La felicità a due non esiste (1990) di Oriana Fallaci, poesia sul coraggio di stare da soli

11 Febbraio 2026

Scopri i versi de "La felicità a due non esiste" di Oriana Fallaci, poesia sul coraggio di stare da soli. Un percorso verso la vera felicità

La felicità a due non esiste (1990) di Oriana Fallaci, poesia sul coraggio di stare da soli

La felicità a due non esiste. Una poesia di Oriana Fallaci mette in discussione l’idea comune che la felicità debba essere vissuta in coppia, sostenendo invece che la vera felicità è una condizione solitaria, un cammino interiore verso la pace.

La poesia è un inno alla ricerca del proprio essere che si può raggiungere vivendo in solitudine, piuttosto che in una relazione di coppia forzata o idealizzata. Per certi versi, la poesia tende a mettere in evidenza un concetto semplice, ovvero che per vivere felici bisogna prima trovare la gioia in sé stessi. Un principio universale che andrebbe seguito e ascoltato.

La felicità a due non esiste è contenuta nel libro Insciallah, il romanzo di Oriana Fallaci pubblicato da Rizzoli, per la prima volta nel 1990.

Leggiamo la poesia sulla felicità di Oriana Fallaci per coglierne il significato.

La felicità a due non esiste di Oriana Fallaci 

La felicità a due non esiste.
La felicità è solitaria.
È un sogno che va
pei sentieri d’un mondo
sconosciuto e lontano:
laggiù dove s’alzan le vette dell’Himalaya.

È un monaco che va solo
beandosi del suo silenzio
e del silenzio che lo circonda.
È il bastone sul quale si appoggia
un bastone innocuo non un bastone che uccide.
È il campanellino legato al suo piede
per dire alle formiche
spostatevi, non voglio schiacciarvi.

Alberi gialli di mango
fiammeggianti cespugli di hibiscus
orlano la tacita strada:
quando ha fame di cibo egli mangia
un mango maturo,
quando ha fame di bellezza egli tocc
aun hibiscus sbocciato,
poi riprende il cammino ed arriva
al monastero che sta sulle vette dell’Himalaya.

La felicità è un monastero
che sta sulle vette dell’Himalaya.
Bianchi ghiacciai e monaci muti
lunghissime trombe che al sorger del sole
esalano un suono purissimo
sempre ripetuto ed eguale a sé stesso.

E lui
senza rimpiangere le melodie
d’un tempo sepolto coi desideri e i ricordi
ascolta e sorride felice perché
sa d’essere in pace, d’aver finalmente trovato
la pace.

La vera felicità è stare bene anche da soli

La felicità a due non esiste è una poesia di Oriana Fallaci che evidenzia come la vera felicità non risiede necessariamente nelle relazioni di coppia, ma nella capacità di stare bene con se stessi, di percorrere il proprio cammino interiore in autonomia.

In Insciallah a scrivere la poesia è un soldato-poeta che ad una presenza fisica da duro da guerriero unisce un animo sensibile e delicato. Gino scrive la poesia in un momento in cui ha bevuto e sta raccontando le proprie inquietudini all’amico e collega Angelo.

A stimolargli quesi versi è stata Suor Françoise, una monaca che per Gino è come un vero amico, una figura che richiama la dimensione spirituale, offrendo risposte al bisogno umano di ritrovare un senso di ordine e serenità in mezzo al caos.

Suor Françoise diventa il simbolo della speranza di una dimensione superiore, capace di offrire conforto e guida, ma allo stesso tempo la sua figura suggerisce che anche chi si dedica alla vita spirituale non è immune alle contraddizioni e alle fragilità dell’essere umano.

Gino, di fatto, rivela di non essere riuscito mai a trovare armonia vera con le donne con cui ha avuto una relazione, queste non hanno mai colto la sua sensibilità, troppo prese a soddisfare i loro bisogni interiori e fisici.

