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La Poesia

“Esercizio con sentimento” di Gesualdo Bufalino, un istante di quiete che scalda il cuore

In occasione dell’anniversario di nascita di Gesualdo Bufalino, vi proponiamo la lettura di “Esercizio con sentimento”, una poesia tratta dalla raccolta “L’amaro miele”.

Il 15 novembre del 1920 nasceva a Comiso, una cittadina della provincia di Ragusa, Gesualdo Bufalino, scrittore e poeta che, sebbene abbia rivelato il suo talento per la scrittura solo all’età di 61 anni, ci ha regalato autentici capolavori in prosa e in poesia. Fra questi ricordiamo “La diceria dell’untore” ed “Argo il cieco”, oltre che “L’amaro miele”, raccolta poetica da cui è tratto il componimento che vi proponiamo oggi, in occasione dell’anniversario della nascita dell’autore siciliano.

“Esercizio con sentimento” è una poesia meravigliosa, che mescola la dolcezza di un momento di quieta adorazione del mondo e dell’istante presente alla malinconica condizione del cuore, “detrito di tempeste inaccadute”.

Esercizio con sentimento di Gesualdo Bufalino

Per l’alto cielo odoroso d’arance
e di camicie nude al davanzale,
come caro lo scroscio che m’assale
di sole tardo la povera guancia.
Oh riaprirsi all’affettuosa lancia,
tornare uccello di giovini ali…
vita, puoi dunque ancora non far male,
se mi dài questa incredibile mancia.
Ma tu, cuore, detrito di tempeste
inaccadute, che pensi, che dici,
nel girotondo d’arancia celeste?
Sapessi riparlarne con gli amici,
ritrovare una sera le tue feste,
ingenui moti, vanità felici.

“L’amaro miele”

Con queste parole, Gesualdo Bufalino racconta i versi racchiusi ne “L’amaro miele”:

“Questi versi, scritti su carta da macero con un pennino Perry moltissimi anni fa; sopravvissuti solo quasi per caso alle periodiche fiamme di San Silvestro a cui l’autore fu solito un tempo condannare il superfluo e l’odioso dei suoi cassetti; divenuti, invecchiando, patetici come rulli di pianola o vecchie fotografie; questi versi non vantano probabilmente altro merito per vedere la luce; se non quello, privato, di fare per un momento sorridere, ove ne abbia ancora le labbra capaci, un fantasma di gioventù.

Il quale potrà ritrovarvi e riconoscervi, insieme ai relitti di sue antiche pene d’amor perdute in riva al Mediterraneo, le memorie di una lunga attesa e persuasione di morte all’ombra grave della guerra; e le veloci letizie, le lunghe solitudini, dopo il ritorno nel Sud”.

Gesualdo Bufalino

Gesualdo Bufalino nasce a Comiso il 15 novembre del 1920. Sin da piccolo scopre l’amore per la lettura e la poesia, attingendo dalla libreria del padre, un fabbro con la passione per i libri. Il giovane Gesualdo sfrutta ogni mezzo per accaparrarsi quotidiani e nuove letture da intraprendere. Studia al liceo classico, poi si iscrive alla facoltà di Lettere di Catania.

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, gli studi del giovane vengono interrotti dalla chiamata alle armi , che porta Gesualdo Bufalino a combattere in Friuli. Catturato dai tedeschi poco dopo l’armistizio, riesce a fuggire e si rifugia in Emilia Romagna, dove si mantiene insegnando. Ben presto, però, Bufalino si ammala di tisi, ed è costretto a vivere in un sanatorio per diverso tempo. Tornato in Sicilia, prosegue gli studi a Palermo, dove si laurea con una tesi sull’archeologia.

È l’esperienza del sanatorio che fa maturare in Gesualdo Bufalino il germe della scrittura. Nascerà nel 1981 la “Diceria dell’untore”, l’opera prima dell’autore comisano che lo consacrerà con il Premio Campiello. Da questo momento, lo scrittore e poeta non cesserà più di scrivere, con lo stile ricercato, che sembra quasi provenire da tempi remoti, che lo contraddistingue. Con “Le menzogne della notte” otterrà il Premio Strega nel 1988. La grande fama non modifica le abitudini dell’autore, che condurrà per tutta la vita un’esistenza modesta e riservata.

Gesualdo Bufalino ci lascia il 14 giugno del 1996, a causa di un incidente stradale avvenuto fra Comiso e Vittoria.

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