Lingua italiana: visto o veduto, quale participio utilizzare?

22 Gennaio 2026

Scopriamo assieme quale delle due forme oggi è più accettata e se per le norme della lingua italiana ancora oggi sono entrambe valide.

Lingua italiana: visto o veduto, quale participio utilizzare?

Il verbo “vedere” presenta una caratteristica particolare nella lingua italiana: possiede due forme del participio passato entrambe corrette e accettate dalla norma grammaticale. Si può dire sia “ho visto” che “ho veduto”, “l’ho vista” oppure “l’ho veduta”, “avevamo visto” o “avevamo veduto”. Questa doppia possibilità, che potrebbe sembrare un’anomalia o una complicazione inutile, è in realtà il risultato di processi linguistici storici affascinanti e riflette tendenze evolutive della lingua italiana. Comprendere la differenza tra queste due forme significa addentrarsi nella storia della lingua, nell’evoluzione fonetica del latino volgare, e nelle dinamiche che regolano l’italiano contemporaneo.

L’origine latina: dal participio “visus”

Per comprendere l’esistenza di queste due forme, dobbiamo partire dal latino. Il verbo latino “videre” (vedere) aveva come participio passato “visus” (visto, veduto). Questa forma, attraverso regolare evoluzione fonetica, ha dato in italiano “visto”: la “i” lunga accentata del latino si è mantenuta, la “s” intervocalica è rimasta (a differenza di quanto accaduto in molti altri casi dove si sonorizzava), la desinenza “-us” è caduta lasciando la “-o” finale dell’italiano.

“Visto” è quindi la forma diretta, quella che deriva per evoluzione fonetica naturale dal participio latino. È la forma più antica attestata nei testi italiani antichi e quella che ha mostrato maggiore vitalità nel corso dei secoli.

La formazione analogica di “veduto” nella lingua italiana

Ma da dove viene “veduto”? Questa forma non deriva direttamente dal latino ma è una creazione analogica dell’italiano. Il meccanismo è il seguente: molti verbi della seconda coniugazione italiana (quelli in “-ere”) formano il participio passato in modo regolare aggiungendo il suffisso “-uto” al tema verbale. Ad esempio:

  • credere → creduto
  • ricevere → ricevuto
  • vendere → venduto
  • temere → temuto

Per analogia con questi verbi regolari, accanto alla forma irregolare “visto” (ereditata dal latino) si è formata anche “veduto”, costruita regolarmente sul tema “ved-” + il suffisso “-uto”. Questo processo si chiama “regolarizzazione analogica” ed è molto comune nelle lingue: le forme irregolari tendono col tempo a essere sostituite da forme regolari costruite sul modello della maggioranza dei verbi.

“Veduto” rappresenta quindi il tentativo della lingua di normalizzare un’irregolarità, di ricondurre “vedere” allo schema regolare della seconda coniugazione.

La convivenza storica delle due forme

Nella storia della lingua italiana, le due forme hanno convissuto per secoli, con fortune alterne. Nei testi letterari antichi e medievali troviamo prevalentemente “visto”, che era la forma ereditaria consolidata. Dante, Petrarca, Boccaccio usano normalmente “visto”.

Tuttavia, già nel Trecento iniziano a comparire attestazioni di “veduto”, che progressivamente si affianca a “visto” senza mai sostituirlo completamente. Nel Cinquecento, epoca di grande riflessione sulla lingua, entrambe le forme erano accettate e usate, anche se con preferenze diverse a seconda degli autori e dei contesti.

Pietro Bembo, il grande teorico della lingua italiana del Cinquecento, nelle sue “Prose della volgar lingua” (1525) discute la questione dei participi doppi e accetta entrambe le forme, anche se mostra una leggera preferenza per “visto” come forma più elegante.

Nel corso dei secoli successivi, la situazione non si è risolta a favore di una forma unica. Entrambe sono rimaste vitali, creando quella che i linguisti chiamano una “doppia forma concorrente”.

L’uso nell’italiano contemporaneo

Nell’italiano contemporaneo, sia scritto che parlato, “visto” è decisamente la forma dominante. Una ricerca nei corpora linguistici moderni mostra che “visto” è molto più frequente di “veduto”, con un rapporto di circa 20 a 1 o anche maggiore in alcuni tipi di testo.

“Veduto” non è affatto scomparso, ma è diventato una forma marcata stilisticamente. Viene percepito come:

Più formale e letterario: “veduto” suona più elevato, più ricercato, più attento alla lingua. Si trova più facilmente in testi letterari, saggi, scrittura formale.

Più arcaicizzante: l’uso di “veduto” può conferire al testo un’aria un po’ antiquata, retrò, evocativa di epoche passate.

Regionale: in alcune regioni italiane (specialmente in Toscana e nell’Italia centrale) “veduto” mantiene una vitalità maggiore che altrove.

“Visto”, al contrario, è:

Più colloquiale e immediato: è la forma spontanea, quella che viene naturale nel parlato.

