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Rave, origine e significato della parola

Scopriamo l'origine della parola Rave che ha scatenato dibattito nella politica e nella cronaca italiana

Secondo il dizionario Collins la parola rave deriva dal verbo inglese to rave, che significa “parlare o scrivere con entusiasmo” ma anche “parlare con eccitazione e in maniera non controllata”. L’origine del verbo rave è associata alla parola inglese raven, ossia il corvo imperiale o corvus corax, in grado di parlare come fanno i pappagalli,  ovvero in maniera incontrollata e con entusiasmo. La parola Rave e entrata ampiamente a far parte della lingua italiana, come confermato i diversi dizionari.

Rave significa, quindi, “farneticare” come fanno i corvi.  Dalle ricerche emerge, infatti, che la parola è associata agli antichi festeggiamenti invernali successivi al Natale e precedenti al periodo di Quaresima,  chiamati “feste dei folli” e carnevale. Durante questi periodi danze e recite satiriche si svolgevano anche per più giorni, derivando le loro origini nei Saturnali e in feste pagane.  

Durante i periodi di epidemie come la peste si trasformarono in feste dove l’ordine da scacciare con il caos della festa era rappresentato da una maschera che ricordava un corvo, cioè la maschera dei medici per gli appestati chiamata talvolta dal popolo “corvo”.

Intorno a questa maschera si svolgevano danze per esorcizzare e allontanare il male e la peste, legate anche alla rinascita della vita dopo la morte. Dalle associazioni di queste feste deliranti e insane, dove c’era la maschera del “corvo”, detto appunto raven in ingelse, è nata la parola rever e poi rave. 

Il primo uso della parola raver fu utilizzato dai giornali inglesi per attaccare i fan del jazz, ritenuti troppo animosi, in occasione del festival di Beaulieu del 1961, secondo quando riporta il libro Muro di Casse di Vanni Santoni.

L’origine dei rave

L’origine dei rave o free party è legata alla nascita della musica elettronica e il conseguente sviluppo di strumenti musicali e attrezzature per la diffusione acustica sempre più accessibili e facilmente trasportabili.

La stessa musica Techno nasce per essere vissuta ai margini della società, ovvero si sviluppa tra le minoranze, nei club americani frequentati per lo più da neri afroamericani, giovani alternativi e omosessuali. Tra questi si può citare il Warehouse di Chicago, dove nei primi anni 80 era considerato uno dei circoli più all’avanguardia per quanto riguarda le nuove sperimentazioni musicali elettroniche.

I Rave conquistano le metropoli mondiali e iniziano a vivere in fabbriche abbandonate. Negli anni ’90 soprattutto i ragazzi delle classi meno agiate e le avanguardie reagirono all’abbassamento del tenore di vita occupando immobili dismessi nelle periferie delle grandi città. Il fenomeno  fenomeno dà origine ai cosiddetti squat all’interno dei quali presero vita i primi centri sociali.

Come sempre accade con i fenomeni la filosofia iniziò ad essere utilizzata da numerosi locali notturni, discoteche e music club. L’uso del termine “rave” aveva perso gran parte delle sue connotazioni ideologiche originali, e veniva usato sempre più frequentemente per descrivere grandi eventi commerciali.

I Rave diventano free party

La denominazione alternativa free party cominciò a essere usata in Francia a metà degli anni novanta per recuperare il significato di denuncia sociale dei “rave” originali.

Il termine “free” (“libero” o “gratuito”) non si riferisce solamente all’accesso gratuito a queste manifestazioni, ma anche al fatto che gli artisti coinvolti alle serate si esibiscono senza compenso, per diffondere e condividere il proprio talento, nonché all’idea di liberazione dalle regole, dalla routine, dai divieti e dalle convenzioni socialmente imposte

Questi eventi nascono volutamente con l’intenzione di rimanere estranei e distanti dal sistema. I “party” sono quasi sempre avvolti da un alone di mistero. Grazie a internet e ai social networks, questa cultura ha avuto modo di espandersi e farsi conoscere rapidamente da un pubblico sempre maggiore.

Cosa vuole manifestare il free-party

Ecco i temi che sono al centro del popolo dei rave.

  • affronto alla proprietà privata attraverso l’occupazione di spazi abbandonati delle grandi città e la loro autogestione temporanea (TAZ, Zone Temporaneamente Autonome),
  • attacco alle forme di produzione commerciale delle discoteche, al valore del denaro, ai rapporti sociopolitici di dominio nel governo della metropoli,
  • negazione del dj visto come “star” dell’evento,
  • autoproduzione come concetto di massa (dalla produzione stessa della musica alla creazione di una vera e propria microeconomia alternativa, compreso il baratto
  • approccio allo sconosciuto con empatia,
  • sperimentazione di stati di coscienza diversi da quello tipico della quotidianità lavorativa (con o senza l’uso di sostanze),
  • ricerca di una consapevolezza comune, grazie alla messa in rete e della condivisione di conoscenze su un uso creativo e sovversivo della tecnologia,
  • uguaglianza nelle diversità, al di fuori, e, dalla politica tradizionale.

Tekalogue, le 10 regole dei rave

Sulla principale piattaforma web rivolta ai free party una pagina intera è dedicata al Manifesto del Rave.La partecipazione ai free party si basa su 10 regole che spiegano come bisogna comportarsi e il rapporto che bisognerebbe avere con gli altri, il cosiddetto Tekalogue.

  1. Rispetta la natura.
  2. Rispetta te stesso.
  3. Rispetta gli altri.
  4. Se non vuoi lasciare il tuo cane a casa prenditi cura di lui.
  5. Parcheggia in modo intelligente.
  6. Stai attento alle informazioni sul party: tienile per te e per i tuoi amici.
  7. Sei responsabile della tua sicurezza e di quella degli altri: se vedi qualcosa di sbagliato, violenza, aggressioni o qualunque cosa non esitare a intervenire.
  8. Non danneggiare o rubare il materiale del sound system e di nessun altro.
  9. Espandi la tua empatia.
  10. Sorridi sempre, trasmetti energia positiva e prendila bene, ricorda: Tu sei il party.

Molte delle istanze portate avanti dal movimento dei free party sono state, col passare degli anni, convertite e reinserite nel circuito commerciale. Locali privati organizzano serate ‘goa’ fino alla mattina, e grandi festivalrichiamano migliaia di persone, diffondendo musica tekno per giorni. Il tutto rigorosamente a pagamento, con la possibilità di raduno garantita, in uno spazio ritagliato, regolamentato, assicurando la possibilità di usi e consumi con prezzi da discoteche.

 

 

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