Le poesie più famose

William Shakespeare, le poesie più famose

Oggi, 23 aprile, in occasione dell'anniversario di morte di William Shakespeare, vi proponiamo le sue dieci poesie più significative
shakespeare poesie

Il bardo William Shakespeare è stato reso immortale dal suo incalcolabile apporto dato alla drammaturgia mondiale. Le sue opere teatrali più importanti vanno in scena ancor oggi, acclamate dal pubblico per lo spessore poetico e la profondità dei personaggi, estremamente moderni. Ma Shakespeare è stato anche un acclamatissimo scrittore di sonetti e celebri sono i suoi componimenti poetici. 

Le poesie più belle di Shakespeare

Ecco le poesie più belle di Shakespeare, che, a distanza di 500 anni, continuano ad affascinarci.

Sonetto 18

Dovrei paragonarti ad un giorno d’estate?

Tu sei ben più raggiante e mite:

venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio

e il corso dell’estate ha vita troppo breve:

 

talvolta troppo cocente splende l’occhio del cielo

e spesso il suo volto d’oro si rabbuia

e ogni bello talvolta da beltà si stacca,

spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.

 

Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire

né perdere possesso del bello che tu hai;

né morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,

perché al tempo contrasterai la tua eternità:

 

finché ci sarà un respiro od occhi per vedere

questi versi avranno luce e ti daranno vita.

.

Sonetto 116

Non sia mai ch’io ponga impedimenti

all’unione di anime fedeli; Amore non è Amore

se muta quando scopre un mutamento

o tende a svanire quando l’altro s’allontana.

 

Oh no! Amore è un faro sempre fisso

che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;

è la stella-guida di ogni sperduta barca,

il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.

 

Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote

dovran cadere sotto la sua curva lama;

Amore non muta in poche ore o settimane,

ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:

 

se questo è errore e mi sarà provato,

io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

.

Sonetto 66

Stanco di tutto questo, morte quieta imploro,

se vedo il pregio onesto nato senza decoro,

e felice e agghindata l’insulsa nullità,

E la fede più pura subire slealtà,

 

E l’onore dorato agli infami spacciato,

E la pura virtù trascinata a puttana,

e ciò ch’è fatto bene subire la buriana,

E la forza svilita da una storpia potenza,

 

E l’arte resa muta da chi tiene licenza

E la dotta follia mettere sotto il genio,

E l’evidenza immota spacciata per idiota,

E il bene incarcerato dal male suo capestro.

 

Stanco di tutto questo, vorrei da questo andare

Se, morto,  non dovessi il mio amore lasciare.

Sonetto 29

Talora, venuto in odio alla Fortuna e agli uomini,

io piango solitario sul mio triste abbandono,

e turbo il cielo sordo con le mie grida inani,

e contemplo me stesso, e maledico la sorte,

 

agognandomi simile a tale più ricco di speranze,

di più belle fattezze, di numerosi amici,

invidiando l’ingegno di questi, il potere di un altro,

di quel che meglio è mio maggiormente scontento;

 

di quel che più amo maggiormente scontento

ma ecco che in tali pensieri, quasi spregiando me stesso, hai detto

la tua immagine appare, e allora muto stato,

e quale lodola, al romper del giorno, si innalza

dalla terra cupa, lancio inni alle soglie del cielo:

 

poiché il ricordo del dolce tuo amore porta seco

tali ricchezze, che non vorrei scambiarle con un regno.

.

Sonetto 130

Gli occhi della mia donna non sono come il sole;

il corallo è molto più rosso delle sue labbra:

se la neve è bianca, allora perché i suoi seni sono grigi?

Se i capelli devono essere filamenti, fili neri crescono sulla sua testa

 

Ho visto rose variegate, rosse e bianche,

ma non ho visto alcuna rosa sulle sue guance;

e c’è più delizia in altri profumi

che nell’alito che il mio amore esala.

 

mi piace sentirla parlare, perché so

che la sua voce, per me, è come musica;

quando la vidi non mi sembrò una dea:

la mia donna, quando cammina, non ha grazia.

 

E nonostante ciò, il mio amore è cosi raro

come se lei fosse stata elogiata da falsi paragoni.

.

Sonetto 47

I miei occhi e il cuore son venuti a patti

ed or ciascuno all’altro il suo ben riversa:

se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,

o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,

 

gli occhi allor festeggian l’effigie del mio amore

e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;

un’altra volta gli occhi son ospiti del cuore

che a lor partecipa il suo pensier d’amore.

 

Così, per la tua immagine o per il mio amore,

anche se lontano sei sempre in me presente;

perché non puoi andare oltre i miei pensieri

e sempre io son con loro ed essi son con te;

 

o se essi dormono, in me la tua visione

desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.

.

© Riproduzione Riservata
Commenti