poesie d'amore

“Ciò che ti offro” di Borges, una poesia da dedicare a chi si ama nonostante tutto

Jorge Luis Borges: poeta argentino di grandissimo spessore e importanza. Ciò che ti offro è una poesia perfetta da dedicare a chi si ama profondamente e incondizionatamente.
"Ciò che ti offro" di Borges, una poesia da dedicare a chi si ama nonostante tutto

Borges è stato un poeta particolarmente influente nel ‘900. Famoso per i suoi racconti fantastici colmi di elementi filosofici e anche per la sua produzione poetica particolarmente ampia. È stato un grande intellettuale e saggista, che ha sempre saputo unire il suo pensiero divergente e acuto, con la verità più terrena della vita e dei suoi sentimenti.

Le poesie dello scrittore
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Le poesie più belle di Jorge Luis Borges

Offrire l’amore e la verità della vita

Amare significa donarsi completamente. Amare significa abbattere ogni muro e ogni paura, per offrire all’altra persona il nostro mondo al completo.
L’amore di cui parla Borges è un amore anche imperfetto, struggente, caratterizzato dagli aspetti più crudi della vita. Questo però è quello che può offrire lui: la verità. Per questo motivo scrive “Ti offro le amarezze di un uomo, che ha guardato a lungo la triste luna”; perché lui è proprio quell’uomo lì, vero.

La poesia è un elenco, più o meno, di avvenimenti, dettagli di esistenza, squarci di quotidianità e di passato, che compongono quel “pacchetto completo” che il poeta rappresenta.
Ma poi, in fondo, oltre a tutto quello che il nostro Io rappresenta, ognuno di noi ha un nocciolo, un cuore profondo, che Borges offre chiaramente alla sua amata (Ti offro quel nocciolo di me stesso, che ho conservato, in qualche modo – il centro del cuore che non tratta con le parole).

Amare significa così, offrire anche la parte più buia di se stessi, per poter essere “luce” in due.

Ciò che ti offro, la poesia di Borges

Ti offro strade difficili, tramonti disperati,
la luna di squallide periferie.
Ti offro le amarezze di un uomo
che ha guardato a lungo la triste luna.

Ti offro i miei antenati, i miei morti,
i fantasmi a cui i viventi hanno reso onore col marmo:
il padre di mio padre ucciso sulla frontiera di Buenos Aires,
due pallottole attraverso i suoi polmoni, barbuto e morto,
avvolto dai soldati nella pelle di una mucca;
il nonno di mia madre – appena ventiquattrenne –
a capo di un cambio di trecento uomini in Perù,
ora fantasmi su cavalli svaniti.

Ti offro qualsiasi intuizione sia
nei miei libri, qualsiasi virilità o vita umana.
Ti offro la lealtà di un uomo
che non è mai stato leale.
Ti offro quel nocciolo di me stesso
che ho conservato, in qualche modo –
il centro del cuore che non tratta con le parole,
né coi sogni e non è toccato dal tempo,
dalla gioia, dalle avversità.

Ti offro il ricordo di una
rosa gialla al tramonto,
anni prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa,
teorie su di te, autentiche e sorprendenti notizie di te.

Ti posso dare la mia tristezza,
la mia oscurità, la fame del mio cuore;
cerco di corromperti con l’incertezza,
il pericolo, la sconfitta.

 

Stella Grillo

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