Il primo giorno d’aprile è un giorno che si è soliti dedicare al cosiddetto Pesce d’Aprile, giornata dedicata ad ogni genere di scherzo e gioco tra amici e parenti. Ma il primo aprile non è solo il giorno dedicato alla burle, ma un intreccio affascinante di leggende che attraversano i secoli, da Cleopatra alla Francia del Re Sole, fino a sbarcare nei porti d’Italia.
C’è qualcosa di profondamente letterario nel Pesce d’Aprile. È quel momento dell’anno in cui la realtà si sospende, lasciando spazio alla finzione, al gioco e a quella sottile ironia che da sempre nutre le pagine dei grandi romanzi.
Come nasce il Pesce d’Aprile
Ma perché proprio il 1° aprile? E perché un pesce? Sebbene non esista una verità assoluta, scopriamo le tracce lasciate dalla storia che ci portano a scoprire l’origine di questa bizzarra ricorrenza.
L’intrigo del calendario: quando il Capodanno cambiò data
La teoria più accreditata ci riporta nella Francia del XVI secolo. Prima dell’adozione del calendario gregoriano nel 1582, il Capodanno veniva festeggiato tra il 25 marzo (vecchia data dell’equinozio di primavera) e il 1° aprile, in coincidenza con l’equinozio di primavera. Quando il re Carlo IX decise di spostare l’inizio dell’anno al 1° gennaio, non tutti si abituarono subito al cambiamento.
Coloro che continuarono a scambiarsi regali e festeggiare in primavera vennero soprannominati i “folli d’aprile”. I burloni dell’epoca iniziarono a consegnare loro pacchi vuoti o regali assurdi, simboleggiando una festività che non esisteva più.
Cleopatra e la sfida all’ultimo amo
Se scaviamo ancora più a fondo, la leggenda ci porta sulle rive del Nilo. Si narra che Marco Antonio, durante una gara di pesca con Cleopatra, avesse ordinato a un servo di attaccare segretamente grossi pesci al suo amo per non sfigurare davanti alla regina. Cleopatra, accortasi dell’inganno, decise di rispondere con un tocco di genio: fece attaccare all’amo del generale un enorme pesce finto fatto di pelle di coccodrillo. Una beffa regale che molti considerano il primo vero “pesce” della storia. Da qui nascerebbe la simbologia del Pesce d’Aprile.
Perché proprio un “Pesce”?
Il simbolo del pesce non è casuale. In natura, il pesce è un animale che “abbocca” facilmente all’esca, proprio come la vittima predestinata di uno scherzo. Inoltre, il 1° aprile segna spesso l’uscita del Sole dal segno dei Pesci, legando la tradizione a cicli astrologici e al risveglio della natura.
La tradizione in Italia: da Genova al resto del Paese
In Italia, l’usanza di celebrare questa giornata è arrivata piuttosto tardi rispetto alla Francia, intorno alla metà dell’Ottocento. La prima città a lasciarsi contagiare fu Genova, grazie al suo porto vivace e ai continui scambi culturali con i vicini d’oltralpe. Inizialmente era un passatempo riservato ai ceti medio-alti, ma in poco tempo la “passione per la beffa” si diffuse in ogni vicolo, diventando la festa popolare che conosciamo oggi.
Curiosità dal mondo: quando l’ironia non ha confini
Oggi il Pesce d’Aprile è una lingua universale, ma ogni cultura la declina a modo suo. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti, il cosiddetto “April Fools’ Day” ha una regola ferrea: gli scherzi devono finire entro mezzogiorno. Chi continua dopo è considerato lui stesso il “folle”. In Scozia, la festa dura ben due giorni. Il secondo giorno, chiamato Taily Day, è dedicato a scherzi che coinvolgono la schiena, come l’ormai classico bigliettino “calciami”. In Portogallo non si festeggia il 1° aprile, ma la domenica e il lunedì prima della Quaresima, lanciando manciate di farina agli amici.
Gli scherzi più assurdi al mondo
Nella storia dell’uomo esistono casi celebri di pesci d’aprile che variano da burle comuni a veri e propri casi mediatici. Alcuni esempi: nel 1957 la Bbc trasmise un celebre servizio in cui si mostrava un raccolto di spaghetti in Svizzera, generando scalpore e curiosità. Wikipedia, invece, il primo aprile 2007, confuse volutamente George Washington, primo presidente degli Stati Uniti, con l’inventore del caffè istantaneo.
Ma uno degli scherzi più celebri della storia, nonché primo caso di “fake news”, avvenne il primo aprile 1938 un giovane Orson Welles, allora conduttore radiofonico, mandò in onda durante il suo programma “La guerra dei mondi”, tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza di Herbert George Wells, la cronaca di uno sbarco di marziani sul pianeta Terra. Lo stile fu talmente realistico che gli ascoltatori, nonostante gli avvisi prima e dopo il programma, non si resero conto della finzione e negli Usa in molti andarono nel panico. Al termine della trasmissione venne fatto capire che il programma era ambientato nel 1939 (quindi nel futuro), e infine Welles annunciò che il programma non era altro che uno scherzo di Halloween.
In un mondo che si prende troppo sul serio e che ci da sempre meno spunti per ridere, il 1° aprile resta un invito alla leggerezza. È un promemoria di quanto sia importante, ogni tanto, saper ridere di noi stessi e riscoprire quel fanciullino che, con un pesce di carta tra le mani, è ancora capace di stupirsi e far sorridere.
Come conoscere altri modi di dire italiani (senza scherzi)
Altre espressioni idiomatiche come “pesce d’aprile” sono presenti all’interno del libro “Perché diciamo così” (Newton Compton), opera scritta dal fondatore di Libreriamo Saro Trovato contenente ben 300 modi di dire catalogati per argomento, origine, storia, tema con un indice alfabetico per aiutare il lettore nella variegata e numerosa spiegazione delle frasi fatte. Un lavoro di ricerca per offrire al lettore un “dizionario” per un uso più consapevole e corretto del linguaggio.
