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Gli amanti (1969) di Julio Cortázar, poesia sull’amore che sfida qualsiasi l’ipocrisia

Gli amanti (1969) di Julio Cortázar, poesia sull’amore che sfida qualsiasi l’ipocrisia

Perché la società reprime l’amore vero? Scoprilo grazie a “Gli amanti” poesia di Julio Cortàzar che celebra la libertà dell’amare senza nascondersi.

Gli amanti (1969) di Julio Cortázar, poesia sull'amore che sfida qualsiasi l'ipocrisia

Gli amanti di Julio Cortázar è una poesia che celebra la forza dell’amore che finisce inevitabilmente per trovare freni, impedimenti, contrapposizioni con la realtà sociale.

La vita quotidiana, il reale dimostra una rigidità eveidente di fronte alla naturale passione dell’amore, che chiede libertà e voglia di potersi esprimere senza i vincoli imposti dal vivere la razionalità della società.

Gli amanti fa parte del libro Ultimo Round di Julio Cortázar, pubblicato per la prima volta nel 1969 e realizzato dall’autore come un grande collage, unendo appunti, fotografie, illustrazioni, pensieri, saggi e suggestioni varie.

Leggiamo questa meravigliosa poesia d’amore di Julio Cortázar per viverne la magica atmosfera e comprenderne il significato.

Gli amanti di Julio Cortàzar

E chi li vede che se ne vanno per la città
se tutti sono ciechi?
Loro, si prendono per mano: qualcosa parla
fra le dita, dolci lingue lambiscono
l’umido palmo, corrono per le falangi,
e sopra sta la notte piena d’occhi.

Sono gli amanti, la loro isola fluttua alla deriva
verso morti di cespuglio, verso porti
che fra lenzuola si aprono.
Si disordina tutto attraverso gli amanti,
tutto trova la sua cifra giocata;
loro, però, neppure sanno che
mentre rotolano nell’amara arena
che è loro c’è una pausa nell’opera del nulla,
e che il tigre è un giardino che gioca.

Albeggia nei carri dell’immondizia,
cominciano a uscire i ciechi,
il ministero apre i suoi portoni.
Gli amanti arresi si guardano e si toccano
una volta di più prima di fiutare il giorno.
E già sono vestiti, già se ne vanno per la strada.
Ed è solo allora
quando sono morti, quando sono vestiti,
che la città li recupera ipocrita
e gli impone i doveri quotidiani.

 

Los Amantes, Julio Cortàzar

¿Quién los ve andar por la ciudad
si todos están ciegos?
Ellos se toman de la mano: algo habla
entre sus dedos, lenguas dulces
lamen la húmeda palma, corren por las falanges,
y arriba está la noche llena de ojos.

Son los amantes, su isla flota a la deriva
hacia muertes de césped, hacia puertos
que se abren entre sábanas.
Todo se desordena a través de ellos,
todo encuentra su cifra escamoteada;
pero ellos ni siquiera saben
que mientras ruedan en su amarga arena
hay una pausa en la obra de la nada,
el tigre es un jardín que juega.

Amanece en los carros de basura,
empiezan a salir los ciegos,
el ministerio abre sus puertas.
Los amantes rendidos se miran y se tocan
una vez más antes de oler el día.
Ya están vestidos, ya se van por la calle.
Y es sólo entonces
cuando están muertos, cuando están vestidos,
que la ciudad los recupera hipócrita
y les impone los deberes cotidianos.

Un inno alla libertà dell’amore vero

Gli amanti è una poesia di Julio Cortázar è un ritratto intenso e visionario dell’amore come una dimensione separata dal mondo ordinario, un’isola fluttuante fuori dal tempo e dallo spazio sociale.

“Gli amanti” vivono in un universo a parte, invisibili agli altri, “se tutti sono ciechi”, comunicano attraverso il tatto in un linguaggio segreto e sensuale.

La notte è il loro regno, il momento in cui l’amore sospende la realtà e tutto sembra prendere una nuova forma. Ma con l’arrivo dell’alba, il sogno si dissolve: il mondo li richiama ai suoi doveri e li riassorbe in un’esistenza conformista e priva di magia.

L’amore, in questa poesia, non è solo un sentimento: è una sospensione dell’ordine del mondo. È una crepa nella struttura della realtà. Quando gli amanti si tengono per mano, non stanno semplicemente amandosi: stanno interrompendo la logica dell’utilità, della produttività, dell’efficienza. Per questo sono invisibili. Perché chi vive dentro l’ingranaggio non può riconoscere ciò che lo mette in discussione.

L’invisibile mondo di chi ama

Nella prima strofa Julio Cortázar introduce gli amanti come figure invisibili al resto del mondo. La cecità di cui parla non è fisica, ma simbolica.

La società non percepisce l’intensità del loro amore, perché è immersa nella routine quotidiana e priva di sensibilità verso il mistero dell’amore autentico.

Agli amanti per il poeta argentino non servono parole, perché il contatto fisico tra le mani è già un dialogo fatto di sensazioni. Le dita diventano veicoli di un’intimità profonda, mentre la notte, ricca di occhi, forse di stelle o di misteriose presenze, fa da sfondo al loro amore.

