Uno dei dubbi più frequenti della lingua italiana riguarda il plurale dei nomi composti, in particolare di parole di uso comune come “segnalibro”. Il plurale corretto è “segnalibro” o “segnalibri”? La risposta è chiara: la forma corretta è “segnalibri”. Tuttavia, per comprendere davvero perché, è utile soffermarsi sulla struttura della parola e sulle regole che governano il plurale dei composti in italiano.
lingua italiana e nomi composti
“Segnalibro” è un sostantivo maschile composto formato dal verbo “segnare” (nella forma “segna-”) e dal sostantivo “libro”. Si tratta dunque di un composto verbo + nome, che indica uno strumento o oggetto destinato a compiere l’azione espressa dal verbo sul sostantivo: un oggetto che serve a segnare il libro.
In italiano, i nomi composti possono seguire regole diverse per la formazione del plurale, a seconda della loro struttura interna. Esistono composti nome + nome (“cassapanca”), aggettivo + nome (“altopiano”), verbo + nome (“apribottiglie”), preposizione + nome (“sottoscala”), e così via. Non tutti si comportano allo stesso modo quando passano al plurale.
Nel caso specifico dei composti verbo + nome, la regola generale è che si pluralizza il sostantivo finale, mentre la parte verbale resta invariata. È ciò che accade, per esempio, in parole come “portafoglio” → “portafogli”, “cavatappi” (che è già forma invariabile perché “tappi” è plurale), “apriscatole” (invariabile perché “scatole” è già plurale nella forma base). Quando il sostantivo finale è al singolare, come in “segnalibro”, al plurale cambia regolarmente.
Dunque:
il segnalibro
i segnalibri
La forma “segnalibro” al plurale è scorretta nell’italiano standard.
Perché allora nasce il dubbio? La ragione è duplice. Da un lato, esistono in italiano numerosi nomi composti invariabili al plurale, che possono indurre in errore. Pensiamo a parole come “il pescecane / i pescecane”, “il girasole / i girasole”, oppure “il parapiglia / i parapiglia”. In questi casi, la forma resta invariata per motivi storici e morfologici legati alla struttura del composto.
Dall’altro lato, la tendenza contemporanea, soprattutto nel linguaggio commerciale o colloquiale, è talvolta quella di mantenere invariata la forma di certi composti, magari per analogia o per semplicità grafica. Si può trovare, per esempio, in qualche cartello o catalogo la forma “segnalibro” usata impropriamente come plurale (“vendita segnalibro artigianali”), ma si tratta di un errore rispetto alla norma grammaticale.
Dal punto di vista morfologico, “segnalibro” è perfettamente trasparente: il secondo elemento è “libro”, sostantivo maschile che al plurale diventa “libri”. Poiché nel composto il nome mantiene la sua funzione semantica centrale — è il libro a essere “segnato” — è naturale che sia questo elemento a cambiare nel passaggio al plurale.
È interessante osservare che la struttura verbo + nome è molto produttiva in italiano per indicare strumenti o oggetti. “Portacenere”, “cacciavite”, “aspirapolvere”, “grattacielo”: in tutti questi casi, il comportamento al plurale segue logiche analoghe. Se il sostantivo finale è riconoscibile e regolare, si pluralizza; se è già formalmente plurale o se il composto si è cristallizzato in una forma unica, può restare invariato.
Nel caso di “aspirapolvere”, per esempio, il plurale è “aspirapolvere”, perché “polvere” è un nome non numerabile in quel contesto. In “cacciavite”, invece, il plurale è “cacciaviti”. Analogamente, “segnalibro” diventa “segnalibri”.
Un ulteriore elemento che può creare incertezza è la percezione della parola come unità lessicale compatta. Quando un composto è molto diffuso, il parlante tende a percepirlo come un blocco unico, senza scomporlo nei suoi elementi originari. Questo può portare a una sorta di “neutralizzazione” delle regole interne. Tuttavia, la grammatica standard continua a riconoscere la struttura interna e a far valere le regole morfologiche.
Dal punto di vista semantico, “segnalibro” indica un oggetto di poco conto ma di grande utilità: un cartoncino, un nastro, un elemento decorativo che si inserisce tra le pagine per ritrovare il punto della lettura. È interessante che un oggetto così piccolo possa generare un dubbio linguistico tanto frequente. Forse proprio perché è legato al mondo dei libri e della lettura, il suo nome richiama l’attenzione di chi ama la lingua.
In ambito scolastico, il dubbio sul plurale di “segnalibro” è spesso utilizzato come esempio per spiegare il comportamento dei composti. È un caso chiaro, facilmente analizzabile, che permette di introdurre un discorso più ampio sulla morfologia italiana.
Possiamo dunque riassumere la questione in modo semplice:
“Segnalibro” è un composto verbo + nome.
Nei composti di questo tipo, si pluralizza il sostantivo finale.
Il plurale corretto è “segnalibri”.
Dire “i segnalibro” è un errore rispetto alla norma dell’italiano standard.
In conclusione, il dubbio tra “segnalibro” e “segnalibri” al plurale si risolve applicando le regole generali dei nomi composti. La forma corretta è “segnalibri”, perché il sostantivo “libro” segue la sua normale flessione plurale. Comprendere questa regola non serve soltanto a evitare un errore, ma anche a cogliere la struttura profonda della lingua italiana, dove anche le parole più semplici rivelano meccanismi complessi e affascinanti.
