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La Poesia

“Proteggetemi”, Eugenio Montale e l’intimità poetica

In occasione dell’anniversario della scomparsa di Eugenio Montale, vi proponiamo la lettura di “Proteggetemi”, un componimento che mostra il rapporto dell’autore con la fama acquisita e con la poesia, percepita come intima realtà da custodire e da cui essere a propria volta custoditi.

Il 12 settembre del 1981 ci lasciava Eugenio Montale, uno dei più grandi poeti della letteratura italiana contemporanea. Autore dapprima vicino all’Ermetismo, Montale ha saputo creare un linguaggio ed uno stile inconfondibili, capaci di trasmettere immagini e pensieri provenienti dagli angoli più imperscrutabili dell’anima.

Con “Ossi di seppia”, Eugenio Montale ha dato voce ai versi composti, ha concepito nuovi modi di fare poesia, si è spinto oltre le Colonne d’Ercole, con le sue acute metafore e gli evocativi talismani. Una poetica che è cambiata come sono cambiati i tempi vissuti dall’autore, ma in cui ha sempre abitato la scintilla unica del genio montaliano.

In occasione dell’anniversario della sua scomparsa, condividiamo con voi “Proteggetemi”, poesia racchiusa nel “Quaderno di quattro anni” in cui Montale racconta il suo rapporto con la notorietà e trasmette il senso profondo della sua poesia, intima realtà da custodire e da cui essere custoditi e protetti.

Proteggetemi di Eugenio Montale

Proteggetemi
custodi miei silenziosi
perché il sole si raffredda
e l’ultima foglia dell’alloro
era polverosa
e non servì nemmeno per la casseruola
dell’arrosto –

proteggetemi da questa pellicola
da quattro soldi
che continua a svolgersi
davanti a me
e pretende di coinvolgermi
come attore o comparsa
non prevista dal copione –

proteggetemi persino dalla vostra presenza
quasi sempre inutile
e intempestiva
proteggetemi
dalle vostre spaventose assenze –

dal vuoto che create
attorno a me
proteggetemi dalle Muse
che vidi appollaiate
o anche dimezzate a mezzo busto
per nascondersi meglio
dal mio passo di fantasma –

proteggetemi o meglio ancora
ignoratemi
quando entrerò nel loculo che ho già pagato da anni –
proteggetemi dalla fama/farsa
che mi ha introdotto nel Larousse illustrato
per scancellarmi poi
dalla nuova edizione –

proteggetemi
da chi impetra la vostra permanenza
attorno al mio catafalco –

proteggetemi con la vostra dimenticanza
se questo può servire a tenermi in piedi
poveri lari sempre chiusi nella vostra
dubbiosa identità –

proteggetemi senza che alcuno
ne sia informato
perché il sole si raffredda e chi lo sa
malvagiamente se ne rallegrao miei piccoli numi
divinità di terz’ordine scacciate
dall’etere.

Eugenio Montale

Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre 1896 da una famiglia benestante. Il padre di Eugenio è infatti proprietario di una ditta che produce prodotti chimici. L’infanzia e l’adolescenza sono segnate dalla salute precaria, che non permette al giovane di condurre la vita gioiosa e spensierata che si addice ai ragazzi della sua età.

A causa delle continue polmoniti, Eugenio Montale viene indirizzato verso gli studi tecnici, più rapidi e meno impegnativi di quelli classici. Diplomatosi in ragioneria con ottimi voti nel 1915, coltiva tuttavia la passione per la cultura umanistica studiando da autodidatta e frequentando le lezioni di filosofia della sorella Marianna, iscritta alla facoltà di Lettere e Filosofia. Intanto, la Prima Guerra Mondiale esige nuove reclute. È così che, nel 1917, Montale viene arruolato nella fanteria dopo aver svolto il servizio militare e combatte fino al 1920, quando viene congedato con il grado di tenente.

Negli anni ’20, il fascismo comincia a diffondersi in Italia. Eugenio Montale è uno dei tanti intellettuali che nel 1925 sottoscrive il “Manifesto degli intellettuali antifascisti” concepito da Benedetto Croce. Questo è un anno fondamentale nella vita del poeta: al 1925 risale, infatti, la prima pubblicazione di “Ossi di seppia”, che segna un punto di svolta nella carriera letteraria di Montale.

Nel 1927, Eugenio Montale si trasferisce a Firenze, dove collabora con importanti riviste e dirige il Gabinetto Vieusseux, incarico da cui viene allontanato nel 1938 a causa della sua riluttanza nei confronti del fascismo. Nonostante ciò, il soggiorno fiorentino è uno dei periodi più pieni e vivaci della vita di Montale, che qui compone le “Occasioni” e incontra per la prima volta Irma Brandeis e in seguito anche Drusilla Tanzi, che diventerà moglie del poeta.

Eugenio Montale si trasferisce a Milano nel 1948. Qui, comincia a collaborare con il Corriere della Sera, giornale per cui scrive critiche letterarie, reportage e articoli più generici. Montale continua a pubblicare opere in versi e in prosa, nel 1962 sposa finalmente Drusilla Tanzi, dopo 23 anni di fidanzamento.

Il matrimonio non è destinato a durare: Drusilla muore nell’ottobre del 1963, dopo un periodo di dolore e malattia. A lei è dedicata la raccolta “Xenia”. La poesia montaliana si fa più cupa, disillusa: i versi cantano il distacco dalla vita, i cambiamenti della modernità, le trasformazioni culturali. Nel 1975, il poeta viene insignito del Premio Nobel per la Letteratura “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”.

Muore il 12 settembre 1981 nella clinica San Pio X. Viene sepolto a Firenze, accanto alla moglie Drusilla.

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