadio, molto più probabilmente è quel paio di pantaloncini comodi a fiori che ogni anno rispolveri dall’armadio, una maglietta bianca ed un paio di scarpe da ginnstica, con cui premere sul gas e partire…a spasso con Helmut.

Simona Palo

 

 

 

 

 

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