Neologismo

Cos’è l’ infodemia? Ecco il significato della parola associata al coronavirus

A citarla per prima l'Organizzazione Mondiale della Sanità all'interno del suo report sul coronavirus. Ecco il significato e l'origine del neologismo infodemia
Cos'è l' infodemia? Ecco il significato della parola associata al coronavirus

Nelle ultime ore si sente sempre più utilizzare la parola “infodemia”. A citarla per prima l’Organizzazione Mondiale della Sanità all’interno del suo report sul coronavirus. Nel rapporto l’Oms punta il dito contro una sovrabbondanza di informazioni legate a quello che sta accadendo nel mondo in questi giorni.

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Il report

Secondo l’Oms l’epidemia del coronavirus 2019-nCoV è stata “accompagnata da una massiccia ‘infodemia’, ovvero un’abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno.” Tra le fake news principali, quelle secondo cui esistano antibiotici e alimenti come l’aglio utili alla cura del virus o che l’infezione possa trasmettersi anche attraverso lettere e pacchi postali provenienti dalla Cina. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, impegnata nel rintracciare falsi miti e voci sul virus di Wuhan, diramerà “informazioni basate sull’evidenza” sui propri canali social (incluso Weibo, Twitter, Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest) e sul sito web dell’Oms.

 

Da epidemia a infodemia

La parola infodemia, non presente all’interno del vocabolario Treccani, è a tutti gli effetti un neologismo coniato dall’Oms per indicare l’abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno. Come per “epidemia”, parola originaria dal greco ἐπί + δήμος, lett. “sopra il popolo, sopra le persone”, questo neologismo sostituisce il prefisso “epi” con “info” per indicare la grande mole di informazioni, molte delle quali “bufale e fake-news”, che ci sono “sopra le persone”. In pratica, con questo neologismo si indica il “diluvio di notizie” tendenziose che toccano le nostre paure e parlano alla nostra parte emotiva, in questo momento più efficaci delle notizie suffragate da razionali circostanze oggettive. Questo diffondersi delle cosiddette “fake-news”, favorito anche dalla velocità tecnologica, può avere un forte impatto sui comportamenti umani, agendo sulla parte limbica, associata all’emotività, del nostro cervello.

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