Addio a Kiki Dimoula

Addio a Kiki Dimoula, la più grande poetessa greca contemporanea

Scoprire che la poesia ha perso una simile esponente ci fa sentire tutti molto più soli. A cura di Paola Cingolani
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Una sorta di schiaffo in pieno viso: così è stato, per me, il post apparso due giorni fa sull’account Facebook ufficiale di Kiki Dimoula. La poetessa greca aveva compiuto 88 anni lo scorso giugno e, agli occhi miei, era apparsa da subito al pari della Szymborska.

Scoprii i suoi versi circa un decennio fa da un sito di poesia. “La pietra perifrastica” mi sembrava evocare moltissimo la più nota “Conversation with a stone” della collega Premio Nobel, appunto.

La pietra perifrastica

Parla
Dì qualcosa, una qualsiasi.
Soltanto non stare come un’assenza d’acciaio
Scegli una parola almeno,
che possa legarti più forte con l’indefinito.
Dì “ingiustamente” “albero” “nudo”
Dì “vedremo”
«imponderabile»,
«peso».
Esistono così tante parole che sognano una veloce, libera, vita con la tua voce

Parla
Abbiamo così tanto mare davanti a noi
Dove noi finiamo inizia il mare
Dì qualcosa
Dì «onda», che non sta arretra
Dì «barca», che affonda se troppo la riempi con periodi
Dì «attimo»,
che urla aiuto affogo,
non lo salvare,
Dì, «non ho sentito»

Parla
Le parole hanno inimicizie,
hanno antagonismi
se una ti imprigiona,
l’altra ti libera.
Tira a sorte una parola dalla notte.
La notte intera a sorte
Non dire «intera»,
Dì «minima»,
che ti permette di fuggire.
Minima
sensazione,
tristezza
intera
di mia proprietà
Intera notte

Parla
Dì «astro», che si spegne
Non diminuisce il silenzio con una parola…
Dì «pietra»,
che è parola irriducibile
Così, almeno
che io possa mettere un titolo
a questa passeggiata lungomare.

Mi sono innamorata nell’immediato di Kiki Dimoula, ho acquistato “L’adolescenza dell’oblio” – un libro fra i più belli io possegga – e, da quella volta, l’ho paragonata spesso anche alla nota poetessa italiana Cristina Bove. Di Cristina ho letto tutto e della Szymborska posseggo quasi tutto; è più semplice la diffusione della lingua italiana o dei testi di un Premio Nobel.

Di Kiki Dimoula ho imparato ad apprezzare le sillogi con ritardo – come tutti – perché scriveva in greco: una volta individuata, però, è bastata una ricerca minimale per scoprire quanto fosse di valore. Ne scrissi qui, su Libreriamo, presentandola al pubblico italiano che ancora non aveva avuto occasione di scoprirla.

Chi è Kiki Dimoula

Kiki Dimoula è la prima poeta donna vivente il cui nome viene inserito per meriti nella prestigiosa pubblicazione francese ‘Gallimard’s poetry series’.
Con diverse lodi e varie onorificenze, la Dimoula ha vinto moltissimi riconoscimenti nazionali ed internazionali, culminando nel “Premio Europeo per la Letteratura” nell’anno 2009. La sua opera è – al momento – tradotta in almeno sette lingue.
Suppongo sia poco nota in Italia per via delle recenti traduzioni ma, indubbiamente, ha composto poesie davvero affascinanti. È uno dei miei amori poetici fra i più nuovi, una scoperta di pochi anni fa, un’emozione che ho deciso volentieri di condividere insieme a voi: dalla prima poesia che ho letto mi sono sentita toccare nell’anima, fino dentro alle sue pieghe più intime. Tratta dalla sua raccolta “L’adolescenza dell’oblio”, ho selezionato con una certa difficoltà questa poesia intitolata “Estate”; la condivido, sperando sia gradita al pubblico di questo rinomato blog tanto quanto l’amo io.

