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Poesia su Carla Fracci

“La danzatrice stanca” di Montale dedicata a Carla Fracci

Scompare oggi, 27 Maggio 2021, un mito della danza: Carla Fracci. La vogliamo ricordare attraverso le parole di Montale, in una poesia del '69.

Ci ha lasciato oggi, 27 Maggio 2021, un mito della danza: Carla Fracci. All’età di 84 anni se n’è andata una grandissima donna che ha portato alto il nome del nostro paese in tutto il mondo. Vogliamo ricordarla attraverso le parole di Eugenio Montale, il quale aveva con la Fracci un forte legame, tanto da dedicarle una poesia datata 1969.

Carla Fracci tra le parole di Montale

“La danzatrice stanca” è una poesia di Eugenio Montale, composta nel 1969, in onore di Carla Fracci. 
In quegli anni, infatti, Montale scriveva per il Corriere della sera e si occupava di critica musicale. Per questo motivo iniziò a frequentare la scala di Milano dove Carla Fraccia era la ballerina più nota della storia.

I due legarono moltissimo, dando avvio ad una forte amicizia. Eugenio Montale, già noto per la sua meravigliosa raccolta “Ossi di Seppia”, descrive la danzatrice  figura leggerissima, eterea, che torna come una piuma a ballare sul palco dopo la gravidanza (poi potrai rimettere le ali“). 

Dopo la convalescenza e dopo essere tornata in forma, Carla Franci fu in grado di tornare sul palcoscenico più bella e forte di prima. Perché la sua forza era incredibile (a te bastano i piedi sulla bilancia per misurare i pochi milligrammi che i già defunti turni stagionali non seppero sottrarti).

Montale la vede come un vero e proprio angelo in grado di donare vita a qualsiasi rappresentazione e spettacolo, che, senza di lei sembravano essere solo “sfilate di persone inanimate” (nivei dèfilès di morte).

In poche parole, uno dei poeti contemporanei più importanti della nostra storia, ci regala un quadro inedito di Carla Fracci, facendoci cogliere tutta la sua classe ed eleganza. Attraverso le sue parole, traspare il ritratto di una donna in grado di “volare” su due scarpette da danza, ma anche in grado di stare con i piedi a terra, con coraggio, determinazione, ambizione.

La sua personalità traspare in maniera così chiara, tanto da farci commuovere di fronte al pensiero che, entrambi, ora, si siano ricongiunti in uno spazio ultraterreno. Carla, che la terra ti sia lieve. Grazie.

“La danzatrice stanca”, la poesia per Carla Fracci

Torna a fiorir la rosa che pur dianzi languia…
dianzi? Vuol dire dapprima, poco fa.
e quando mai può dirsi per stagioni
che s’incastrano l’una nell’altra, amorfe?
ma si parla della rifioritura
d’una convalescente, di una guancia
meno pallente ove non sia muffito
l’aggettivo, del più vivido accendersi
dell’occhio, anzi del guardo.
è questo il solo fiore che rimane
con qualche merto d’un tuo dulcamara.
a te bastano i piedi sulla bilancia
per misurare i pochi milligrammi
che i già defunti turni stagionali
non seppero sottrarti. Poi potrai
rimettere le ali non più nubecola
celeste ma terrestre e non è detto
che il cielo se ne accorga. basta che uno
stupisca che il tuo fiore si rincarna
si meraviglia. non è di tutti i giorni
in questi nivei défilés di morte.

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