Latino: “Sicut deus”, origine e significato dell’espressione

29 Novembre 2025

Scopriamo assieme il significato dell'espressione in latino che è entrata nella lingua italiana ma che in origine è in lingua ebraica.

Latino: "Sicut deus", origine e significato dell'espressione

Nella vastissima eredità che la lingua italiana riceve dal latino, alcune espressioni sopravvivono non solo come formule linguistiche, ma come veri e propri simboli culturali. Una di queste è sicut Deus, parte della più ampia frase Eritis sicut Deus, tratta dal libro della Genesi (3,5) e tradotta letteralmente come “sarete come Dio”. Si tratta delle parole pronunciate dal serpente per convincere Eva a mangiare il frutto proibito dell’Albero della conoscenza del Bene e del Male—un passaggio biblico che ha inciso profondamente non soltanto sulla tradizione religiosa, ma sull’antropologia culturale dell’Occidente.

L’espressione Eritis sicut Deus non è una formula qualsiasi: è un nucleo condensato di significati morali, teologici, simbolici, e nel corso dei secoli è diventata emblema della tentazione originaria, dell’orgoglio umano e del desiderio di trascendere i limiti della propria condizione naturale. Nella lingua italiana, abbreviata spesso in sicut Deus, essa sopravvive come citazione colta, evocazione di un immaginario preciso, quasi un richiamo a un archetipo che continua ad affascinare.

La scena biblica: una promessa di conoscenza

Per comprendere la forza di questa espressione bisogna tornare alla scena della Genesi. Dio proibisce ad Adamo ed Eva di mangiare il frutto dell’Albero della conoscenza del Bene e del Male. Il serpente—figura che la tradizione cristiana identificherà progressivamente con il Diavolo—si avvicina a Eva e le offre una promessa seducente: mangiando quel frutto, ella non morirà, come invece aveva detto Dio, ma “i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, conoscendo il bene e il male”.

La promessa è sottile e potente: non semplicemente una gratificazione immediata, ma la possibilità di elevarsi, di accedere a una conoscenza non concessa alla creatura. Eritis sicut Deus racchiude dunque l’idea di un desiderio umano radicale: la volontà di superare la propria condizione, di avvicinarsi all’assoluto, di appropriarsi di un sapere che trascende l’umano.

Un simbolo della superbia e della caduta

Nella tradizione cristiana, questo passaggio è stato letto come la radice di tutti i peccati: la superbia, cioè la volontà di essere uguali a Dio. Sant’Agostino, tra i primi, interpreta l’episodio come una contestazione dell’ordine divino, un tentativo di affermare un’autonomia assoluta. Da qui deriva la dottrina del peccato originale, secondo cui la disobbedienza di Adamo ed Eva rompe l’armonia tra l’uomo e Dio, introducendo nel mondo la sofferenza, la fatica e la morte.

L’espressione sicut Deus diventa così il simbolo di questa hybris, dell’errata aspirazione verso una libertà che si trasforma in perdita. È una formula che non si limita a descrivere un evento passato: è una struttura simbolica che ritorna continuamente nella storia culturale, nella filosofia, nell’arte, nella letteratura.

Dalla Bibbia alla cultura occidentale

Se nella Genesi Eritis sicut Deus è una promessa ingannevole, la cultura successiva ha trasformato l’espressione in un archetipo, riconoscendo nel desiderio di “essere come Dio” un tratto costitutivo dell’essere umano.

La filosofia ha spesso reinterpretato il concetto. Nel Rinascimento, con l’esaltazione della dignità e della potenza dell’uomo, l’idea si trasforma: non più peccato, ma aspirazione alla conoscenza, alla creatività, al dominio sulla natura. Pico della Mirandola, ad esempio, pur senza citare direttamente il passo biblico, rielabora il tema dell’uomo come essere capace di plasmare se stesso, quasi a evocare una “somiglianza” che non è trasgressione, ma potenzialità.

In epoca moderna, la locuzione torna nelle riflessioni sulla scienza e sulla tecnica. L’uomo che sfida i limiti naturali—dalla medicina alla robotica, dall’intelligenza artificiale all’ingegneria genetica—viene spesso interpretato, talvolta criticamente, come portatore di una nuova forma di sicut Deus, dove l’affermazione del potere e della conoscenza rischia di riproporre il mito biblico sotto nuove forme.

Dal latino all’italiano

Nella lingua italiana l’espressione sicut Deus non appartiene all’uso quotidiano, ma compare in contesti colti, filosofici, teologici o letterari. Quando qualcuno la impiega, di solito lo fa per evocare il tema dell’ambizione eccessiva, della volontà di superare i limiti, dell’arroganza intellettuale o morale. È anche usata ironicamente, per sottolineare l’atteggiamento presuntuoso di chi pretende di avere sempre ragione o di dominare ogni situazione.

Pur non essendo d’uso comune, mantiene una risonanza particolare nell’italiano: è una di quelle espressioni che, anche quando non si conosce in modo approfondito, fanno sentire immediatamente il peso della tradizione da cui provengono.

Un archetipo senza tempo

L’importanza di sicut Deus nel nostro immaginario non risiede solo nella sua origine biblica, ma nella forza archetipica dell’idea che esprime. L’essere umano continua a oscillare tra il bisogno di conoscere e la paura di spingersi troppo oltre, tra l’aspirazione alla perfezione e il rischio di perdere il senso del limite. Per questo l’espressione continua a essere attuale: parla alla nostra epoca come parlò alle epoche precedenti.

In definitiva, Eritis sicut Deus è molto più di una semplice citazione latina. È un simbolo potente, una chiave interpretativa della natura umana, un monito che attraversa millenni e continue trasformazioni culturali. Resta, nella lingua italiana, uno di quei frammenti di latino che non richiamano soltanto un passato remoto, ma ci ricordano chi siamo e quali desideri ci animano ancora oggi.

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