Salone del Libro e fascismo, continuano le polemiche

Dopo Christian Raimo e Wu Ming, anche Carlo Ginzburg annulla la sua partecipazione al Salone del Libro di Torino a causa della presenza di Altaforte
Salone del Libro e fascismo, continuano le polemiche

MILANO – Defezioni a catena al Salone del Libro di Torino. Dopo la rinuncia del collettivo di scrittori Wu Ming e dello scrittore Carlo Ginzburg, Christian Raimo si dimette dal comitato direttivo del Salone, e molti scrittori ed editori annunciano che stanno redigendo un documento di protesta.  Le polemiche sono iniziate settimana scorsa, quando è trapelata la notizia che la casa editrice Altaforte, vicina a Casapound e editore del libro di Matteo Salvini Io sono Matteo Salvini. Intervista allo specchio, avrà il suo stand al Salone.

Salone del Libro e fascismo

Il comitato del Salone del Libro ha rilasciato un comunicato nella giornata di sabato, affermando che, in conformità con l’articolo 21 della Costituzione, «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». «Materia della magistratura, quindi, è giudicare se un individuo o un’organizzazione persegua finalità antidemocratiche. È pertanto indiscutibile il diritto per chiunque non sia stato condannato per questi reati di acquistare uno spazio al Salone e di esporvi i propri libri».

Una risposta giudicata da molti insufficiente. Il collettivo di scrittori Wu Ming ha annunciato l’annullamento della sua partecipazione al Salone affermando che «Come spesso accade, ci si nasconde dietro il «legale» per non assumersi una responsabilità politica e morale. Per rigettare il fascismo non serve un timbro della questura. […]. Noi non abbiamo intenzione di condividere alcuno spazio o cornice coi fascisti. Mai accanto ai fascisti.». A ruota li ha seguiti lo scrittore e storico Carlo Ginzburg, nipote del giornalista Leone Ginzburg, morto nel 1944 in carcere torturato dalle SS. Ginzburg si dice pienamente d’accordo con le posizioni espresse da Wu Ming, e afferma che la sua è una «scelta politica, che non ha niente a che fare con la legalità».

Christian Raimo, membro del comitato direttivo del Salone del Libro, ha scritto un post su Facebook, poi cancellato, nel quale affermava che «Nell’ultimo anno le cose sono cambiate. I neofascisti si stanno organizzando. (…) Matteo Salvini è dichiaratamente organico a quel mondo, e non a caso pubblica la sua intervista con Altaforte»; e anche che «le idee neofasciste, sovraniste sono la base per l’ideologia della forza maggioritaria di governo». Proseguiva facendo un elenco di nomi di giornalisti conniventi con le idee nazionaliste portate avanti dalla destra estrema, tra cui Alessandro Giuli, ex co-direttore del «Foglio» e direttore di Tempi; Francesco Borgonovo, vicedirettore di La Verità; Adriano Scianca, responsabile culturale di CasaPound Italia; e l’editore Francesco Giubilei. A questo post ne è seguito un altro, nel quale Raimo annunciava le sue dimissioni dal comitato direttivo.

Il Presidente del Comitato Nicola Lagioia ha proseguito il dialogo sempre su Facebook, attraverso due post, nei quali ribadisce con forza la posizione antifascista del Salone del Libro e invita i politici e i giornalisti a non strumentalizzare il dibattito.

Intanto, un gruppo di scrittori, tra i quali Michela Murgia, Chiara Valerio, Helena Janeczek, Teresa Ciabatti, sta lavorando a un documento con il quale, pur non disertando il Salone, vogliono esprimere il loro disagio nel «condividere lo spazio con un editore che presenta il fascismo come l’epoca d’oro della società italiana».

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