“Scendi il cane” è accettato dalla Crusca nel linguaggio parlato

Alcuni verbi intransitivi che non prevedono il complemento oggetto sono stati accettati nell'Italiano colloquiale e parlato dall'Accademia della Crusca

MILANO – Le costruzioni tipicamente regionali e fino a poco tempo fa respinte dall’uso comune della lingua italiana, come scendi il cane, siedi il bambino, esci i panni, insomma tutte quelle costruzioni composte da verbo intransitivo (solitamente i verbi di moto) e complemento oggetto, sono state accettate dall’Accademia della Crusca, ma non sono state giudicate corrette. Tra gli Italiani sollievo, ma anche polemica.

La lingua si evolve

La lingua, come tutti gli aspetti che riguardano la cultura di un determinato popolo, Paese, territorio non è statica, ma si evolve attraverso l’uso che se ne fa. È ormai anacronistico pensare che le norme linguistiche vengano imposte dall’alto, senza corrispondenza con l’uso pragmatico. Anzi, avviene il contrario: sono le persone che determinano l’uso linguistico e l’Accademia della Crusca ne ha dato prova stabilendo che la costruzione regionale, diffusa soprattutto nel Sud Italia, del verbo intransitivo con complemento oggetto (per capirci: scendi il cane) possa entrare nell’ Italiano colloquiale.
Diciamo insomma che sedere, come altri verbi di moto, ammette in usi regionali e popolari sempre più estesi anche l’oggetto diretto e che in questa costruzione ha una sua efficacia e sinteticità espressiva che può indurre a sorvolare sui suoi limiti grammaticali.” scrive l’11 gennaio Vittorio Coletti, accademico della Crusca. Infatti se una determinata costruzione è attiva nelle varianti regionali e gode di un’efficacia sintetica, che la rende diffusa per la sua potenzialità, bisogna semplicemente prenderne atto.

Quindi, cosa cambia?

Cominceremo a straparlare e a mandare ulteriormente alle ortiche la bellissima lingua italiana? Nei testi dei nostri figli leggeremo quelle che fino a ieri erano considerate mostruosità? Niente di tutto ciò. Infatti le espressioni in questione hanno il lasciapassare solo per quanto riguarda l’italiano colloquiale, poiché rimangono estranee all’uso formale e a quello di alto livello, venendo ancora giudicate non corrette. Gli italiani potranno continuare a correggere queste costruzioni, per cui la norma che si insegna nelle scuole rimane invariata.
Ma è proprio questo il punto: la Crusca ha solo affermato ciò che si riflette già nella quotidianità italiana, per cui non si tratta di una rivoluzione, ma solo di una presa di coscienza.

A questo link è possibile leggere ciò che ha scritto Vittorio Coletti.

 

 

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