Lingua italiana: perché si dice “ora legale” e che origine ha?

27 Febbraio 2026

Scopriamo come nasce l'espressione della lingua italiana "ora legale" e cosa significa oltre a tutti i cambiamenti che comporta.

Lingua italiana perché si dice ora legale e che origine ha

L’espressione “ora legale” fa parte del lessico della lingua italiana, ma racchiude una storia complessa che intreccia astronomia, economia, politica e abitudini quotidiane. Ogni primavera, quando le giornate si allungano e la luce torna protagonista, milioni di persone spostano le lancette dell’orologio in avanti di un’ora. In Italia, nel 2025, il periodo dell’ora estiva inizierà alle 2:00 di domenica 30 marzo e terminerà alle 3:00 di domenica 26 ottobre, quando si tornerà all’ora solare, recuperando l’ora di sonno “perduta”. Ma che cosa significa davvero “ora legale” e perché è stata introdotta?

Lingua italiana e ore di luce

Dal punto di vista linguistico, “ora legale” indica l’orario ufficiale adottato per legge in un determinato periodo dell’anno, diverso dall’ora solare naturale. L’aggettivo “legale” non ha qui un valore morale, bensì normativo: si tratta dell’ora stabilita per disposizione legislativa dallo Stato. In contrapposizione troviamo l’“ora solare”, che corrisponde più direttamente al tempo astronomico determinato dal moto apparente del Sole.

L’idea alla base dell’ora legale è semplice: sfruttare al massimo la luce naturale nelle stagioni in cui le giornate si allungano. Spostando le lancette avanti di un’ora in primavera, si ottiene più luce nelle ore serali, quando le persone sono generalmente sveglie e attive. In autunno, riportando indietro l’orologio, si ritorna a un orario più allineato alla luce mattutina.

Ma perché la durata della luce cambia nel corso dell’anno? La spiegazione è astronomica. La Terra ruota attorno al proprio asse, che è inclinato di circa 23,4° rispetto al piano dell’orbita intorno al Sole. Questa inclinazione fa sì che, nel corso dell’anno, i due emisferi ricevano quantità diverse di luce solare. In estate l’emisfero settentrionale è inclinato verso il Sole: le giornate sono più lunghe e più calde. In inverno accade il contrario. All’equatore la durata del giorno resta quasi costante (circa 12 ore), ma alle latitudini più elevate la differenza tra estate e inverno è marcata.

L’ora legale ha senso soprattutto nei Paesi lontani dall’equatore, dove la variazione stagionale della luce è significativa. Nei Paesi tropicali, invece, il cambiamento sarebbe quasi inutile.

La paternità dell’idea viene spesso attribuita a Benjamin Franklin, che nel 1784 scrisse una lettera al Journal de Paris suggerendo, in tono ironico, che i parigini potessero risparmiare candele alzandosi prima, in coincidenza con il sorgere del Sole. Franklin non propose realmente di cambiare l’orario ufficiale, ma il suo scritto è considerato un precedente curioso.

Una proposta più concreta arrivò nel 1895 dall’entomologo neozelandese George Hudson, che desiderava più ore di luce dopo il lavoro per dedicarsi alla raccolta di insetti. Poco dopo, l’imprenditore britannico William Willett sostenne una proposta simile per evitare lo “spreco” di luce mattutina.

Tuttavia, l’adozione ufficiale dell’ora legale avvenne solo durante la Prima guerra mondiale. Nel 1916 la Germania introdusse per prima il cambio dell’ora, con l’obiettivo di risparmiare carbone e ridurre i consumi energetici. Altri Paesi, tra cui gli Stati Uniti nel 1918, seguirono l’esempio. In Italia l’ora legale fu introdotta per la prima volta nello stesso periodo, con sospensioni e riprese nel corso del Novecento, fino a diventare una pratica stabile.

Oggi l’ora legale è adottata nella maggior parte dell’Europa, del Nord America, in Nuova Zelanda e in alcune aree del Medio Oriente. Non è invece applicata in gran parte dell’Africa e dell’Asia. Negli Stati Uniti, per esempio, alcuni territori come le Hawaii e gran parte dell’Arizona non adottano il cambio dell’ora.

Nel 2019 l’Unione Europea aveva votato per abolire l’obbligo del cambio stagionale, lasciando agli Stati membri la scelta tra ora legale permanente o ora solare permanente. Tuttavia, tra Brexit, pandemia e difficoltà politiche, la proposta si è arenata e nel 2025 è stata definitivamente ritirata. L’ora legale resta dunque in vigore.

Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi?

Storicamente, l’obiettivo principale era il risparmio energetico. Sfruttando meglio la luce naturale, si pensava di ridurre l’uso dell’illuminazione artificiale. Uno studio del 2008 del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti stimò un risparmio dello 0,5% al giorno durante le settimane aggiuntive di ora legale. Tuttavia, altri studi hanno evidenziato risultati contrastanti: il minore uso di luci potrebbe essere compensato da un maggiore utilizzo di condizionatori o riscaldamento.

Gli effetti variano a seconda del clima e delle abitudini locali. In alcune regioni, come l’Indiana, è stato registrato un aumento dei consumi energetici; in altre, come Norvegia e Svezia, lievi riduzioni.

Sul piano della salute, il cambio dell’ora non è neutrale. Diversi studi hanno osservato un aumento temporaneo degli attacchi di cuore nei giorni successivi al passaggio all’ora legale, probabilmente legato alla perdita di sonno e allo sfasamento del ritmo circadiano. Sono stati segnalati anche lievi aumenti di incidenti stradali e disturbi del sonno. Al contrario, il ritorno all’ora solare, con l’ora “guadagnata”, sembra avere effetti meno problematici.

Non mancano però argomentazioni a favore dell’ora legale. Avere più luce la sera incoraggia attività all’aperto: sport, passeggiate, vita sociale. Diversi settori economici, come il turismo, il tempo libero e il commercio, ne traggono beneficio. Anche l’industria dei carburanti sostiene che più luce serale incoraggi gli spostamenti.

Eppure, l’opinione pubblica è spesso divisa. Sondaggi europei hanno mostrato una forte percentuale di cittadini favorevoli all’abolizione del cambio stagionale. In Italia, una parte significativa della popolazione si dichiara contraria all’alternanza tra ora legale e ora solare.

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