la poesia

“Il lonfo”, la poesia resa celebre dall’interpretazione di Gigi Proietti

Celeberrima l'interpretazione della poesia "Il lonfo", scritta da Fosco Maraini nel 1978, da parte dell'attore Gigi Proietti per Rai Tre nel salotto di Serena Dandini.
"Il lonfo", la poesia resa celebre dall'interpretazione di Gigi Proietti

“Il lonfo” è una poesia scritta ormai più di quarant’anni fa, nel 1978, da Fosco Maraini. Inserita nella raccolta Gnosi delle fanfole, si tratta di uno dei migliori esempi di metasemantica. Celeberrima l’interpretazione della poesia data dall’attore Gigi Proietti per Rai Tre nel salotto di Serena Dandini.

Il significato della poesia

La poesia resa celebre da Gigi Proietti è composta in una lingua inventata che prova a essere evocativa solo sulla base dell’elemento uditivo. Così facendo una serie di parole assumono dei suoni e delle forme, ma perché assumano un significato bisogna anche stare attenti alla grammatica e alla sintattica: solo così si può creare una lingua dal nulla. Ma chi è il lonfo? Probabilmente un animaletto nato dalla fantasia dell’autore.

La poesia assume un significato in base alla capacità dell’autore di comporre un testo non solo composto utilizzando una lingua inventata ma che nasca anche dal suo cuore e dal suo cervello. L’interpretazione stessa del testo deve essere di pancia così da suscitare forti emozioni in coloro che leggono o recitano la poesia. Ecco perché l’interpretazione di Gigi Proietti, grazie alla sua presenza scenica e mimica, riesce a dare un forte significato alla poesia.

 

La poesia “Il Lonfo” recitata da Gigi Proietti

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce,
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa legica busia, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui, zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

 

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