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La Poesia

“Il verme conquistatore”, la poesia di Edgar Allan Poe sull’inesorabilità della morte

In occasione dell'anniversario della scomparsa di Edgar Allan Poe, vi proponiamo una sua poesia dedicata al tema della morte, che sopraggiunge per tutti inesorabile.

Il 7 ottobre del 1849 scompariva Edgar Allan Poe, grande scrittore, poeta, giornalista e critico letterario statunitense. Diventato un personaggio di culto negli ultimi anni, in vita Edgar Allan Poe non ha mai riscosso il meritato successo. Oggi, i suoi libri e i film a lui dedicati sono apprezzati in tutto il mondo. 

In occasione dell’anniversario della scomparsa di Edgar Allan Poe, condividiamo con voi “Il verme conquistatore”, un componimento pubblicato per la prima volta nel 1843 in cui l’autore racconta la morte, la sua inesorabilità e il suo potere distruttivo su un’umanità che non può che accettare il suo statuto di mortalità. La traduzione che vi proponiamo è curata da Enrico Brandoli, ed è una reinterpretazione in versi settenari, sistema rimico ricalcante l’originale. 

Il verme conquistatore di Edgar Allan Poe

Fan festa, ecco, di notte
e in questi tristi anni!
Piangon di angel frotte,
velati, ornati e in scranni,
sul palco speme in gesta
e paure con gli inganni
e di ciel, l’affan d’orchestra
sospir musica agli animi.

Mimi in divin sembiante
brusii borbottan bassi,
son qua e laggiù, fluttuanti :
sol marionette mosse
al cen d’informi cose
che enormi mutan scena
e spargon con l’al di Condor
nell’aer non vista pena!

Frammisto dramma, certo,
mai più sarà scordato!
Fantasma lungo un cerchio
da un popolo cacciato
che scappa eterno e torna,
al punto incominciato.
Orror muove sì trama
e pazzia, e ancor più il peccato.

Guarda, tra i mim, la bolgia!
Strisciante una forma entra!
E’ rosso sangue e avvolge
da vacua scen, violenta!
Volge! Volge! Mortale!
I mim son cibo e addenta,
gli angel fa singhiozzare
verminea truculenza!

Le luci! Or tutto è spento!
Su ogni tremante attore
cade il sipar con vento,
drappo mortal, dolore!
Dicon gli angeli esangui :
– “Uomo” è tragedia allor,
eroe quindi rimane
il “Verme Conquistator” –

The conqueror worm 

Lo! ‘tis a gala night
Within the lonesome latter years!
An angel throng, bewinged, bedight
In veils, and drowned in tears,
Sit in a theatre, to see
A play of hopes and fears,
While the orchestra breathes fitfully
The music of the spheres.

Mimes, in the form of God on high,
Mutter and mumble low,
And hither and thither fly-
Mere puppets they, who come and go
At bidding of vast formless things
That shift the scenery to and fro,
Flapping from out their Condor wings
Invisible Woe!

That motley drama- oh, be sure
It shall not be forgot!
With its Phantom chased for evermore,
By a crowd that seize it not,
Through a circle that ever returneth in
To the self-same spot,
And much of Madness, and more of Sin,
And Horror the soul of the plot.

But see, amid the mimic rout
A crawling shape intrude!
A blood-red thing that writhes from out
The scenic solitude!
It writhes!- it writhes!- with mortal pangs
The mimes become its food,
And seraphs sob at vermin fangs
In human gore imbued.

Out- out are the lights- out all!
And, over each quivering form,
The curtain, a funeral pall,
Comes down with the rush of a storm,
While the angels, all pallid and wan,
Uprising, unveiling, affirm
That the play is the tragedy, “Man,”
And its hero the Conqueror Worm.

Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe (Boston, 19 gennaio 1809 – Baltimora, 7 ottobre 1849) fu uno scrittore, poeta, critico letterario, giornalista, editore, storyteller e saggista statunitense, inventore del racconto poliziesco, della letteratura dell’orrore e del giallo psicologico. Finisce per diventare anche uno dei rappresentanti maggiori del racconto gotico. Un genio che, come tanti altri, non ha avuto la fortuna di poter godere in vita del successo dei suoi capolavori, finito per morire di stenti e nella più amara desolazione.

Dopo la morte avvenuta nel 1846 per tubercolosi della bella e giovane moglie Virginia Clemm, Edgar Allan Poe sprofondò  nella più cupa desolazione, fu travolto dal dolore e dal rimpianto che affogò nell’alcool – ancor più di quanto già abitualmente facesse. L’estrema povertà in cui viveva lo costrinse addirittura a usare le lenzuola del corredo matrimoniale (portate in dote dalla sposa) come sudario per la moglie stessa.

Storia atroce che ci colpisce e ci spinge a riflettere sul fatto che Edgar Allan Poe, come tanti altri geni della storia dell’uomo, sia vissuto in povertà senza la fortuna di poter godere del successo delle proprie opere. Certo è, però, che il suo nome vivrà per sempre, dando linfa e ispirazione a numerosi autori, registi, cantanti e band musicali, che dalla sua ispirazione hanno tratto, invece, il massimo profitto.

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