La scuola dei grandi di Gianni Rodari è una poesia dura e lucidissima che, attraverso l’ironia, racconta la fatica quotidiana della vita adulta. Una filastrocca di critica sociale che usa il linguaggio leggero dell’infanzia per parlare di una delle esperienze più universali dell’esistenza: la responsabilità.
Rodari ribalta l’idea che la scuola finisca con l’ultimo giorno di lezione. Al contrario, suggerisce che proprio allora comincia quella vera. Una scuola senza banchi e senza grembiuli, dove le interrogazioni si chiamano bollette, affitto, spese impreviste, tasse.
Ogni giorno milioni di adulti sono chiamati a risolvere la stessa equazione: far stare tutto dentro uno stipendio. Vitto, alloggio, lavoro, qualche desiderio, qualche sogno, qualche giorno di mare. È una matematica concreta, che non si impara sui quaderni, ma nella vita.
Rodari, attento osservatore dei problemi sociali, riesce a trasferire ai bambini una delle lezioni più importanti, ovvero che dietro la normalità delle giornate si nasconde la fatica silenziosa dei genitori, fatta di sacrifici, rinunce e responsabilità. Il grande Maestro insegna che la vera scuola è la vita. E che i compiti più duri iniziano proprio quando la scuola finisce.
La scuola dei grandi è la filastrocca che fa parte della sezione La famiglia Punto -e-virgola del libro per ragazzi Filastrocche in cielo e in terra di Gianni Rodari, pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1960, con le illustrazioni originali di Bruno Munari.
Leggiamo questa originale poesia di Gianni Rodari per condividere il messaggio e il significato.
La scuola dei grandi di Gianni Rodari
Anche i grandi a scuola vanno
tutti i giorni di tutto l’anno.
Una scuola senza banchi,
senza grembiuli né fiocchi bianchi,
e che problemi, quei poveretti,
a risolvere sono costretti:
«In questo stipendio fateci stare
vitto, alloggio e un po’ di mare».
La lezione è un vero guaio:
«Studiate il conto del calzolaio».
Che mal di testa, il compito in classe:
«C’è l’esattore, pagate le tasse».
Per gli adulti non c’è ricreazione, gite e vacanze
La scuola dei grandi è una filastrocca di Gianni Rodari che racconta come l’educazione, la formazione non termina con la fine della scuola, ma continua per tutta la vita. Gli adulti sono studenti permanenti, chiamati ogni giorno a risolvere problemi concreti: lavoro, spese, bilancio familiare, tasse.
Rodari trasforma la quotidianità in una metafora scolastica e restituisce dignità alla fatica silenziosa di tutte quelle persone costrette a sacrifici e “colpi di genio” per tenere in equilibrio il bilancio economico della propria famiglia tra sacrifici, rinunce e responsabilità.
La poesia insegna che la vera formazione non è fatta solo di libri, ma di scelte, di conti da far quadrare, di sogni da difendere anche quando le risorse sono poche.
Una scuola che non chiude mai
Rodari apre la filastrocca con un ribaltamento dell’immaginario di bambini e ragazzi:
Anche i grandi a scuola vanno
tutti i giorni di tutto l’anno.
La scuola non è un luogo dell’infanzia e della gioventù, ma una condizione permanente. Gli adulti studiano ogni giorno, senza vacanze e senza ricreazione. La loro aula è la vita.
Una scuola senza banchi,
senza grembiuli né fiocchi bianchi,
Scompaiono i simboli tipici di alunni e studenti. La “scuola dei grandi” non offre protezioni, ma richiede autonomia, responsabilità, capacità di affrontare le conseguenze delle proprie scelte.
e che problemi, quei poveretti,
a risolvere sono costretti:
Qui Rodari introduce la dimensione sociale della poesia. I problemi degli adulti non sono esercizi teorici, ma questioni concrete che incidono sulla qualità della vita.
L’equazione matematica dello stipendio
Gestire i soldi e far quadrare il bilancio familiare è il compito più arduo per la stragrande maggioranza degli adulti.
In questo stipendio fateci stare
vitto, alloggio e un po’ di mare.
È la matematica dell’esistenza quotidiana. Far entrare tutto in uno stipendio significa scegliere, rinunciare, organizzare. Quel “po’ di mare” rappresenta il desiderio di svago, di felicità, il bisogno di un momento di sana bellezza in una vita che impone costantemente doveri.
La lezione è un vero guaio:
«Studiate il conto del calzolaio».
Le materie di studio sono le fatture, i preventivi, le spese impreviste. È un sapere pratico che non si impara sui libri, ma nell’esperienza. E non è purtroppo previsto, o meglio non è accettabile il brutto voto.
Che mal di testa, il compito in classe:
«C’è l’esattore, pagate le tasse».
L’interrogazione, la prova finale è quella che nessuno può evitare. Le tasse diventano il simbolo del rapporto tra individuo e società, tra lavoro e doveri civili. Ma, rivela il problema che non c’è un via d’uscita. Chi non può arrivare già a fine mese, come fa anche a pagare le dovute tasse.
Dietro questi ultimi due versi c’è il tema della disuguaglianza reale tra chi possiede la ricchezza vera e chi invece è costretto a sopravvivere. Una società più equa dovrebbe poter tener sempre conto delle persone in difficoltà e fare in modo che la loro vita non sia vessata anche da chi invece dovrebbe proteggere.
Il coraggio di puntare ad una società più equa e giusta
La scuola dei grandi è molto più di una poesia per bambini. È una metafora universale della condizione adulta, una fotografia poetica di ciò che significa vivere dentro una società fondata sul lavoro, sul sacrificio, sulla responsabilità quotidiana.
A più di sessant’anni dalla sua pubblicazione, questa poesia resta di un’attualità impressionante. Racconta un tempo che è ancora il nostro, in cui milioni di persone affrontano ogni giorno la stessa interrogazione: far quadrare i conti, tenere in piedi una famiglia, difendere un frammento di felicità dentro una vita fatta di doveri.
La genialità di Rodari sta tutta nella scelta del linguaggio. Parlare di tasse, stipendi, bollette, affitti e sacrifici con la forma leggera della filastrocca è un atto rivoluzionario. È portare la denuncia sociale dentro la poesia per l’infanzia. È insegnare ai bambini la complessità del mondo senza spaventarli, ma rendendoli consapevoli. È dare dignità alla fatica degli adulti trasformandola in racconto.
Rodari inventa una lingua nuova, capace di unire pedagogia e politica, poesia e realtà, gioco e verità. La sua è una letteratura che non consola, ma educa. Non distrae, ma apre gli occhi. Non addolcisce il mondo, ma insegna a guardarlo.
Per questo La scuola dei grandi è una poesia necessaria. Perché restituisce valore al lavoro invisibile, alla fatica silenziosa, ai sacrifici quotidiani. E perché ricorda che dietro ogni infanzia protetta c’è sempre un adulto che studia, ogni giorno, nella scuola più dura che esista: la vita.
Le parole di Gianni Rodari meriterebbero di essere ascoltate, perché una società che non si prende cura di chi è in difficoltà, non può essere considerata equa, giusta, sana, civile.
