Lingua italiana: si scrive “dopotutto” o “dopo tutto”?

5 Febbraio 2026

Scopriamo assieme se secondo le norme della lingua italiana la forma avverbiale può essere corretta sia univerbata che separata.

Lingua italiana si scrive dopotutto o dopo tutto

Il dubbio tra “dopotutto” e “dopo tutto” è uno dei più frequenti nella lingua italiana, perché non riguarda una forma corretta contrapposta a una scorretta, ma due forme entrambe corrette, che però hanno significati e funzioni diverse. Proprio questa apparente somiglianza grafica e fonetica è all’origine dell’incertezza: si tende a usarle come fossero intercambiabili, quando in realtà non lo sono. Chiarire la differenza tra dopotutto e dopo tutto significa comprendere un meccanismo fondamentale dell’italiano: la distinzione tra avverbio e locuzione avverbiale o sintagma preposizionale.

Lingua italiana: “Dopotutto”, una parola sola dal valore avverbiale

Scritto in un’unica parola, dopotutto è un avverbio. Ha un valore prevalentemente conclusivo, riassuntivo o concessivo, e può essere parafrasato con espressioni come in fondo, alla fine, tutto sommato, considerando ogni cosa. Non indica una successione temporale reale, ma introduce una valutazione complessiva.

Esempi:

  • Dopotutto, non è andata così male.

  • Non avevo voglia di uscire, ma dopotutto sono contento di esserci andato.

  • Dopotutto hai fatto la scelta giusta.

In questi casi dopotutto non significa “dopo ogni cosa” in senso letterale, ma segnala un ripensamento, una conclusione maturata dopo aver considerato vari elementi. È una parola che lavora sul piano del ragionamento, non su quello del tempo.

Dal punto di vista sintattico, dopotutto è spesso:

  • all’inizio della frase;

  • in posizione parentetica;

  • usato per attenuare o riequilibrare un giudizio.

È tipico del registro medio e scritto, ma è comune anche nel parlato.

“Dopo tutto”: due parole, valore letterale

Scritto staccato, dopo tutto è formato dalla preposizione “dopo” seguita dal pronome indefinito “tutto”. In questo caso il significato è concreto e letterale: indica che qualcosa accade successivamente a ogni cosa, al termine di una serie di eventi, una volta concluso tutto ciò che era previsto.

Esempi:

  • Dopo tutto quello che è successo, non poteva fare altrimenti.

  • Ne parleremo dopo tutto il lavoro.

  • Dopo tutto ciò, decise di partire.

Qui tutto mantiene il suo valore semantico pieno: si riferisce a fatti, azioni, esperienze reali. Non potremmo sostituire dopo tutto con tutto sommato senza alterare il senso della frase.

Come distinguere i due casi

Un metodo pratico per evitare errori consiste nel provare una parafrasi.

  • Se puoi sostituire l’espressione con in fondo, alla fine, tutto sommato, allora va scritto dopotutto (una parola).

  • Se puoi sostituirla con dopo ogni cosa, dopo tutto ciò, al termine di tutto, allora va scritto dopo tutto (due parole).

Confrontiamo:

  • Dopotutto, avevi ragione.In fondo avevi ragione

  • Dopo tutto quello che hai fatto, meriti una pausa.Dopo ogni cosa che hai fatto

La sostituzione funziona come una cartina di tornasole.

Un errore molto comune

L’errore più diffuso consiste nello scrivere “dopotutto” anche quando il significato è chiaramente letterale, oppure, al contrario, nello scrivere “dopo tutto” quando si intende un valore conclusivo. Questo avviene perché nella pronuncia le due forme sono identiche e perché la lingua parlata tende a livellare le differenze.

Tuttavia, nello scritto — soprattutto in ambito scolastico, professionale o editoriale — la distinzione è importante, perché incide sulla precisione del significato. Scrivere dopotutto quello che è successo è scorretto, perché l’avverbio non può reggere un complemento. Allo stesso modo, scrivere dopo tutto non è così grave è formalmente possibile, ma semanticamente impreciso: qui è il valore conclusivo a essere richiesto.

Evoluzione e fissazione dell’avverbio

Dal punto di vista storico-linguistico, dopotutto nasce proprio dalla fusione di dopo tutto, attraverso un processo comune in italiano: parole che inizialmente sono sintagmi liberi finiscono per cristallizzarsi in avverbi autonomi quando perdono il loro significato letterale e ne assumono uno astratto. È lo stesso processo che ha dato origine a parole come soprattutto, infatti, talvolta.

In dopotutto, tutto non indica più “la totalità delle cose”, ma una totalità argomentativa: tutti i pensieri, le valutazioni, le considerazioni fatte.

Il dubbio tra “dopotutto” e “dopo tutto” non si risolve scegliendo una forma “più giusta” dell’altra, ma imparando a riconoscere il contesto.

  • Dopotutto (una parola) è un avverbio conclusivo: introduce una valutazione finale.

  • Dopo tutto (due parole) è una sequenza preposizionale con valore letterale e temporale.

Entrambe le forme sono corrette, ma non sono intercambiabili. Saperle distinguere significa usare la lingua con maggiore consapevolezza e precisione, evitando ambiguità e imprecisioni che, nello scritto, fanno la differenza tra un’espressione approssimativa e una realmente efficace.

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