Promemoria di Gianni Rodari è una poesia che parla di regole minime per stare al mondo. Regole semplici, elementari, che non hanno bisogno di essere spiegate, ma solo ricordate. In un’epoca confusa, in cui tutto sembra lecito e ogni limite viene messo in discussione, Rodari affida ai bambini una verità che gli adulti spesso dimenticano: non tutto ciò che si può fare si deve fare.
Con la sua geniale semplicità, Rodari costruisce un piccolo vademecum dell’umano. Ci sono gesti necessari alla vita, prendersi cura di sé, imparare, giocare, riposare, sognare, e ci sono comportamenti che non dovrebbero mai trovare spazio, in nessun tempo e in nessun luogo. Il messaggio non è ideologico, ma profondamente educativo: la civiltà nasce dal rispetto di alcuni confini fondamentali.
Promemoria fu pubblicata ne Il secondo libro delle filastrocche da Einaudi nel 1985. La poesia ha dato anche il titolo ad un volume illustrato per bambini dai 5 anni, accompagnato dalle illustrazioni di Guido Scarabottolo, pubblicato sempre dato stesso editore nel 2022.
La poesia del Maestro Rodari è diventata nel tempo una poesia capace di parlare a tutte le età. Non insegna cosa pensare, ma come vivere: con attenzione, misura, responsabilità verso gli altri. È una lezione che attraversa tutta l’opera di Rodari e che conserva oggi una forza sorprendente.
La speranza di una vita più giusta, più serena e più felice passa, per Rodari, da scelte quotidiane e accessibili a tutti: rispetto, cura, ascolto, generosità. Promemoria le raccoglie in pochi versi memorabili, dimostrando che l’educazione resta il primo e più potente atto di costruzione del futuro.
In occasione della partenza Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, questa filastrocca di Gianni Rodari sembra il contributo migliore che da parte nostra si possa condividere per dare senso ai valori e alle motivazioni di questa importante manifestazione, che non è solo sportiva, ma culturale e sociale.
Promemoria di Gianni Rodari
Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra
Il confine invisibile che tiene in piedi la civiltà
Promemoria è una poesia di Gianni Rodari che si rivolge ai bambini con un tono netto, quasi perentorio. Non perché voglia imporre, ma perché vuole chiarire. Ci sono cose che si possono fare e cose che non si devono fare. Un principio educativo essenziale, che oggi appare sempre più fragile, messo in crisi dall’idea diffusa che ogni desiderio possa diventare diritto e che ogni limite sia una forma di ingiustizia.
Il concetto è semplice, quasi elementare. E proprio per questo, paradossalmente, è spesso disatteso dagli adulti. Rodari affida ai più piccoli una verità che i grandi sembrano aver smarrito: la libertà non coincide con l’assenza di regole, ma con la capacità di riconoscere ciò che costruisce e ciò che distrugge.
In questa poesia l’educazione non è mai moralismo, ma responsabilità. Nei bambini risiedono ancora la purezza dello sguardo e una forma di innocenza che permette di distinguere il bene dal male senza giustificazioni sofisticate. Con il tempo, queste qualità si offuscano, sostituite da abitudini, rancori, interessi, paure. È lì che nasce la deriva.
Rodari sembra suggerire che educare all’innocenza non significhi restare ingenui, ma custodire un principio fondamentale: non tutto è lecito, non tutto è accettabile. È questa consapevolezza a impedire che l’odio, la sopraffazione e la violenza diventino il linguaggio ordinario delle relazioni umane.
Quando la poesia richiama il “non fare”, non si limita a indicare un evento estremo, ma allude a un clima più ampio: quello della battaglia permanente che attraversa il quotidiano. Basta osservare i rapporti sociali, il dibattito pubblico, la vita digitale e privata per accorgersi di quanto lo scontro, l’insulto, la violenza verbale e simbolica siano diventati prassi. La distruzione, prima di essere un fatto, è una mentalità.
Le strofe che insegnano la verità
Nelle prime due strofe, Gianni Rodari elenca ciò che si può, e si deve, fare. Non grandi imprese, ma gesti fondamentali, legati alla vita di ogni giorno.
Di giorno: lavarsi, studiare, giocare. Tre azioni che racchiudono bisogni essenziali. La cura di sé, la crescita della mente, il diritto alla gioia. Nessuna di queste può essere sacrificata senza impoverire l’essere umano. A queste si aggiunge il gesto del preparare la tavola, che introduce il valore della condivisione, dello stare insieme, del prendersi cura anche degli altri.
Di notte: riposare e sognare. Rodari riconosce l’importanza del silenzio, della sospensione, della distanza dal rumore del mondo. Dormire e sognare non sono fughe, ma condizioni necessarie per ritrovare equilibrio, immaginazione, energia. Anche l’idea di “avere orecchie per non sentire” suggerisce un’educazione al limite: non tutto va assorbito, non tutto va accolto.
La terza strofa cambia tono. È breve, secca, definitiva. Ci sono cose che non vanno fatte mai, in nessun tempo e in nessun luogo. Qui Rodari introduce un confine invalicabile. Non una regola negoziabile, ma un principio assoluto. È il momento in cui la poesia smette di essere solo elenco e diventa presa di posizione morale.
Il messaggio è chiaro. Si può fare molto, quasi tutto, ma esiste una soglia oltre la quale l’umano si perde. Riconoscere quella soglia è il primo passo per evitare la catastrofe, non solo collettiva, ma anche personale e relazionale.
Fermare lo scontro che attraversa le nostre vite
In fondo, Promemoria di Gianni Rodari ci ricorda una verità che oggi sembra quasi rivoluzionaria nella sua semplicità: stare bene insieme non è spontaneo, è una scelta. Una scelta che si rinnova ogni giorno, nei gesti più piccoli, nel modo in cui ci parliamo, ci ascoltiamo, ci riconosciamo.
La guerra che Rodari invita a non fare non è soltanto quella che divide i popoli, ma anche quella che si insinua nella vita quotidiana quando il conflitto diventa abitudine, quando la sopraffazione prende il posto del dialogo, quando l’altro smette di essere una presenza e diventa un ostacolo. È lì che la civiltà comincia a cedere, non all’improvviso, ma lentamente.
Per questo Promemoria non è una poesia da leggere una volta sola, ma un esercizio continuo di responsabilità. Ci ricorda che non tutto ciò che è possibile è giusto, che non tutto ciò che possiamo fare ci rende migliori. E che esistono confini, invisibili ma essenziali, senza i quali non c’è gioco, non c’è convivenza, non c’è futuro.
Forse è proprio questo il suo insegnamento più attuale. Imparare a fermarsi prima, a scegliere il rispetto prima dello scontro, la cura prima dell’indifferenza. Perché stare bene insieme non è un ideale astratto, ma una pratica quotidiana. E come ogni promemoria, funziona solo se lo teniamo bene in vista.
In questo senso, i Giochi Olimpici Invernali possono diventare l’occasione simbolica per ricordarlo a tutti. Prima ancora della competizione, prima delle medaglie, ciò che conta davvero è saper condividere regole, limiti e rispetto. Proprio come ci insegna Gianni Rodari: ci sono cose che si possono fare, e cose che non si dovrebbero mai fare.