Tra le peculiarità del sistema verbale della lingua italiana, i verbi sovrabbondanti rappresentano un fenomeno affascinante e non sempre facile da gestire per i parlanti. Si tratta di verbi che possono essere coniugati secondo due coniugazioni diverse (tradizionalmente la seconda in -ere e la terza in -ire) mantenendo lo stesso significato: “compiere” o “compire”, “adempiere” o “adempire”, “empiere” o “empire”, “riempiere” o “riempire”. Questa doppia possibilità, lungi dall’essere un’anomalia o un errore, testimonia la ricchezza e la complessità evolutiva della lingua italiana, mostrando come alcuni verbi abbiano mantenuto nel tempo forme alternative che gradualmente stanno trovando nuovi equilibri d’uso. Comprendere il funzionamento dei verbi sovrabbondanti significa addentrarsi in uno degli aspetti più dinamici della morfologia verbale italiana.
Cosa sono i verbi sovrabbondanti
I verbi sovrabbondanti, come li classifica il linguista Luca Serianni nella sua grammatica, sono verbi che possiedono forme flesse secondo due coniugazioni distinte per esprimere lo stesso significato. Nel caso specifico dei verbi che analizziamo, la sovrapposizione avviene tra la seconda coniugazione (in -ere) e la terza (in -ire).
È importante chiarire subito che non tutte le forme sono realmente doppie. Molte forme risultano identiche nelle due coniugazioni e quindi non creano variazione. Sono indistinguibili, perché uguali nella seconda e terza coniugazione:
- La maggior parte delle forme del presente indicativo (eccetto la seconda plurale: “compiete” vs. “compite”)
- Tutte le forme del presente congiuntivo
- L’imperativo singolare
- Il gerundio
La sovrabbondanza si manifesta quindi principalmente in alcune forme specifiche dove le due coniugazioni producono esiti diversi.
Le coppie principali nella lingua italiana
I verbi sovrabbondanti più comuni sono quattro coppie:
Compiere / Compire: completare, portare a termine Adempiere / Adempire: eseguire, soddisfare un obbligo Riempiere / Riempire: colmare, occupare uno spazio vuoto Empiere / Empire: riempire (forma oggi quasi scomparsa)
Tutte queste coppie condividono la stessa radice semantica ma offrono due possibilità di flessione. Storicamente, questa duplicità deriva da oscillazioni nella classificazione di questi verbi durante l’evoluzione dal latino volgare all’italiano.
L’evoluzione in corso: il caso di riempire
Non tutte le coppie hanno mantenuto uguale vitalità. Il caso più evidente di scomparsa è quello di “empiere/empire”, oggi praticamente fuori uso. L’analisi del corpus del quotidiano “la Repubblica” (1985-2000) mostra dati eloquenti: solo 2 forme di “empiere”, 11 di “empire” e 17 di “riempiere” (quasi tutte all’infinito), contro ben 8.560 forme di “riempire” distribuite su tutti i tempi e modi.
Questo significa che nell’italiano contemporaneo si è affermata definitivamente la forma “riempire” (terza coniugazione), mentre “riempiere” e “empiere” sopravvivono solo in usi molto letterari, arcaicizzanti o regionali. È un esempio di come la lingua, pur mantenendo teoricamente la possibilità di forme alternative, nella pratica ne favorisca una sola per ragioni di economia e chiarezza comunicativa.
La “divisione del lavoro”: adempiere/adempire
Molto interessante è il caso di “adempiere/adempire”, dove si sta realizzando quella che i linguisti chiamano “eteroclisi” o “divisione del lavoro” tra le due coniugazioni. Non tutte le forme sono utilizzate indifferentemente, ma si sta creando una specializzazione:
Per i modi finiti (indicativo, congiuntivo, condizionale): prevale nettamente “adempire” con un rapporto di 11,2:1 rispetto ad “adempiere”. Quindi diciamo naturalmente “adempio”, “adempiva”, “adempirei”.
Per l’infinito e il participio passato: prevale altrettanto nettamente “adempiere”, con rapporti schiaccianti (226,5:1 per l’infinito). Quindi diciamo “per adempiere al dovere” e “ha adempiuto l’obbligo”, raramente “per adempire” o “ha adempito”.
Questa distribuzione non è casuale ma riflette una tendenza dell’italiano a semplificare e razionalizzare il sistema verbale, assegnando forme diverse a funzioni diverse.