La sua non è una dichiarazione di disprezzo verso l’amore, ma una confessione di inadeguatezza rispetto a un modello di felicità costruito sull’attesa reciproca. Gino comprende che cercava nelle relazioni una forma di compensazione, un completamento, qualcosa che colmasse un vuoto interiore che invece doveva essere affrontato da solo.

È in questa consapevolezza che nasce la poesia. Non come rifiuto dell’altro, ma come presa d’atto che la pace non può essere ricevuta in dono.

Solo la suora è riuscita a dal l’ispirazione per comprendere che la felicità non è qualcosa che nasce dagli altri, ma solo dal proprio spirito. E grazie alla penna e al quaderno donati da Suor Françoise, Gino può dare espressione alla poesia e a svelare la sua idea sulla felicità.

La felicità è un viaggio all’interno del proprio essere

“La felicità a due non esiste. La felicità è solitaria.” La poesia è descritta come un percorso, un viaggio che ogni essere umano dovrebbe compiere. La felicità è una conquista personale che nasce dalla capacità di ascoltare il proprio silenzio, di abbracciare la solitudine e di percorrere, in autonomia, il sentiero verso la propria realizzazione interiore.

I versi iniziali della poesia di Oriana Fallaci stabiliscono il tema centrale della poesia, ovvero la felicità non si trova necessariamente nell’unione, ma nel cammino personale. Oriana Fallaci suggerisce che la vera gioia risiede nella capacità di stare con se stessi e di seguire il proprio percorso interiore.

1. La felicità si deve trovare nella propria anima, fuori da ciò che ci circonda

La felicità viene paragonata da Oriana Fallaci ad un sogno che si realizza in un luogo remoto e sublime. Le vette dell’Himalaya simboleggiano l’altitudine spirituale, la meta quasi irraggiungibile che solo chi intraprende un lungo viaggio interiore può raggiungere.

“Il monaco”, simbolo della meditazione e della ricerca spirituale, rappresenta l’individuo che, nella sua solitudine, trova conforto e forza nel silenzio interiore. Il silenzio è il medium attraverso cui si ascolta se stessi e il mondo.

Questo è il primo atto di coraggio: smettere di cercare fuori una “metà” per sentirsi interi. Oriana Fallaci sottolinea che la solitudine non è una condanna, ma una conquista di autonomia. Il “sogno” dell’Himalaya è la meta di chi smette di usare l’altro come uno specchio in cui trovarsi.

La solitudine descritta da Oriana Fallaci non è isolamento sociale, ma uno spazio di maturazione. È il luogo in cui si impara a stare con le proprie paure, con i propri limiti, con i desideri che non si sono realizzati. Solo attraversando questo silenzio si può evitare di trasformare l’altro in una stampella emotiva.

2. La felicità chiede rispetto e cura di se stessi e degli altri

“Il bastone” è lo strumento di sostegno nel cammino della vita, è qui descritto come qualcosa di positivo e protettivo, contrapposto ad un’arma. Simboleggia la guida e l’equilibrio, elementi fondamentali per proseguire il proprio percorso senza distrazioni violente o distruttive.

“È il campanellino legato al suo piede per dire alle formiche spostatevi, non voglio schiacciarvi.” Questi versi della poesia sono molto importanti perché evocano il profondo rispetto che bisogna avere per gli altri. La felicità presuppone che bisogna aver tutela per ogni forma di vita e la convinzione di non arrecare danno a nessuno, soprattutto ai più deboli.

In questo contesto il coraggio si trasforma in etica. Rinunciare alla “felicità a due” significa anche rinunciare alle dinamiche di possesso e di scontro che le relazioni spesso portano con sé. Il “bastone innocuo” è il simbolo di chi ha trovato una pace tale da non aver più bisogno di ferire o dominare nessuno per affermare la propria esistenza.

3. La felicità è semplicità, bontà e bellezza

Gli “alberi gialli di mango”, i “fiammeggianti cespugli di hibiscus rappresentano la bellezza che deve caratterizzare il percorso della vita. Il cammino interiore ha bisogno di semplicità, bontà e bellezza.

