Il dubbio tra “contraddivo” e “contraddicevo” è uno di quei casi tipici della lingua italiana in cui la forma che “suona” più breve, più spontanea o più rapida finisce per sembrare plausibile, pur essendo in realtà scorretta. È un dubbio frequente soprattutto nel parlato e nello scritto non sorvegliato, e nasce dall’incontro fra morfologia verbale, analogia e semplificazione fonetica. Chiarire quale sia la forma corretta — e soprattutto perché — permette di capire meglio il funzionamento dei verbi italiani e di evitare un errore molto comune.
Lingua italiana: il verbo di partenza: contraddire
Il punto di partenza è il verbo contraddire, che deriva dal latino contradicĕre, composto da contra (“contro”) e dicĕre (“dire”). Il significato originario è quindi letterale: “dire contro”, “opporsi con le parole”, “negare quanto affermato da altri”.
Contraddire appartiene alla famiglia dei verbi in -dire, come dire, ridire, predire, benedire, maledire. Questa famiglia presenta irregolarità specifiche, soprattutto nei tempi dell’indicativo e del congiuntivo, che spesso sono all’origine dei dubbi.
Il tempo verbale in questione: l’imperfetto indicativo
Il dubbio riguarda l’imperfetto indicativo, tempo che esprime un’azione abituale, continuativa o non conclusa nel passato:
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Io contraddicevo spesso i miei insegnanti
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Da ragazzo contraddicevo chiunque
L’imperfetto di contraddire si forma a partire dal tema del presente (contraddic-) + le desinenze tipiche dell’imperfetto (-evo, -evi, -eva…).
La forma corretta, dunque, è:
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io contraddicevo
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tu contraddicevi
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egli contraddiceva
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noi contraddicevamo
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voi contraddicevate
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essi contraddicevano
La forma “contraddicevo” è quindi l’unica corretta secondo la grammatica italiana standard.
Perché “contraddivo” sembra possibile?
La forma “contraddivo”, pur essendo scorretta, nasce da un meccanismo linguistico molto comune: l’analogia. Chi la usa tende inconsciamente ad avvicinare contraddire a verbi come:
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scrivere → scrivevo
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decidere → decidevo
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dividere → dividevo
Oppure pensa al raddoppiamento consonantico già presente in contraddire (dd) e lo estende anche all’imperfetto, eliminando la sillaba -ice- e producendo una forma apparentemente più semplice e fluida: contraddivo.
In realtà, questa semplificazione non rispetta la struttura morfologica del verbo. Contraddire non appartiene ai verbi regolari in -ere o -ire, ma segue il modello irregolare di dire. E proprio qui sta il nodo della questione.
Una regola pratica per non sbagliare
Per evitare il dubbio, si può applicare una regola semplice ed efficace:
Tutti i verbi composti di dire mantengono “-dicevo” all’imperfetto.
Se puoi dire dicevo, ridicevo, predicevo, allora devi dire anche contraddicevo.
Se una forma non funziona con dire, non funzionerà nemmeno con contraddire.
Il dubbio tra “contraddivo” e “contraddicevo” si risolve nettamente a favore della seconda forma. Contraddivo è una forma scorretta, nata per analogia e semplificazione, ma priva di base grammaticale. Contraddicevo, invece, rispetta la struttura del verbo, la sua origine latina e il comportamento dei verbi in -dire.
Questo caso dimostra come, in italiano, la correttezza non dipenda da ciò che “suona meglio”, ma dalla storia delle parole e dalle regole che ne governano la flessione. E mostra anche quanto sia importante, per scrivere e parlare con precisione, conoscere non solo le parole, ma i meccanismi profondi che le tengono insieme.
Un errore di tipo ipercorrettivo?
In alcuni casi, contraddivo può essere interpretato anche come una forma di ipercorrettismo (abbiamo già visto in un altro articolo che fenomeno sia quello dell’ipercorrettismo) o di ipersemplificazione. Il parlante, consapevole che il verbo contiene una doppia d, cerca di “rafforzare” la correttezza della forma insistendo su quel raddoppiamento, ma finisce per eliminare un elemento essenziale (-ice-) che serve a mantenere il legame con il verbo dire.
È lo stesso tipo di meccanismo che porta a forme come:
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a me mi (iperrafforzamento del complemento)
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scendiamo giù (ridondanza semantica)
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ma però (duplicazione congiuntiva)
Nel caso di contraddivo, però, l’errore è morfologico, non solo stilistico.