Il caso avanzato: compiere/compire
Il processo di eteroclisi è ancora più avanzato nel caso di “compiere/compire”. I dati del corpus sono impressionanti:
Modi finiti: rapporto di 60,6:1 in favore di “compire” (2.424 forme contro 40). Quindi: “compio”, “compiva”, “compirei” sono le forme standard.
Infinito: rapporto superiore a 1000:1 in favore di “compiere” (9.267 occorrenze contro 8). Quindi: “per compiere l’opera” è pressoché universale.
Participio passato: “compiuto/a/i/e” domina totalmente su “compito/a/i/e” (che peraltro è reso ambiguo dall’omonimia con il sostantivo “compito” e l’aggettivo “compito” = garbato).
È evidente che “compiere/compire” ha ormai un paradigma eteroclito consolidato: coniugato come verbo di terza nei modi finiti, come verbo di seconda per infinito e participio passato.
Perché i parlanti hanno dubbi
Nonostante questa distribuzione piuttosto chiara nell’uso effettivo, molti parlanti manifestano dubbi sulle forme corrette. Questo accade per diverse ragioni:
Mancanza di consapevolezza metalinguistica: i parlanti non si rendono conto della polarizzazione in atto e credono di poter usare entrambe le forme in tutti i contesti.
Insegnamento scolastico: spesso a scuola si presentano questi verbi come “ugualmente corretti in entrambe le forme” senza specificare le tendenze d’uso.
Analogia con altri verbi: si tende ad applicare schemi regolari senza considerare le specificità di questi verbi.
Rarità d’uso: alcuni di questi verbi (specialmente “adempiere/adempire”) non sono frequentissimi nel parlato quotidiano, quindi non si sviluppa un automatismo d’uso.
Differenze di significato?
Una domanda ricorrente è: c’è differenza di significato tra le forme concorrenti? Ad esempio, “compiere” e “compire” significano cose diverse?
La risposta è no. Non si tratta di verbi diversi ma di forme diverse dello stesso verbo. La sovrabbondanza è puramente morfologica, non semantica. “Ho compiuto trent’anni” e “ho compito trent’anni” (quest’ultimo ormai praticamente inesistente) significano esattamente la stessa cosa.
Questa assenza di differenziazione semantica è anche uno dei motivi per cui il sistema tende a semplificarsi: mantenere due forme che significano la stessa cosa è uno spreco di risorse linguistiche, quindi la lingua tende naturalmente a privilegiarne una.
Consigli pratici per i parlanti
Alla luce di quanto detto, quali forme usare? Ecco alcune indicazioni pratiche:
Per riempire: usare sempre “riempire” in tutte le forme. Le alternative sono ormai obsolete.
Per compiere/compire:
- Modi finiti: preferire le forme di “compire” (compio, compiva, compirei)
- Infinito: usare “compiere”
- Participio passato: usare “compiuto/a/i/e”
Per adempiere/adempire:
- Modi finiti: preferire le forme di “adempire” (adempio, adempiva, adempirei)
- Infinito: usare “adempiere”
- Participio passato: usare “adempiuto/a/i/e”
Seguendo queste indicazioni si sarà allineati con l’uso maggioritario dell’italiano contemporaneo colto.
L’eteroclisi come soluzione evolutiva
Il fenomeno dell’eteroclisi – cioè la flessione di tempi e modi diversi secondo coniugazioni diverse – rappresenta una soluzione elegante a un problema di sovrabbondanza. Invece di eliminare completamente una delle due forme, la lingua le distribuisce funzionalmente: una per i modi finiti, l’altra per infinito e participio passato.
Questo processo non è esclusivo dell’italiano. Anche altre lingue romanze presentano fenomeni simili, testimoniando tendenze evolutive comuni nella storia delle lingue derivate dal latino.
I verbi sovrabbondanti ci offrono una finestra privilegiata sui meccanismi evolutivi della lingua. Non sono anomalie da correggere ma testimonianze di una lingua viva che si trasforma, che cerca equilibri nuovi, che razionalizza gradualmente il proprio sistema.
Comprendere questi fenomeni non serve solo a “parlare corretto” ma ad apprezzare la complessità e la dinamicità della lingua italiana. Dietro il semplice dubbio “si dice compio o compievo?” si nasconde un intero capitolo della storia linguistica, un processo di semplificazione e riorganizzazione che attraversa secoli e che continua tuttora sotto i nostri occhi.
La prossima volta che vi trovate a esitare tra “per compiere” e “per compire”, ricordate che non state semplicemente scegliendo tra due forme equivalenti, ma partecipando a un processo evolutivo che sta plasmando l’italiano del futuro.