Estate

Quest’estate
è entrata come un disegno di bambino
che porta per la prima volta sulla scena
paesaggi e stagioni
e non sa
quale posizione, quale distanza,
soprattutto quale enfasi dare
a colori ed elementi.
E per ignoranza immaginifica
ha messo tutto in primo piano,
con epico disordine,
con improvvisa abbondanza, come se
un paesaggio vagante fosse venuto ridendo
a svuotarsi disordinatamente
in altro paesaggio:

Lune sonnambule sull’orlo dei sogni,
lentischi malati del loro odore,
piante di granoturco alte e tese
come ignare o eroiche,
olivi in preghiera
per tutta la lunghezza e la paura dello sguardo
– Dio mio, allontanalo anche da noi –
bianche chiese volanti di campagna
con dietro pigri crepuscoli
come preti esausti di suonare vespri,
mare adulatore
intorno all’ostinata asimmetria delle montagne
e meriggi eretti
che stanno sull’attenti davanti al sole.
E sopra
nuvole di caldo innamorato.

Quest’estate
non l’aspettava nessuno;
è venuta come qualcuno dato per morto.
E ha portato di nuovo imbarazzo,
una tensione dimenticata
e un’insonnia
per cose date anch’esse
per morte.
(Faceva tanto caldo dentro gli occhi,
c’erano caffetterie fumose,
tutta la notte canzoni ardenti,
mani ubriache che danzavano
e dicevano sciocchezze ad altre mani.
In alto
notti poetesse scrivevano.)

Quest’estate
come un disegno di bambino,
completato da qualcuno
con cose date per morte
come poesia poggiata su altra poesia.

Ora
quest’estate
è sangue secco sui nostri giorni.
La trovammo morta
in un monologo a proiettile.

Kiki Dimula, da “L’adolescenza dell’oblio” 

Mi pervade e mi attanaglia una sensazione fortissima di tenerezza, al contempo provo un notevole scoramento, credo che circa due settimane fa un’amica abbia rievocato questo mio articolo e comprato il libro. Ha avuto fiducia nel mio consiglio e mi ha lasciato un bellissimo messaggio, comunicandomi d’aver letto “L’adolescenza dell’oblio” e di volerlo rileggere. (Entrambe lo teniamo sul comodino.)

Scoprire che la poesia ha perso una simile esponente ci fa sentire tutti molto più soli.  Prendo il mio libro reliquia e lo apro a caso: ecco, vi riporto la poesia.

La “o” disgiuntiva

Mi ha chiuso in casa la pioggia
e ora dipendo dalle gocce.

Ma come sapere se è pioggia
o lacrime dal cielo profondo di un ricordo?
Sono troppo cresciuta per dare
senza riserve un nome ai fenomeni:
questa è pioggia e queste sono lacrime.

Rimango asciutta tra
due possibilità: pioggia o lacrime,
e tra tante ambigue realtà:
pioggia o lacrime,
amore o modo di crescere,
tu o piccola oscillante ombra
dell’ultima foglia che saluta.
Ogni ultima cosa,
la chiamo ultima senza riserve.

Sono troppo cresciuta
perché questo sia motivo di lacrime.
Lacrime o pioggia, come saperlo?
E continuo a dipendere dalle gocce.
E sono troppo cresciuta
per aspettare una misura quando piove
e un’altra quando non piove.
Gocce per tutto.
Gocce di pioggia o lacrime.

Dagli occhi di un ricordo o dai miei.
Io o il ricordo, chi lo sa.
Sono troppo cresciuta per distinguere i tempi.
Pioggia o lacrime.
Tu o piccola oscillante ombra
dell’ultima foglia che saluta.

(Da “L’adolescenza dell’oblio” – Pag. 50 / 51 – Crocetti Editore)

Non dimenticherò mai la sua abilità nel tramutare l’abbandono in poesia.

Paola Cingolani

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