Il 12 settembre del 1981 ci lasciava Eugenio Montale, uno dei più grandi poeti della letteratura italiana contemporanea. Autore dapprima vicino all’Ermetismo, Montale ha saputo creare un linguaggio ed uno stile inconfondibili, capaci di trasmettere immagini e pensieri provenienti dagli angoli più imperscrutabili dell’anima.
Con “Ossi di seppia”, Eugenio Montale ha dato voce ai versi composti, ha concepito nuovi modi di fare poesia, si è spinto oltre le Colonne d’Ercole, con le sue acute metafore e gli evocativi talismani. Una poetica che è cambiata come sono cambiati i tempi vissuti dall’autore, ma in cui ha sempre abitato la scintilla unica del genio montaliano.
In occasione dell’anniversario della sua scomparsa, condividiamo con voi “Proteggetemi”, poesia racchiusa nel “Quaderno di quattro anni” in cui Montale racconta il suo rapporto con la notorietà e trasmette il senso profondo della sua poesia, intima realtà da custodire e da cui essere custoditi e protetti.
Proteggetemi di Eugenio Montale
In questa poesia, tratta dalla produzione tarda di Eugenio Montale (caratterizzata da uno stile prosastico, ironico e disincantato), il poeta si rivolge ai propri “custodi” e ai “lari” — divinità domestiche minori e quasi impotenti — per chiedere protezione non tanto da minacce epiche, quanto dalla degradazione del quotidiano e dalla messinscena della vita moderna.
Attraverso immagini fortemente quotidiane e persino prosaiche (come la foglia d’alloro polverosa che non serve nemmeno per l’arrosto, o l’esistenza ridotta a una “pellicola da quattro soldi”), Montale esprime il profondo senso di alienazione dell’uomo contemporaneo di fronte a una realtà che percepisce come una farsa o un copione in cui è costretto a recitare. Il tono oscilla tra l’implorazione e il sarcasmo, demistificando persino le Muse della poesia tradizionale e l’illusione della fama letteraria (ironicamente ridotta a un’apparizione nel dizionario Larousse).
In definitiva, la richiesta di protezione si rivela un disperato bisogno di difesa dal vuoto esistenziale, dal “sole che si raffredda” e dall’ipocrisia sociale, risolvendosi nel desiderio paradossale di essere dimenticato o ignorato, per poter scivolare via come un “fantasma” verso il congedo definitivo della morte.
Eugenio Montale
Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre 1896 da una famiglia benestante. Il padre di Eugenio è infatti proprietario di una ditta che produce prodotti chimici. L’infanzia e l’adolescenza sono segnate dalla salute precaria, che non permette al giovane di condurre la vita gioiosa e spensierata che si addice ai ragazzi della sua età.
A causa delle continue polmoniti, Eugenio Montale viene indirizzato verso gli studi tecnici, più rapidi e meno impegnativi di quelli classici. Diplomatosi in ragioneria con ottimi voti nel 1915, coltiva tuttavia la passione per la cultura umanistica studiando da autodidatta e frequentando le lezioni di filosofia della sorella Marianna, iscritta alla facoltà di Lettere e Filosofia. Intanto, la Prima Guerra Mondiale esige nuove reclute. È così che, nel 1917, Montale viene arruolato nella fanteria dopo aver svolto il servizio militare e combatte fino al 1920, quando viene congedato con il grado di tenente.
Negli anni ’20, il fascismo comincia a diffondersi in Italia. Eugenio Montale è uno dei tanti intellettuali che nel 1925 sottoscrive il “Manifesto degli intellettuali antifascisti” concepito da Benedetto Croce. Questo è un anno fondamentale nella vita del poeta: al 1925 risale, infatti, la prima pubblicazione di “Ossi di seppia”, che segna un punto di svolta nella carriera letteraria di Montale.
Nel 1927, Eugenio Montale si trasferisce a Firenze, dove collabora con importanti riviste e dirige il Gabinetto Vieusseux, incarico da cui viene allontanato nel 1938 a causa della sua riluttanza nei confronti del fascismo. Nonostante ciò, il soggiorno fiorentino è uno dei periodi più pieni e vivaci della vita di Montale, che qui compone le “Occasioni” e incontra per la prima volta Irma Brandeis e in seguito anche Drusilla Tanzi, che diventerà moglie del poeta.
Eugenio Montale si trasferisce a Milano nel 1948. Qui, comincia a collaborare con il Corriere della Sera, giornale per cui scrive critiche letterarie, reportage e articoli più generici. Montale continua a pubblicare opere in versi e in prosa, nel 1962 sposa finalmente Drusilla Tanzi, dopo 23 anni di fidanzamento.
Il matrimonio non è destinato a durare: Drusilla muore nell’ottobre del 1963, dopo un periodo di dolore e malattia. A lei è dedicata la raccolta “Xenia”. La poesia montaliana si fa più cupa, disillusa: i versi cantano il distacco dalla vita, i cambiamenti della modernità, le trasformazioni culturali. Nel 1975, il poeta viene insignito del Premio Nobel per la Letteratura “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”.
Muore il 12 settembre 1981 nella clinica San Pio X. Viene sepolto a Firenze, accanto alla moglie Drusilla.