Più frequente in tutti i registri: dal parlato informale alla scrittura giornalistica, fino a molti testi letterari contemporanei.

Universalmente compreso e accettato: nessun parlante italiano esiterebbe di fronte a “visto”, mentre “veduto” potrebbe suonare insolito a chi non ha familiarità con registri elevati.

Interessante notare che la doppia possibilità si mantiene in tutti i tempi composti e nelle costruzioni passive:

  • Passato prossimo: “ho visto” / “ho veduto”
  • Trapassato prossimo: “avevo visto” / “avevo veduto”
  • Futuro anteriore: “avrò visto” / “avrò veduto”
  • Passivo: “è visto” / “è veduto” (quest’ultimo rarissimo)

Alcune espressioni cristallizzate preferiscono una forma all’altra. Ad esempio:

Con “visto”:

  • “visto che” (congiunzione causale): sempre e solo “visto”, mai “veduto”
  • “ben visto/mal visto” (locuzione): sempre con “visto”
  • “dare il visto”: solo con “visto”
  • “visto si stampi”: formula arcaica ma sempre con “visto”

Con “veduto”:

  • “ben veduto” (persona apprezzata): si usa, anche se meno di “ben visto”
  • In alcune espressioni letterarie o proverbiali

I composti e derivati di “vedere” seguono in genere lo stesso schema del verbo base, ammettendo entrambe le forme ma con netta preferenza per quella in “-visto”:

  • prevedere → previsto / preveduto (quasi sempre “previsto”)
  • rivedere → rivisto / riveduto (quasi sempre “rivisto”)
  • intravedere → intravisto / intraveduto (quasi sempre “intravisto”)
  • provvedere → provvisto / provveduto (entrambe usate, ma con sfumature diverse)

Quest’ultimo caso è interessante: “provvisto” e “provveduto” coesistono ma con specializzazione semantica. “Provvisto” (essere provvisto di qualcosa) ha un significato, “provveduto” (aver provveduto a qualcosa) ne ha un altro leggermente diverso.

Il confronto con altre lingue romanze

Interessante osservare come le altre lingue romanze hanno risolto questa questione. Il francese ha mantenuto solo “vu” (da “visus”), eliminando qualsiasi alternativa. Lo spagnolo ha “visto” come forma standard. Il portoghese ha “visto”. Il rumeno “văzut”.

L’italiano è quindi particolare nel mantenere viva questa doppia possibilità, segno di una maggiore conservatività linguistica o forse di una maggiore tolleranza verso la variazione.

Quale forma scegliere?

Dal punto di vista normativo, la scelta è completamente libera: entrambe le forme sono corrette e nessun grammatico può censurarne l’uso. Tuttavia, dal punto di vista pragmatico e stilistico, ci sono alcune considerazioni:

Per l’uso comune, quotidiano, parlato: usare sempre “visto”. È la forma naturale, spontanea, immediatamente comprensibile.

Per la scrittura formale standard: “visto” resta la scelta più sicura e frequente.

Per effetti stilistici particolari: “veduto” può essere usato in testi letterari, poetici, o quando si vuole conferire un tono più elevato, più formale, più ricercato.

Per coerenza regionale: se si scrive in un contesto toscano o si vuole evocare quella varietà, “veduto” è più naturale.

Quale sarà il destino di questa doppia forma? Le tendenze evolutive delle lingue suggeriscono che a lungo termine potrebbe prevalere una forma unica. La storia linguistica mostra che raramente due forme completamente sinonimiche coesistono indefinitamente: di solito una finisce per prevalere, mentre l’altra si specializza, diventa arcaica, o scompare.

Nel caso di “visto/veduto”, sembra probabile che “visto” continuerà a consolidare la sua posizione dominante, mentre “veduto” potrebbe progressivamente ritirarsi in usi sempre più marcati e letterari, fino eventualmente a diventare forma arcaica e poetica.

Tuttavia, la vitalità residua di “veduto”, specialmente in certe regioni e registri, suggerisce che questa convivenza potrebbe durare ancora a lungo.

La doppia forma “visto/veduto” può essere vista come una complicazione inutile della lingua italiana, un’ambiguità da risolvere a favore di una forma unica. Ma può anche essere apprezzata come una ricchezza, una risorsa espressiva che permette sfumature stilistiche diverse.

Sapere che esistono entrambe le forme, conoscerne la storia e le connotazioni d’uso attuali, permette scelte linguistiche più consapevoli e raffinate. “Visto” per l’immediatezza e la modernità, “veduto” per l’elevazione e la ricercatezza letteraria: una piccola tavolozza stilistica che la lingua italiana ci offre e che vale la pena conoscere e, occasionalmente, utilizzare.

In definitiva, la convivenza di “visto” e “veduto” testimonia la natura viva e stratificata della lingua italiana, capace di conservare forme antiche accanto a quelle moderne, di mantenere variazioni che altre lingue hanno eliminato, di offrire ai parlanti e agli scrittori opzioni espressive differenziate.

© Riproduzione Riservata