La felicità deve sempre soddisfare i bisogni materiali, estetici e spirituali in modo naturale e spontaneo. Bisogna saper cogliere dalla vita cosa questa riesce ad offrire, “cibarsi di un mango maturo” o “toccare un hibiscus sbocciato”.

4. La felicità ha bisogno di equilibrio

E la poesia di Oriana Fallaci indica come culmine del viaggio verso la felicità il “monastero”, luogo che si erge rispetto alle contraddizioni della vita reale, superandole nell’armonia e nella pace. Ciò che sta fuori non può in nessun modo contaminare l’anima.

“Il monastero” è pace e stabilità, un luogo dove emerge l’equilibrio altro elemento fondamentale per garantire costanza e continuità all’essere felici.

Il monastero rappresenta la fortezza dell’io. È il punto in cui trova significato il titolo “La felicità a due non esiste”. Se la tua felicità dipende da un altro, sarà sempre precaria. Il coraggio di stare soli è la costruzione di questo monastero interiore, un luogo dove la gioia è stabile perché non può essere portata via da un addio.

Il monastero non è fuga dalla realtà, ma distanza dalle illusioni. Non è un luogo dove si smette di vivere, ma dove si smette di pretendere. È la rappresentazione simbolica di una felicità che non dipende dalle circostanze esterne, né dal riconoscimento degli altri, né dall’idea romantica di essere salvati da qualcuno.

5. La felicità è rinunciare alle melodie del passato per ascoltare solo il suono del presente

E lui
senza rimpiangere le melodie
d’un tempo sepolto coi desideri e i ricordi
ascolta e sorride felice perché
sa d’essere in pace, d’aver finalmente trovato
la pace.

I versi finali della poesia di Oriana Fallaci  indicano che senza il peso del passato, della nostalgia, dei sogni infranti, delle delusioni, dei conflitti, la persona riesce a trovare quella pace necessaria a garantire la giusta gioia.

Le “melodie” sepolte rappresentano appunto quelle esperienze che, pur essendo parte integrante della nostra storia, non devono impedirci di vivere serenamente il presente.

La “pace” diventa il simbolo finale di un percorso di crescita e di auto accettazione. Trovare la pace significa liberarsi dai pesi emotivi e ritrovare un equilibrio interiore che permette di sorridere alla vita con genuina felicità.

In estrema sintesi, l’unica soluzione possibile per stare bene è godere dell’assoluto presente. Il coraggio finale è quello di lasciar andare: seppellire le “melodie” del passato significa smettere di essere schiavi dei ricordi. La pace che Gino trova nel romanzo è la vittoria di chi ha avuto l’ardire di camminare da solo, scoprendo che la propria compagnia è l’unica destinazione davvero sicura.

La felicità non è una promessa di coppia, ma una conquista interiore

La poesia di Oriana Fallaci non è un attacco alla coppia, né una celebrazione dell’egoismo individuale. È un invito più radicale e più scomodo: imparare a stare bene da soli prima di chiedere a qualcuno di restare.

“La felicità a due non esiste” non significa che l’amore sia impossibile. Significa che nessuna relazione può diventare il luogo in cui si deposita la propria inquietudine. Nessuno può garantire quella pace che non si è ancora conquistata interiormente.

Il monastero sulle vette dell’Himalaya non è un luogo lontano nel mondo, ma una meta interiore. È lo stato in cui si smette di rincorrere ciò che manca e si comincia ad abitare ciò che si è. Solo quando si è capaci di ascoltare il proprio silenzio, senza rimpiangere le “melodie” del passato, si può sorridere davvero.

In questo senso, la poesia contenuta in Insciallah ci ricorda che la felicità non è un accordo tra due solitudini spaventate, ma la scelta consapevole di essere in pace con se stessi. E solo chi ha trovato quella pace può, eventualmente, condividerla.

La vera felicità non è trovare qualcuno che ci completi, ma diventare finalmente interi e smettere di chiedere agli altri quella pace che solo noi possiamo costruire.

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