Luca Pagliari

“Lapidiamo il frocio”, a Nuoro una storia di bullismo e violenza

Luca Pagliari, giornalista e storyteller, racconta l'incontro con Gianluca, uno studente sardo vittima di bullismo a causa del suo orientamento sessuale

Sono stato a Nuoro per SLegali – Studenti a scuola di legalità, un progetto per promuovere la legalità tra gli studenti liceali promosso dalla cooperativa Lariso di Nuoro e finanziato dall’Assessorato Regionale della Pubblica Istruzione. Ho incontrato docenti, studenti, genitori, cittadini e addetti ai lavori, più semplicemente potrei dire che ho incontrato delle persone. Il tema doveva essere il bullismo ma siamo andati oltre, perché purtroppo il mondo è infarcito da storie di soprusi, violenze e vessazioni. Raramente ho letto negli occhi delle persone una partecipazione emotiva così intensa.

Tre giorni in Barbagia (la regione dove sorge Nuoro) sono troppo pochi per comprendere un modo di intendere la vita ma sono sufficienti per farti un’idea di un’area che pochissimi conoscono. Terra selvaggia e unica, dove ogni paese ha una sua etica, un suo costume e un suo dialetto. A Orune parlano con la erre francese mentre in altri paesi preferiscono non parlare per niente, perché qui il silenzio è di platino. A Fonni, mille metri di altezza, nel cuore della Barbagia di Ollolai, per indicare una persona, devi affiancare al suo nome quello della mamma (Gavino di Rossana, Efisio di Maria e via dicendo), segno di una società spiccatamente matriarcale. Il cognome paterno conta poco, roba buona solo per l’anagrafe che non ha anima, perché è la mamma che lascia la traccia. A Mamoiada ti spaventano con le loro maschere nere di legno i Mamuthones, c’è chi sostiene che questa usanza risalga addirittura all’età nuragica.

Storie di incubi, di viaggi nel subconscio, di chili e chili di campanacci appesi al corpo che scuotono le coscienze, storie che affascinano i grandi e terrorizzano i piccoli. Qui non esiste il dialetto. Esiste una lingua che a volte s’intreccia con il latino ed altre con lo spagnolo.
A farmi da guida tra queste montagne il Professor Gianfranco Oppo, da 25 anni impegnato nello studio del bullismo.

“Lapidiamo il frocio”

Siamo a Nuoro, per l’incontro con gli studenti. Una foto ci ritrae di spalle mentre Gianluca mi racconta il suo dolore. Ora possiamo farlo. Gli altri studenti hanno abbandonato il teatro e noi siamo al riparo da qualsiasi sguardo indiscreto.

Luca Pagliari e Gianluca

Stare al riparo per Gianluca è divenuto quasi uno stile di vita. Un “modus operandi” si diceva una volta. Ripararsi dagli sguardi di scherno perché lui è omosessuale (un frocio del cavolo, secondo alcuni suoi coetanei). Ripararsi dalle sassate. Quelle che gli hanno tirato la notte di Hallowen. Pietre contro di lui e poi contro la porta della sua casa. Gianluca aveva organizzato una festicciola, non era un’orgia e neppure un ritrovo “only for gay”. Era semplicemente una festa tra amici. Lui a quelle sassate aveva risposto in maniera spiazzante: “Venite anche voi. Entrate. Siete i benvenuti”. Non era una provocazione, era un semplice gesto pacificatore. Ovviamente non è servito a nulla.
La legge della giungla subumana lo ha inequivocabilmente collocato dalla parte delle prede. Animale da fuga, sempre in allerta, pronto a fiutare il pericolo e ad inventarsi una via di fuga. Per il branco dei predatori a volte sei invisibile e altre volte no. Quindi meglio non fidarsi.

Gianluca ha i tratti delicati e lo sguardo profondo. Mentre ce ne stiamo seduti sul bordo del palcoscenico mi dice con realismo: “Ho imparato da tempo a cavarmela da solo. Se mi attaccano il problema è il loro, non il mio. Io vado avanti per come sono”.
È ingiusto dover crescere troppo in fretta. È ingiusto, quando si hanno soli 15 anni, essere costretti a sviluppare i giusti anticorpi per combattere il veleno del pregiudizio e delle maldicenze.

È una guerra impari, eppure sei costretto a combattere perché l’alternativa purtroppo non esiste. Il Professor Oppo che da 25 anni studia il bullismo gli sta vicino, perché Gianfranco Oppo è uno studioso da trincea, uno di quelli che agisce e che mira dritto al cambiamento.
Si è fatto tardi e Gianluca deve prendere l’autobus che lo riporterà nel suo paese della Barbagia. Ci salutiamo. Gli auguro tutto il bene dell’universo. Fortunatamente nella sua vita ci sono anche tanti amici, tanti sorrisi e molta solidarietà. Concentriamoci su questo e avanti così.

Luca Pagliari

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