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poesie sulla pace

“Verrà un giorno”, la poesia di Jorge Carrera Andrade che canta la pace

Con “Verrà un giorno”, Jorge Carrera Andrade ci ha regalato versi di speranza e di pace, per immaginare un mondo senza guerre ed ingiustizie.

Le notizie sulla guerra in Ucraina diventano più gravi di minuto in minuto. I danni sono ormai incalcolabili. In questi momenti diventa sempre più importante diffondere messaggi di pace. Con “Verrà un giorno”, Jorge Carrera Andrade ci ha regalato una meravigliosa poesia che tutti dovremmo poter leggere, per ricominciare a sperare in un mondo migliore. Leggiamola insieme.

“Verrà un giorno”

Verrà un giorno più puro degli altri:
scoppierà la pace sulla terra
come un sole di cristallo.
Una luce nuova
avvolgerà le cose.
Gli uomini canteranno per le strade
ormai liberi dalla morte menzognera.
Il frumento crescerà sui resti
delle armi distrutte
e nessuno verserà
il sangue del fratello.
Il mondo apparterrà alle fonti
e alle spighe che imporranno il loro impero
di abbondanza e freschezza senza frontiere.

Versi di speranza e di pace

Lungo tutto il breve componimento, Jorge Carrera Andrade utilizza un solo tempo verbale: il futuro. È un futuro certo, che non ha esitazioni e che ci fa sentire più sicuri e leggeri mentre percorriamo i versi di questa poesia. Le immagini sono forti, ricolme di luce. La pace, un giorno, “scoppierà” (v.2), scrive il poeta. Il verbo “scoppiare” viene qui utilizzato in un’occorrenza che si contrappone a quella cui siamo abituati: è la guerra, che di solito scoppia, non la pace. La similitudine che accosta la pace al “sole di cristallo” (v.3) rivela poi quanto lo stile di Carrera Andrade sia ricco di stimoli sensoriali e di immagini evocatrici.

Nella parte centrale del componimento, il lessico positivo legato allo “scoppio” della pace si alterna a quello disforico legato alla guerra, come in una vera e propria lotta per la supremazia: gli uomini “canteranno per le strade/ormai liberi dalla morte menzognera” (vv. 6-7), “il frumento crescerà sui resti/delle armi distrutte” (vv.8-9), “nessuno verserà/il sangue del fratello” (vv.10-11), come a dire che la pace, un giorno, trionferà sulla guerra e su tutto il male di cui è impregnato il mondo.

Gli ultimi tre versi, infine, raccontano un futuro fertile, ricco di vita e bellezza: il poeta inserisce, infatti, il simbolo della fonte e quello della spiga, che rimandano alla floridità. Con “Verrà un giorno”, Jorge Carrera Andrade ci ha regalato dei versi magnifici in cui immergerci nei momenti di sconforto: sicuro, quasi perentorio, il poeta sembra voler infonderci non una semplice illusione, ma la speranza di un futuro realizzabile, splendido, in cui la traccia del male sparirà e lascerà il posto all’assoluta bellezza del mondo.

Jorge Carrera Andrade

Nato in Ecuador nel 1902, Jorge Carrera Andrade è stato uno scrittore, poeta e diplomatico sudamericano. Grazie alla sua professione, ha potuto viaggiare e visitare molti paesi del mondo. Egli è stato infatti console in Perù, Francia, Giappone e Stati Uniti, e ambasciatore in Venezuela, Gran Bretagna, Francia, Nicaragua, Belgio e Paesi Bassi.

Sin da giovane, Carrera Andrade ha coltivato la passione per la poesia. Nel 1922 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, “El estanque inefable”, in cui il romanticismo e il simbolismo francese si mescolano al modernismo con dei risultati originalissimi. Le opere successive sono caratterizzate ancora di più dalla sperimentazione e dallo sguardo avanguardista.

Definito “indofuturista”, Jorge Carrera Andrade ha cercato di trovare una dimensione espressiva del tutto nuova, in cui spunti provenienti da culture diverse fra di loro si intrecciano con una visione personale dell’uomo e del mondo. La poetica, fortemente dinamica ed evocativa, trova stimoli sempre nuovi grazie alle esperienze di vita dell’autore, che viaggiando conosce persone e mondi nuovi, e li tramuta in nuove opere da pubblicare. Oltre alle liriche, Carrera Andrade ha scritto diversi saggi, fra cui il più famoso è “La tierra sempre verde” (1955) ed un’autobiografia “El volcan y el colibri” (1970).

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