Poesia

Ocean Vuong, il caso del giovane poeta fuggito dal Vietnam

Fuggito dal Vietnam quando era solo un bambino, a soli 31 anni Ocean Vuong è considerato oggi uno dei massimi poeti della contemporaneità

Classe 1988, vietnamita, Ocean Vuong è lo straordinario poeta che ha incantato con le sue poesie tutto il mondo, inserendosi a pieno titolo fra i maggiori poeti della scena poetica mondiale. La sua storia ha dell’incredibile e comincia 30 anni fa a Saigon, quando la madre di Ocean Vuong viene cacciata dal Paese.

Il poeta-rifugiato e la storia incredibile della sua famiglia

Il viaggio per conoscere Ocean Vuong comincia negli anni Cinquanta, quando un ragazzo del Michigan si arruola nell’esercito statunitense e parte alla volta del Vietnam. Lui, che sarebbe diventato il nonno di Ocean, giunge in Vietnam e si innamora di una ragazza analfabeta delle risaie, dando alla luce tre bambine. Una di loro è la madre di Ocean, che con la caduta di Saigon è affidata a un orfanotrofio, per sfuggire alle persecuzioni del regime comunista. A 18 anni, la ragazza dà alla luce il piccolo Ocean. Ma è proprio in quei giorni che un poliziotto riconosce nei tratti della madre di Ocean una donna di razza mista, denunciandola e determinandone l’esilio dal Paese. Ocean e sua madre sono costretti a fuggire nelle Filippine, dove trascorrono alcuni mesi in un campo profughi con la prospettiva di partire alla volta degli Stati Uniti. Nel 1990 Ocean Vuong giunge negli Stati Uniti e inizia così la sua vita da rifugiato.

Ma nonostante tutto, due persone si sono amate, e la grande lezione per me in quanto artista è che la vita è sempre più complicata di quanto non facciano i titoli; la poesia arriva quanto le notizie non bastano

Quando la poesia ti salva la vita

Figlio di illetterati e dislessico, Ocean Vuong scopre nella poesia uno spazio protetto, un rifugio da quel mondo che lo isola e lo fa sentire diverso. Infatti, è proprio grazie alla sua dislessia, che Vuong scopre la bellezza delle parole. Parole che immagina come oggetti, figure, suoni, luce, parole che si scompongono e ricompongono in un eterno gioco di significati. In una intervista al Guardian, dice:

Penso che la mia disabilità mi abbia aiutato un po’, perché scrivo molto lentamente e vedo le parole come oggetti. Cerco sempre di trovare parole nelle parole. Bellissimo pensare che la parola “laughter” (risata) sia dentro “slaughter” (massacro)

Perché scrivere?

E’ la grande domanda che tutto muove e a cui Vuong risponde nel suo romanzo d’esordio “On earth we’re briefly gorgeous“, appena pubblicato da Penguin, dove l’autore racconta non solo la storia della sua famiglia, ma scrive di persone intrappolate in mondi diversi e chiede come ci guariamo e ci salviamo a vicenda senza rinunciare a chi siamo.

Scrivo perché mi dissero di non cominciare mai una frase con perché. Ma io non cercavo di scrivere una frase – Io cercavo di liberarmi. Perché la libertà, mi è stato detto, non è altro che la distanza tra il cacciatore e la sua preda

Cielo notturno con fori d’uscita, l’esordio di Ocean Vuong

Il Vietnam dilaniato dalla guerra e dal comunismo; New York – il simbolo dell’America – ferita dalla violenza e dall’intolleranza; l’omosessualità come condizione di diversità ed emarginazione. Trentacinque poesie, ispirate al vissuto di questo giovanissimo autore vietnamita, emigrato in America ancora bambino e celebrato dalla critica come uno dei poeti più rivoluzionari degli ultimi anni. Ad animare Cielo notturno con fori d’uscita, la sua prima raccolta poetica, è una lingua nuova, di commistione e creazione, in cui l’amore per il classicismo – il mito, l’estetica, l’armonia, la fede nell’ordine e nella simmetria – si fonde con la ricerca di nuove forme, sempre fedeli al verso libero e a un dialogo fra prosa e lirismo sorprendente e vitale.

Le poesie più belle di Ocean Vuong

Un giorno amerò Ocean Vuong

Ocean, non avere paura.
La fine della strada è tanto distante
che è già alle nostre spalle.
Niente paura. Tuo padre è tuo padre soltanto
finché uno di voi non se ne dimentica. Come le vertebre
non si ricorderanno le proprie ali
a dispetto di tutte le volte che le tue ginocchia
baceranno il lastrico. Ocean,
mi ascolti? La parte più bella
del tuo corpo è ovunque
si proietta l’ombra di tua madre.
Ecco la casa con l’infanzia
ridotta a un unico cavetto rosso, innesco di mina.
Niente paura. Basta che lo chiami orizzonte
& non lo raggiungerai mai.
Ecco l’oggi. Salta. Ti garantisco non è
una scialuppa di salvataggio. Ecco l’uomo
dalle braccia ampie abbastanza da accogliere
il tuo andartene. & ecco l’attimo
subito dopo spente le luci, in cui ancora scorgi
la flebile fiaccola tra le sue gambe.
E come la usi, ripetutamente,
per ritrovare le tue mani.
Hai chiesto un’altra chance
& ti viene concessa una bocca da cui svuotarti.
Non avere paura, gli spari
sono solo il rumore di gente
che cerca di vivere un po’ più a lungo
& non ce la fa. Ocean. Ocean –
alzati. La parte più bella del tuo corpo
è il luogo verso cui si dirige. & ricorda,
la solitudine è comunque tempo trascorso
insieme al mondo. Ecco
la stanza in cui ci sono tutti.
Gli amici morti che ti
attraversano come il vento
che soffia a tra i sonagli a vento. Ecco una scrivania
con la gamba zoppa & un mattone
per farla durare. Sì, ecco una stanza
così calda & vicina al sangue
che giuro, ti sveglierai –
& crederai che questi muri
siano pelle.

Deto(nazione)

C’è una battuta che finisce con— uhm?
È la bomba che dice ecco tuo padre.

Ecco tuo padre ora
nei tuoi polmoni. Guarda quanto la

terra è più leggera—dopo.
Anche il solo scrivere la parola padre

è incidere una porzione del giorno
su una pagina dal brillio di bomba.

Vi è sufficiente luce per affondarci
ma mai abbastanza che penetri & resti

nelle ossa. Ragazzo mio, disse, non startene qui
reciso dal nome dei fiori. Non piangere

più. Così corsi. Corsi nella notte.
La notte: l’ombra che si allunga

verso mio padre

 

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VIA: www.internopoesia.com

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