La ricerca dall'America

Perché il “punto” alla fine della frase rischia di scomparire?

"Nei messaggi meglio evitare il punto alla fine della frase". La provocazione arriva della Binghamton University di New York. Ecco le motivazioni
Perché il “punto” alla fine della frase rischia di scomparire?

MILANO – Un sito d’informazione on line spesso criticato per i suoi contenuti frivoli e l’uso disinvolto del click-baiting ma parecchio seguito, motivo per il quale molti ne dicono male nell’attesa di ottenere un’intervista, una recensione o una fotogallery, cosa che sto facendo anche io; ha pubblicato l’articolo intitolato “Nei messaggi meglio evitare il punto alla fine della frase” corredato dai risultati di una ricerca della Binghamton University di New York secondo cui, nei sistemi di messaggistica contemporanea, mettere il punto al termine di una frase, per quanto grammaticalmente corretto, conferisce un senso di freddezza e ostilità nei confronti del destinatario. Segue la descrizione dell’esperimento alla base di questo sconfortante risultato.

LA RICERCA – La ricerca non si occupa di punti interrogativi, punti e virgola, punti esclamativi o gli abusati punti sospensivi. Solo del punto. Che sia un complotto per tagliare la spesa sul punto per poter aumentare il flusso di punti sospensivi in cui siamo sommersi? Non mettere il punto alla fine della frase è grammaticalmente scorretto. Perché dobbiamo cercare di non essere scorretti con la grammatica? Cercherò di spiegarlo in modo semplice, visto che l’Ocse Piaac ha rivelato che in Italia un adulto su quattro riesce a leggere solo frasi brevi: la grammatica è l’impalcatura della lingua, quella che ci fa mettere i pilastri sui quali si elevano i piani del pensiero. Siamo in Italia, non ci mancano gli esempi di cose costruite senza pilastri e delle relative conseguenze.

ALCUNI ESEMPI – Quando il cameriere ci porge la pizza sul tavolo e va via senza augurarci buon appetito o ponendo un semplice “Prego” come punto finale della fase preparatoria al piacere della tavola, non commentiamo con i nostri commensali: “Che personale acido c’è in questo locale!”? Perché non dovremmo pensare la stessa cosa di chi non si prende quel millesimo di secondo per terminare una frase nel modo corretto? Dimostrare affetto per qualcuno significa prendersene cura e avere cura di ciò che gli si dice e di come lo si fa. Le forme linguistiche più comuni e che non hanno bisogno del punto sono gli slogan pubblicitari o politici, i titoli di canzoni, film, libri o articoli giornalistici.

PUNTO A RISCHIO ESTINZIONE – Ecco perché il rischio di estinzione del punto: ora anche per comunicazioni affettive, quotidiane o di routine ci si parla per slogan che non soddisfano il ricevente ma lo seducono, fanno intendere che c’è dell’altro, sempre. Continua illusione di una meraviglia a portata di mano ma inafferrabile e quindi anche Precarietà, il sottotitolo di tutta una vita senza mai un punto fermo. Ma ricordiamoci una cosa: se oggi siamo qui, se siamo in questo mondo, se esistiamo, lo dobbiamo a due persone che, in un determinatissimo momento, hanno scelto di arrivare fino a quel punto.

 

Adelmo Monachese

(www.coolclub.it)

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