incidente diplomatico ai Musei Capitolini

La relazione segreta sulle statue censurate: “Fu un ordine dell’Iran”

La Sovrintendenza al prefetto di Roma: “Scelte fatte da altri”
La relazione segreta sulle statue censurate: “Fu un ordine dell’Iran”

MILANO – Dopo la figuraccia a livello mondiale e il rimpallo di responsabilità la verità sull’incidente diplomatico ai Musei Capitolini sta venendo fuori. Secondo quanto affermato nelle ultime ore la colpa sarebbe da attribuire alla delegazione iraniana.

UN FLASHBACK – Secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano, a 72 ore dal vertice il consigliere diplomatico del premier Matteo Renzi, Fabio Sokolowicz, annuncia un cambio di programma: l’incontro con il presidente iraniano Rohuani non si sarebbe più tenuto a Palazzo Chigi, come previsto, ma in Campidoglio. Il Capo del Cerimoniale Ilva Sapora riceve l’ordine di coprire le statue. L’indagine condotta dal segretario generale della presidenza del Consiglio Paolo Aquilanti rivelerebbe come le radici dell’imbarazzante vicenda affondano “in un misto di guerre di potere e segnali di mitomania”. Per Repubblica invece sarebbe stato un vero e proprio diktat dell’Iran. Una decisione presa dopo “quattro sopralluoghi condotti in gran segreto nelle settimane precedenti al 25 gennaio (data della conferenza stampa congiunta nella Sala dell’Esedra) da altrettanti protagonisti: il capo del Cerimoniale italiano, Ilva Sapora; il capo della delegazione iraniana; il capo del cerimoniale comunale Francesco Piazza e il sovrintendente capitolino Presicce”. Le statue, considerate imbarazzanti dagli ‘ambasciatori’ persiani, vanno coperte.

 

La relazione segreta sulle statue censurate: “Fu per ordine dell’Iran”

 

VERITA’ PROVVISORIE – Presicce non ci sta e per scagionarsi ha inviato una relazione al prefetto di Roma Francesco Paolo Tronca per replicare all’accusa di non averlo informato. Il sovraintendente avrebbe solo assistito a decisioni prese da altri. Intanto ancora non si è arrivati a una verità nuda e spuria, per ora resta coperta, come le statue.

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