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Poesia sulla lettura

“Chi sei tu, lettore?”, la poesia di Tagore sull’immortalità della letteratura

"Chi sei tu, lettore?" è una poesia di Tagore sull'importanza della lettura. Un modo per celebrare questa nobile attività.
“Chi sei tu, lettore?” è una poesia di Rabindranath Tagore, perfetta per celebrare la nobile attività della lettura, che si festeggia il 24 Marzo di ogni anno. Una giornata internazionale per  ricordare insieme l’importanza del leggere un libro, una poesia, un giornale. In questo anno difficile, complesso in molteplici aspetti, la lettura ci ha salvato e per questo è giusto festeggiarla.
 

La poesia e la letteratura ci rendono vivi

 
Rabindranath Tagore parla ai suoi posteri, a colore che leggeranno le sue parole tra cent’anni o quelli che le stanno leggendo ora. In questo modo sottolinea immediatamente una caratteristica fondamentale della poesia e delle parole scritte: l’immortalità. Possono passare gli anni, possono cambiare le persone il mondo con esse, ma ciò che è scritto non può cambiare. Per questo Tagore, attaccato alla sfera spirituale delle nostre vite, chiede: “chi sei tu, lettore?”
 
Non potendo lasciarci una fotografia delle sue giornate o del sole, del cielo, sotto i quali lui vive, sceglie di descriverci tutto ciò. Invita il suo lettore a fare uguale, a cogliere e a rubare con gli occhi i dettagli del mondo, per non perderne mai la memoria. La poesia si fa portavoce di luoghi lontani e immagini del passato, vive ancora oggi nei nostri giorni. 
L’input che vuole darci Tagore è che con la poesia tutto prende una forma diversa, ci ricorda che lettura ci unisce e ci rende sensibili alle essenza più profonde. 
 
Concedi ch'io possa sedere, la poesia di Tagore da dedicare a chi è lontano

Concedi ch’io possa sedere, la poesia di Tagore da dedicare a chi è lontano

“Concedi ch’io possa sedere” di Rabindranath Tagore, poeta bengalese, è una poesia perfetta da dedicare ad una persona che vorremmo sempre avere accanto.

 

Chi sei tu, lettore? La poesia

 
Chi sei tu, lettore che leggi
le mie parole tra un centinaio d’anni?
Non posso inviarti un solo fiore
della ricchezza di questa primavera,
una sola striatura d’oro
delle nubi lontane.
Apri le porte e guardati intorno.
Dal tuo giardino in fiore cogli
i ricordi fragranti dei fiori svaniti
un centinaio d’anni fa.
Nella gioia del tuo cuore possa tu sentire
la gioia vivente che cantò
in un mattino di primavera,
mandando la sua voce lieta
attraverso un centinaio d’anni.
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