Amarsi è un viaggio tra le stelle

Nella seconda strofa “gli amanti” sono come un’isola alla deriva, separati dal mondo ordinario. Il loro viaggio è metaforico e si muove tra attraverso la loro passione più intensa, quella incontrollabile, senza freni, quella che finisce inevitabilmente per dettare il principio del piacere.

E ciò che dovrebbe essere la normalità, perché l’amore è vita, finisce per essere rivoluzionario. Il loro stare insieme, il loro amarsi riesce a dare materia al nulla, offre evidenza al vuoto esistenziale.

“Il tigre è un giardino che gioca” ovvero ciò che può apparire pericoloso, che può inquietare il perbenismo sociale in realtà, nel momento in cui ci si ama, diventa dolce e giocoso.

Il ritorno all’ipocrisia della società

Nella terza strofa il poeta ci fa vivere l’arrivo dell’alba. “Gli amanti” hanno dato spazio alla loro foga di amarsi, di vivere quel viaggio interstellare in cui le pulsioni permettono di scoprire mondi sconosciuti, galassie fantastiche in cui l’amore è riuscito a dare luce a tutte le stelle.

Il mondo quotidiano dei “ciechi”, ovvero coloro che non riescono a guardare la luce dell’amore, riprende il suo corso. I netturbini che iniziano a lavorare, diventano l’0immagine della sveglia che segna il nuovo giorno che parte.

Per i ciechi torna la routine buia e meccanica, il ritorno alla realtà sociale, che è in contrasto con la magia della notte trascorsa dai due innamorati. Ma, nel momento in cui questi si calano nella quotidianità, resa evidente dal fatto dei vestiti indossati del giorno, rispetto alla nudità della notte, gli amanti finiscono anch’essi a diventare materia grigia, risucchiati dai doveri del quotidiano.

La città li recupera solo quando sono vestiti, cioè quando sono rientrati nel ruolo. È un’immagine potentissima: l’amore è tollerato solo se addomesticato, se ricondotto a forma sociale, se reso compatibile con il sistema. Non è un caso che Cortázar scriva “quando sono morti, quando sono vestiti”: la morte non è fisica, ma simbolica. È la morte dell’incanto. È il momento in cui l’individuo smette di essere ardore e torna funzione.

Non va condannato l’amore, in nessun modo

Come si può evincere dalla poesia Julio Cortázar dipinge un contrasto tra la libertà effimera degli amanti e la rigidità della vita quotidiana, un tema caro alla sua poetica, dove il surreale e il quotidiano si intrecciano.

Gli amanti felici e perduti di notte, in viaggio sotto le lenzuola, liberi e indipendenti, finiscono con l’ingresso nella routine quotidiana ad essere risucchiati dalla triste ipocrisia della repressione pulsionale. La passione non può essere ammessa in un contesto culturale che prevede il “buon costume”.

L’amore, quello vero, quello intimo, non platonico è costretto a vivere nascosto, represso da un modo di pensare in cui il piacere non può essere ammissibile perché offende la pubblica moralità. Possiamo dire che tutto ciò è assurdo, ciò che dovrebbe essere celebrato e reso motivo di gioia, finisce per trovare condanna.

In fondo, Gli amanti non è soltanto una poesia sull’eros. È una poesia sulla libertà. È la difesa di tutto ciò che nella vita non è misurabile, non è produttivo, non è utile — ma è essenziale.

Cortázar ci ricorda che l’amore vero è sempre un atto di disobbedienza silenziosa. Che ogni volta che due persone si scelgono senza chiedere il permesso al mondo, l’universo si incrina per un istante.

E forse il vero scandalo non è la passione degli amanti. È la cecità di chi non riesce più a vederla.

L’amore è l’ultima forma di resistenza

In Gli amanti, Julio Cortázar non racconta semplicemente due corpi che si cercano. Racconta un’esperienza che incrina la struttura stessa della realtà sociale.

Quando gli amanti si tengono per mano, non stanno solo vivendo un sentimento: stanno entrando in una dimensione in cui il tempo si dilata, le regole si allentano, il linguaggio si fa tattile e segreto. Per qualche ora, il mondo organizzato – fatto di ministeri che aprono, orari che incombono, doveri che reclamano – perde il suo potere assoluto.

L’amore non è evasione. È rivelazione. È il momento in cui ciò che la società considera marginale, il desiderio, il piacere, l’intimità, si rivela invece centrale. È una pausa nell’“opera del nulla”, come scrive Cortázar: una sospensione dell’automatismo, un’interruzione dell’abitudine.

La città li recupera solo quando sono vestiti, quando sono rientrati nella forma. Ma ciò che è accaduto nella notte non può essere cancellato. Anche se il giorno li riassorbe, l’esperienza dell’isola alla deriva rimane come una memoria incancellabile di libertà.

Ed è qui che la poesia diventa attuale. Viviamo in un tempo che tollera l’amore finché è narrabile, condivisibile, compatibile. Ma l’amore vero, quello che destabilizza, quello che non si lascia ridurre a immagine o a ruolo, continua a essere guardato con sospetto. Come se la felicità intima fosse una colpa.

Cortázar ci suggerisce qualcosa di più radicale, non è l’amore a essere fragile. È l’ordine che pretende di contenerlo. E forse la vera cecità non è non vedere gli amanti che camminano per la città. È aver smesso di credere che anche noi potremmo, almeno una volta, essere quell’isola.