Il video di Borsellino, “Che senso ha la scorta di mattina, per essere ucciso di sera?

Oggi in Senato è stato proiettato un video inedito di Borsellino che protesta la mancata protezione da parte della Commissione Antimafia
Il video di Borsellino,

MILANO – “Che senso ha essere accompagnato la mattina per poi essere libero di essere ucciso la sera?”. Queste sono le parole di Paolo Borsellino – ucciso nella strage di via D’Amelio a Palermo il 19 luglio del 1992 assieme alla sua scorta – in un video proiettato oggi in Senato in occasione della desecretazione di atti e documenti su indagini mafiose.

Borsellino e la mancanza di aiuto dallo Stato

Paolo Borsellino si rivolge alla commissione antimafia di allora, lamentandosi di non essere abbastanza protetto dallo Stato italiano. Aveva infatti la scorta solo di mattina, per mancanza di autisti, mentre la sera era “libero di essere ucciso”. Oltre alla necessaria scorta, denuncia Borsellino, mancano anche segretari e dattilografi, per non parlare del supporto tecnico del computer. “E’ un computer della Honeywell – dice – ed è diventato indispensabile perché la mole dei dati contenuti anche in un solo processo è tale che non è più possibile usare i sistemi tradizionali delle rubrichette”.

Gli atti della Commissione accessibili a tutti

1600 documenti, tra materiali e atti dal 1963 al 2001 da oggi diverranno accessibili a tutti, raccolti in un unico sito. La commissione Antimafia, infatti, ha deciso all’unanimità di renderli pubblici togliendo il segreto fino al 2001. La desecretazione viene accompagnata dalla digitalizzazione dei materiali. Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Rah ha commentato: «E’ un lavoro incredibile per la nostra democrazia, dare finalmente luce e pulizia ai pilastri del nostro Stato. La nube che prima copriva tante verità può essere dissolta».

Il fratello di Borsellino chiede di più

Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato, non accetta che venga messa la parola fine sull’omicidio, e domanda maggiore apertura da parte dello Stato: “In quella strage mio fratello è stato ridotto ad un tronco carbonizzato senza più le gambe e le braccia, i pezzi di quei ragazzi sono stati raccolti uno ad uno e messi in delle scatole per poi essere identificati, separati e racchiusi in delle bare troppo grandi per quello che restava di loro. Ora, a 27 anni di distanza, non posso accettare che i pezzi di mio fratello, le parole che ha lasciato, i segreti di Stato che ancora pesano su quella strage, vengano restituiti a me, ai suoi figli, all’Italia intera, ad uno ad uno. E’ necessario che ci venga restituito tutto, che vengano tolti i sigilli a tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti e non solo sulla strage di Via D’Amelio ma su tutte le stragi di Stato che hanno marchiato a sangue il nostro Paese” (via La Stampa).

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