Nella lingua italiana esistono molti dubbi ortografici che mettono in difficoltà parlanti e scriventi, anche quando si tratta di parole apparentemente comuni e di uso quotidiano. Uno di questi riguarda il verbo “accelerare”, che non di rado si trova scritto nella forma errata “accellerare”, con due l. A prima vista, la doppia consonante potrebbe sembrare naturale, forse persino necessaria per rendere il suono del termine più “forte” e vicino a certe abitudini linguistiche.
Tuttavia, la norma della lingua è chiara: la sola forma corretta è accelerare, con una sola l. Per comprendere meglio perché, e per capire come mai la variante sbagliata sia così diffusa, è utile esplorare l’origine della parola, i meccanismi che hanno favorito la nascita dell’errore e il ruolo della tradizione grammaticale.
L’etimologia di “accelerare” e forme errate nella lingua italiana
Il verbo accelerare deriva dall’aggettivo celere, che a sua volta proviene dal latino celer, celeris (“veloce”). Il prefisso ad-, che in latino indicava direzione, avvicinamento o intensificazione, unito a celerare, ha dato origine al verbo accelerare, con il significato di “rendere più veloce, aumentare la velocità”.
L’etimologia, quindi, non lascia spazio a equivoci: la radice della parola è celer-, che non ha alcun motivo di trasformarsi in celler- durante il passaggio al lessico italiano. Il mantenimento della l semplice è dunque del tutto giustificato e coerente con la storia della lingua.
Da dove nasce l’errore “accellerare”?
Nonostante la chiarezza etimologica, la forma “accellerare” è sorprendentemente frequente. La ragione principale risiede in un fenomeno di analogia linguistica: molti verbi italiani che contengono le sequenze -ell- o -ill- mostrano un raddoppiamento consonantico stabile, come in annullare, collocare, brillare, spallare. Questa “abitudine” del nostro orecchio e della nostra grafia porta facilmente a ipotizzare che anche accelerare debba seguire lo stesso modello.
Inoltre, la pronuncia contribuisce a generare confusione. Quando la parola è pronunciata velocemente, l’unione tra le due c iniziali e la l successiva può dare l’impressione di una ll prolungata, come se ci fosse effettivamente una doppia. Da qui, la naturale tendenza a trasferire questa sensazione anche nello scritto, producendo l’errata grafia.
Errori ortografici frequenti in italiano
Il caso di “accelerare” rientra in un insieme più ampio di dubbi ortografici in cui il raddoppiamento consonantico gioca un ruolo cruciale. Molti italiani, ad esempio, esitano tra apparire e apparrire (la seconda è sbagliata), tra tranquillizzare e tranquillizare (corretta la prima), tra accendere e accendere (solo una forma esiste, con cc). La lingua italiana, per la sua struttura fonetica, è infatti ricca di consonanti geminate, ma la distribuzione non segue sempre regole facili da intuire per chi scrive.
“Accellerare”, in questo senso, è un errore “comprensibile” perché si basa su una regola analogica che funziona in molti altri casi, ma non in questo.
La posizione della grammatica normativa
Le grammatiche e i vocabolari sono unanimi: “accelerare” è la sola forma corretta. La variante con la doppia l non è mai stata ammessa come variante ortografica tollerata, a differenza di altre oscillazioni che la lingua italiana ha accolto nel tempo. È, a tutti gli effetti, un errore da evitare.
Lo stesso discorso vale per i derivati: si dice accelerazione e non accellerazione, acceleratore e non accelleratore. Anche qui, l’etimologia e l’uso consolidato confermano la grafia con una sola l.
Riflessione sull’uso e sulla lingua viva
Nonostante la condanna normativa, la presenza massiccia di “accellerare” nello scritto – soprattutto nel linguaggio non sorvegliato, nei social network, nei blog e persino in testi semi-formali – testimonia quanto sia forte la spinta dell’analogia. Questo ci ricorda che la lingua non è soltanto un sistema rigido di regole, ma anche un organismo vivo che segue le abitudini dei parlanti.
Tuttavia, nel caso di accelerare, il sistema normativo ha scelto di difendere con decisione la grafia etimologica, evitando aperture a una variante “popolare”. In altri termini, chi scrive accellerare non si colloca in un’area di accettabilità linguistica, ma compie un vero e proprio errore di ortografia.
Un errore che resiste al tempo
Ciò che sorprende è che, nonostante la diffusione di manuali di ortografia, di correttori automatici e di strumenti digitali, la variante “accellerare” continui a comparire con grande frequenza. Segno che la memoria storica e la logica etimologica non sempre hanno la meglio sulle abitudini percettive e fonetiche. La lingua scritta, in fondo, non è che il riflesso di quella parlata, e quest’ultima spesso tende a “semplificare” o a deformare.
Il dubbio tra accelerare e accellerare è un esempio illuminante di come le dinamiche della lingua possano ingannare anche i parlanti più attenti. La forza dell’analogia e della percezione fonetica ha creato e continua ad alimentare un errore che, tuttavia, la norma respinge con fermezza. La forma corretta resta e resterà sempre accelerare, radicata nell’etimologia latina e confermata da secoli di uso letterario e codificato.
Eppure, il successo della variante sbagliata ci ricorda quanto la lingua sia fragile davanti alle abitudini e alle suggestioni sonore. Scrivere correttamente significa anche avere consapevolezza di queste insidie: solo così si può evitare di inciampare in trabocchetti che, come nel caso di “accelerare”, sembrano banali ma continuano a mietere vittime tra chi scrive.