“Tortura cinese” origine e significato del curioso modo di dire

14 Gennaio 2026

Scopri l'origine e il significato dell’espressione "tortura cinese" e gli altri modi di dire che vengono utilizzati in contesti simili.

Tortura cinese origine e significato del curioso modo di dire

Ci sono cose che non vi piace fare o persone che preferireste non incontrare? Se si, tutte le volte che le vostre speranze vengono disattese vi sembrerà di trovarvi di fronte a una “tortura cinese”. Ma da dove deriva questa espressione? Scopriamo origine e significato di questo modo di dire dichiaratamente “orientale”.

Il significato del modo di dire

In senso figurato l’espressione “tortura cinese” è usata per definire l’ansia generata da una preoccupazione assillante, un’attesa lunga e snervante, un sospetto, un dubbio atroce o un tormento interiore. Esempio: “dovrò attendere due mesi prima di conoscere l’esito dell’esame:  questa è una tortura cinese!” oppure “”Il rumore di quel rubinetto che gocciola di notte è una vera tortura cinese.”

Cos’è una tortura cinese

Nell’immaginario collettivo la tortura cinese rimanda a metodi di tortura, tanto ingegnosi e raffinati quanto lenti e crudeli, volti a fare durare la sofferenza del malcapitato il più a lungo possibile. Pare che nell’antichità i cinesi considerassero la tortura una vera e propria arte alla quale dedicarsi con cura e abnegazione.

La tortura della goccia cinese

Una variazione sul tema è la “tortura della goccia cinese” che consiste in gocce d’acqua fatte cadere ripetutamente sulla fronte della vittima fino a provocarne la pazzia o, secondo la leggenda, a causare addirittura la perforazione del cranio. Non era la goccia in sé a ferire, ma l’imprevedibilità del momento della caduta e la ripetitività ossessiva che portavano la vittima alla follia o a un estremo esaurimento nervoso.

Sebbene sia un’idea già discussa in testi del Cinquecento sulla tortura giudiziaria, la storia della “tortura della goccia cinese” ha origini incerte. Altrettanto poco sicure è un suo reale e sistematico utilizzo come strumento inquisitorio medievale.

La “tortura della goccia cinese” ci fa venire in mentre un’altra celebre espressione: “la goccia scava la pietra”, che a sua volta deriva dalla frase latina “gutta cavat lapidem” ed indica la lenta azione erosiva dell’acqua sulle formazioni rocciose, Tale espressione, già usata nel I secolo a.C. da poeti come Ovidio, Tibullo e Lucrezio, ancora oggi viene utilizzata per indicare in generale gli effetti significativi e duraturi di azioni apparentemente inefficaci ma continue e ripetute.

Ma questa tortura è davvero originaria della Cina?

In realtà, non ci sono prove storiche certe che questa tortura sia stata inventata in Cina. Molti storici attribuiscono la prima descrizione di un metodo simile a un avvocato italiano del XV secolo, Ippolito Marsili. Il termine “cinese” si è probabilmente diffuso in Occidente (soprattutto negli USA all’inizio del ‘900, grazie anche agli spettacoli di Harry Houdini) per dare al metodo un’aura di mistero ed “esotismo” crudele tipico dei racconti dell’epoca.

Nonostante ciò, tale espressione è diventata molto diffusa nei libri e in altre pubblicazioni, quasi come se il mistero intorno ad essa abbia potuto contribuire alla sua popolarità.

Altri modi di dire “noiosi”

Al concetto di “tortura cinese” legato alla ripetitività eccessiva e al fastidio provocato si rifanno altri modi di dire della lingua italiana capaci anch’essi di descrivere qualcosa di estremamente noioso, ripetitivo o psicologicamente logorante:

Un disco rotto“: espressione utilizzata per indicare una persona che ripete continuamente la stessa cosa, diventando irritante.

La tela di Penelope“: modo di dire che sta ad indicare un lavoro che non finisce mai perché ciò che si fa di giorno viene disfatto (o vanificato) di notte.

Modi di dire e lingua italiana: come conoscerli e mettersi alla prova

Se per voi conoscere meglio le sue espressioni italiane non rappresenta una “tortura cinese” , vi consigliamo il libro “Perché diciamo così” (Newton Compton), opera scritta dal fondatore di Libreriamo Saro Trovato contenente ben 300 modi di dire catalogati per argomento, origine, storia, tema con un indice alfabetico per aiutare il lettore nella variegata e numerosa spiegazione delle frasi fatte. Un lavoro di ricerca per offrire al lettore un “dizionario” per un uso più consapevole e corretto del linguaggio.

Inoltre, se per voi non rappresenta una “tortura” la conoscenza della lingua italiana, vi suggeriamo il libro “501 quiz sulla lingua italiana” (Newton Compton) di Saro Trovato: ben 501 quiz, attraverso i quali ciascuno potrà misurare, in maniera obiettiva, la propria conoscenza della lingua italiana. Si va dalla coniugazione dei verbi al corretto uso di apostrofi e accento, passando per test che invitano a mettersi alla prova circa l’origine delle parole della lingua italiana e quiz per dimostrare la conoscenza di chi sono i padri fondatori della nostra amata lingua, da Dante a Manzoni. Un “libro sociale” da condividere e da regalare.

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