Poesia

Una poesia di Erri De Luca per chi oggi è separato dalla propria madre

A volte, basta una poesia per ritrovarsi vicini. Dedicata a tutte le mamme che si trovano lontane dai propri figli, ecco una delicatissima poesia di Erri de Luca
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Oltre a costringerci a casa, l’emergenza Coronavirus ci tiene, in molti casi, lontani dalle persone che più amiamo: dagli amici, ai fidanzati, ai nonni e genitori. Fra le persone che più ci mancano, c’è poi lei: immancabilmente, la mamma. Cantata dai poeti di ogni secolo, la mamma ha ispirato alcune delle poesie più belle della nostra letteratura. Fra queste c’è “Mamma Emilia”, una delicatissima poesia di Erri de Luca, da dedicare alle mamme che sono lontane da noi. 

Erri de Luca

Alpinista, amante della montagna, traduttore di yiddish ed ebraico antico, autista di convogli umanitari, scrittore, attivista politico, giornalista, volontario durante la guerra civile nella ex-Jugoslavia, Erri De Luca è fra gli autori più amati del panorama letterario italiano. Nel 2002 è il primo ultracinquantenne a superare una parete con grado di difficoltà 8b, alla Grotta dell’Arenauta di Sperlonga. Nel 2005 compie una spedizione sull’Himalaya con l’amica Nives Meroi, che poi narra nel libro “Sulla traccia di Nives”. 

Mamma Emilia

In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.
In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
Non il loro peso
A te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello vulcano che ci orientava il sonno.
Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.

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