Perché si dice...

Papillon, perché l’orso fuggito di nuovo in Trentino si chiama così

Evaso nuovamente dal centro faunistico di Trento, l'orso M49 è diventato un vero e proprio simbolo di libertà, tanto da essere soprannominato "Papillon". Ecco, perché
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“Papillon” è evaso di nuovo. L’orso trentino, identificato con il codice M49, è riuscito ad aggirare per la seconda volta la sorveglianza della struttura del Centro faunistico del Casteller, a Trento. Qui era stato rinchiuso il 29 aprile e ora si è ripreso quella libertà negata da un’ordinanza della Provincia autonoma di Trento che aveva voluto limitare le sue scorribande tra baite e allevamenti, catalogandolo tra gli “orsi problematici”. La prima fuga era stata il 15 luglio 2019 quando Papillon aveva scavalcato una barriera di 4 metri e tre recinti elettrificati tra i 7mila e 9mila volt. Oggi, Papillon si è ripreso per la seconda volta la sua libertà.

“Come volevasi dimostrare Papillon, soprannome di Henri Charrière, il fuggiasco francese, è il soprannome migliore che potevamo scegliere per l’orso M49. Questa mattina è fuggito per la seconda volta dal recinto in cui era stato rinchiuso”, scrive il ministro dell’ambiente Sergio Costa.

Perché l’orso si chiama Papillon

Il nome gli fu attribuito dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa parafrasando l’iconico film con Steve McQueen, dal titolo “Papillon”. “Papillon” è un film storico drammatico del 1973, basato sull’autobiografia del 1969 del condannato francese Henri Charrière. Henri Charrière è stato, infatti, uno scrittore francese, condannato per omicidio dai tribunali francesi. In carcere ha scritto il famoso romanzo “Papillon“, un memoriale della sua incarcerazione e fuga da una colonia penale nella Guyana francese. 

 

La vera storia di Henri Charrière

Secondo il libro, Charrière fece la sua prima fuga il 28 novembre 1933 e venne raggiunto dai compagni prigionieri André Maturette e Joanes Clousiot, che lo avrebbero accompagnato per gran parte del suo tempo in fuga. 37 giorni dopo, il trio venne individuato nei pressi del villaggio di Riohacha, nella regione settentrionale dei Caraibi della Colombia, e i componenti vennero imprigionati. Charrière successivamente fuggì durante una notte piovosa, recandosi nella penisola di La Guajira, dove fu adottato da una tribù di Indios. Trascorse diversi mesi a vivere con i nativi, ma sentì che doveva andare avanti. Dopo essere tornato alla civiltà, fu rapidamente ricatturato e rimandato in Guiana francese, dove trascorse 11 anni in prigione. Durante questo periodo tentò di fuggire molte altre volte, provocando reazioni sempre più brutali da parte dei suoi rapitori. Alla fine ottenne la sua liberazione definitiva nel 1941, usando una borsa di noci di cocco come imbarcazione di fortuna e cavalcando la marea per allontanarsi dall’isola. Navigò così per miglia e alla fine giunse in Guyana, dove fu imprigionato per un anno a Wakenaam e poi rilasciato come cittadino della Guyana.

 

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