“Non sono problemi nostri”, il video virale che invita tutti a rimanere umani

Abbiamo intervistato Fabrizio del duo palermitano I Sansoni per raccontarci il messaggio sociale contenuto nel loro ultimo video
“Non sono problemi nostri”, il video virale che invita tutti a rimanere umani

MILANO – Quattro milioni di visualizzazioni su Facebook in due settimane, oltre 52mila tra like a reactions, più di 79mila commenti. Sta spopolando sui social “Non sono problemi nostri”, l’ultimo video realizzato dal duo palermitano I Sansoni, composto dai fratelli Fabrizio e Federico Sansone. La “pellicola”, così ama definire Fabrizio i loro lavori, non vuole lanciare messaggi politici, ma solo richiamare l’attenzione di tutti sull’importanza di restare umani. Abbiamo intervistato Fabrizio per raccontarci come è nato il video e in generale spiegarci in cosa consiste la loro attività.

Come è nata la realizzazione del video “Non sono problemi nostri”?

Sentivamo il bisogno di rappresentare in maniera metaforica ciò che stiamo vivendo nel nostro Paese.  Siamo due giovani palermitani, ci piace essere leggiadri, leggeri, semplici e non vogliamo affrontare il fenomeno dell’immigrazione in termini politici, trovando soluzioni. Ci appelliamo all’importanza di “rimanere umani” attraverso diverse metafore e riferimenti: nel video non ce la prendiamo con un politico in particolare, ma con la mentalità della gente di oggi.

Qual è la vostra storia?

Nasciamo artisticamente il primo maggio del 2015: eravamo due giovani siciliani cresciuti in una famiglia con una mentalità che non concepiva l’arte come un mestiere. Da quel momento in poi siamo costantemente cresciuti, senza mai un apice. Abbiamo iniziato collaborando con Niccolò Presta, e in questi tre anni abbiamo lavorato con Ficarra e Picone e con altri per imparare questo lavoro. Come piattaforma abbiamo scelto il web, principalmente Facebook, per esprimere attraverso i nostri video dei concetti sociali alternati, e a volte intrecciati, a contenuti comici. Vogliamo abbattere gli stereotipi della società, come quello che riguarda le differenze tra nord e sud.

Non solo video: su cosa state lavorando ultimamente?

Abbiamo debuttato a teatro con il nostro primo spettacolo, intitolato “Fratelli, ma non troppo”: siamo partiti da Palermo per poi percorrere tutta la Sicilia, facendo registrare sempre sold out in tutte le date. Abbiamo fatto piccole comparse televisive, utili per la nostra formazione. Ci piacerebbe in futuro lavorare su un film: partendo dal web, la nostra esperienza vuole andare su tutte le piattaforme.

Tra i diversi stereotipi che affrontate nei nostri lavori, anche quello secondo il quale al Sud tutto farebbe fatica a crescere…

Siamo la prova vivente che è possibile sfatare questo tabù. Oggi ci sono nuovi mezzi e tecnologie che permettono di crescere a due ragazzi e praticamente di fondare un’azienda, guadagnando attraverso le piattaforme del web. Il punto di vista economico per una start up è la base: in quattro anni ci siamo trovati l’opportunità di guadagnare dei soldi che abbiamo subito reinvestito in nuovi progetti. Piano piano siamo diventati l’investimento di noi stessi. Tramite la monetizzazione di piattaforme come Facebook e Youtube abbiamo avuto la possibilità di guadagnare senza ricevere influenze esterne legate ai nostri contenuti e le nostre idee: siamo liberi di decidere cosa dire, e ciò non è sempre così facile e scontato oggi.

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