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La poesia

“Di Luglio”, la poesia di Giuseppe Ungaretti che racconta l’estate romana

“Di Luglio” è una poesia di Giuseppe Ungaretti scritta nel 1931 e contenuta in Fine di Crono, una sezione del “Sentimento del tempo”.

“Di Luglio” è un componimento di Giuseppe Ungaretti scritto nel 1931 e contenuto in Fine di Crono, una sezione del “Sentimento del tempo”. Vi proponiamo questa poesia per raccontarvi un altro aspetto dell’estate italiana. Un aspetto che non siamo abituati a vedere, dove l’estate è sentita come una forza distruttiva che soffoca la natura e confonde la mente.

“Di Luglio”

Quando su ci si butta lei,
Si fa d’un triste colore di rosa
Il bel fogliame.

Strugge forre, beve fiumi,
Macina scogli, splende,
È furia che s’ostina, è l’implacabile,
Sparge spazio, acceca mete,
È l’estate e nei secoli
Con i suoi occhi calcinanti
Va della terra spogliando lo scheletro

L’estate romana in balia del calore

A differenza di altri, Ungaretti vede l’estate in maniera drammatica. Questa poesia racconta la calda e spietata stagione che si abbatte sulla città di Roma sottolineando lo scorrere inesorabile del tempo, da sempre nemico dell’uomo. Giuseppe Ungaretti descrive l’estate come una presenza violenta e inesorabile che con il suo ardente calore stinge le foglie degli alberi e spoglia la terra mostrandone lo scheletro. Dopo averne descritto gli effetti drammatici, il poeta rallenta il ritmo, quasi per fermarsi a riflettere ed osservare il risultato di ciò che ha raccontato. L’estate torrida e soffocante non solo attacca la natura, ma si spinge ben oltre, estendendosi nello spazio. Tutto sembra infatti sfocato a causa del caldo e il sole disorienta gli uomini.

 

Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti è nato ad Alessandria d’Egitto l’8 febbraio 1888 e morto a Milano il 1° giugno 1970. Durante gli anni della scuola Ungaretti ha iniziato a provare un amore per la poesia, si è avvicinato alla letteratura francese e a quella italiana grazie alle opere di autori come Mallarmé, Baudelaire, Rimbaud e Leopardi. Nel 1912 si è trasferito a Parigi per studiare all’università: ha frequentato per due anni le lezioni del filosofo Bergson, del filologo Bédier e di Strowschi alla Sorbonne e al Collège de France. Ha potuto conoscere molte importanti personalità dell’ambiente artistico internazionale. Nel 1915 si è arruolato come volontario. Nel 1942 Ungaretti è tornato in Italia dopo un periodo da docente in Brasile.

 

 

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