Lingua italiana: fa, fa’ o fà, qual è la forma corretta?

Scopriamo assieme qual è la forma corretta, se senza segni diacritici oppure con l’apostrofo o con l’accento, secondo le norme della lingua italiana.

Lingua italiana fa, fa' o fà, qual è la forma corretta

Tra i dubbi ortografici più frequenti della lingua italiana c’è quello che riguarda le forme “fa”, “fa’” e “fà”. A prima vista possono sembrare varianti equivalenti, ma in realtà solo due sono corrette — e ciascuna in un contesto ben preciso — mentre una è, nella norma attuale, sempre sbagliata (salvo casi particolari legati a verbi composti). Comprendere la differenza non è soltanto una questione di ortografia, ma anche di morfologia verbale e di storia della lingua.

Lingua italiana: “fa” senza accento e senza apostrofo

La terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo fare si scrive fa, senza accento e senza apostrofo.

Esempio:

Carla fa la musicista.

In questo caso “fa” è semplicemente la forma verbale corrispondente a “egli/ella fa”. Non richiede alcun segno grafico particolare. Il dubbio nasce spesso per analogia con altri monosillabi che portano l’accento grafico, come “dà” (dal verbo dare) o “là” (avverbio di luogo). Tuttavia “fa” non rientra tra i monosillabi accentati.

La ragione è storica e normativa: l’accento grafico in italiano si usa nei monosillabi soltanto quando serve a distinguere parole omografe (cioè scritte allo stesso modo ma con significato diverso). È il caso di “da” preposizione e “dà” verbo, oppure “la” articolo e “là” avverbio. Nel caso di “fa”, invece, non esiste una forma omografa con cui possa essere confusa. Non esiste, per esempio, una preposizione “fa” o un’altra parola identica nella grafia. Per questo motivo l’accento non è necessario.

La grafia fa è inoltre corretta in altri due contesti importanti.

1. La nota musicale

“Fa” indica anche la quarta nota della scala musicale:

Carla suona il preludio e la fuga in fa diesis di Bach.

Anche in questo caso la forma è senza accento. Le note musicali (do, re, mi, fa, sol, la, si) non richiedono segni grafici aggiuntivi.

2. Nelle locuzioni di tempo

“Fa” si usa senza accento nelle locuzioni avverbiali di tempo che indicano il passato:

Carla suonava il pianoforte tanto tempo fa.
Due anni fa si è trasferita a Roma.

Qui “fa” è una forma fossilizzata del verbo fare con valore temporale, equivalente a “sono passati”. Anche in questo uso la grafia resta invariata: niente accento, niente apostrofo.

Quando si scrive “fa’” con l’apostrofo?

La grafia fa’, con l’apostrofo, è corretta esclusivamente quando si tratta della seconda persona singolare dell’imperativo del verbo fare.

Esempio:

Carla, fa’ che al tuo concerto il pubblico resti soddisfatto!

Qui “fa’” equivale a “fai”. L’apostrofo segnala un troncamento, cioè la caduta della vocale finale della forma originaria “fai”. Non si tratta di un’elisione (come in “l’amico”), ma di una forma abbreviata dell’imperativo.

È importante osservare che l’imperativo di “fare” alla seconda persona singolare è “fa’”, non “fai”. Dire “fai attenzione!” è corretto nel parlato e nello scritto, ma è formalmente indicativo o imperativo non troncato; tuttavia, quando si usa la forma breve, bisogna scrivere “fa’”, con apostrofo.

Questo apostrofo non è facoltativo: serve proprio a indicare la caduta della “i”. Scrivere semplicemente “fa” in un contesto imperativo può generare ambiguità, perché potrebbe essere interpretato come indicativo.

Esempio corretto:

Fa’ presto!
Fa’ silenzio!

In entrambi i casi l’apostrofo è necessario.

La forma “fà” con l’accento grave: un errore comune

La grafia “fà” con l’accento grave è invece considerata errata nella norma ortografica italiana.

Molti la usano per analogia con “dà”, ma questa analogia è impropria. Come abbiamo visto, l’accento grafico nei monosillabi si usa solo quando serve a distinguere parole diverse. Nel caso di “dà” (verbo) e “da” (preposizione), la distinzione è necessaria. Nel caso di “fa”, invece, non c’è omografia da risolvere.

Scrivere:

Carla fà la musicista.

è quindi sbagliato.

L’unica eccezione apparente

C’è tuttavia un caso particolare che può generare confusione: quando “-fà” compare come parte finale di un verbo composto come confà o rifà, nella terza persona singolare dell’indicativo presente.

Esempio:

Questa sonata si confà perfettamente al tuo stile.

In “confà” l’accento cade sulla sillaba finale del verbo composto “confarsi”. Qui l’accento non è applicato al monosillabo “fa” isolato, ma alla forma verbale intera, che è bisillabica (con-fà). In questo caso l’accento serve a indicare la corretta posizione dell’accento tonico.

Dunque:

“fa” (verbo fare, terza persona) → senza accento

“fa’” (imperativo tronco) → con apostrofo

“fà” isolato → errato

“confà”, “rifà” → corretto perché fa parte di una forma verbale accentata sull’ultima sillaba

Perché questo errore è così diffuso?

L’errore “fà” è molto comune, soprattutto nella scrittura informale o nei social. Le cause principali sono due:

Analogia con “dà”: poiché “dare” si scrive “dà” alla terza persona, molti pensano che anche “fare” debba seguire la stessa regola.

Insicurezza sui monosillabi accentati: l’elenco dei monosillabi che richiedono l’accento (dà, là, sì, né, tè, sé, ecc.) non è sempre chiaro a tutti.

In realtà la regola è semplice: l’accento grafico nei monosillabi si usa solo per distinguere parole diverse, non per tutte le terze persone verbali.

Una questione di precisione linguistica

Distinguere tra “fa”, “fa’” e “fà” non è solo un esercizio scolastico, ma un esempio concreto di come l’ortografia rifletta la struttura grammaticale della lingua. Un piccolo segno — l’apostrofo o l’accento — può cambiare il valore di una parola.

Ricapitolando:

fa → terza persona singolare dell’indicativo presente; nota musicale; locuzioni di tempo.

fa’ → seconda persona singolare dell’imperativo (forma tronca di “fai”).

fà → sempre errato come forma isolata; corretto solo come parte di verbi composti accentati sull’ultima sillaba (confà, rifà).

La lingua italiana, anche nei dettagli più minuti, mostra una coerenza interna che vale la pena rispettare. Scrivere correttamente “fa” significa padroneggiare non soltanto una regola ortografica, ma comprendere il funzionamento della morfologia verbale e la logica dell’accentazione italiana. E, in fondo, anche un piccolo accento fuori posto può “fare” — senza accento — la differenza tra una scrittura accurata e una imprecisa.